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Neonata uccisa a Orte - La donna, sofferente di una gravíssima depressione post partum, è stata processata con l'abbreviato - Per la donna è stata confermata la misura di sicurezza del ricovero in una struttura per malati psichiatrici

Affogò la figlia durante il bagnetto, assolta per totale vizio di mente

di Silvana Cortignani
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Orte - Mariana Golovataia con Giulia

Mariana Golovataia con Giulia

Tragedia di Orte Scalo - Il pm Franco Pacifici con i carabinieri

Il pm Pacifici con i carabinieri sul luogo della tragedia

Orte scalo - Neonata uccisa - Il padre della piccola Giulia durante i funerali

Il padre della piccola Giulia durante i funerali

Orte – Ha ucciso la figlioletta Giulia annegandola durante il bagnetto, assolta per totale vizio di mente e sottoposta a misura di sicurezza presso una struttura specializzata nella cura dei malati psichiatrici. E’ stata processata oggi col rito abbreviato Mariana Golovataia, la mamma 35enne che il 20 luglio dell’anno scorso ha affogato la sua secondogenita di appena 4 mesi mentre si trovava in casa anche il figlio più grande, di appena 5 anni.

La donna, difesa dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Giovanni Zerbini, è comparsa davanti al gip Francesco Rigato per un’udienza il cui esito, fin dal primo momento appariva scontato. La 35enne, infatti, soffriva di una gravissima forma di depressione post partum, curata con farmaci che non sono bastati a evitare la tragedia.

Subito dopo il fermo, quando fu trovata in stato confusionale dal marito, Mariana venne trasferita nel reparto di medicina protetta di Belcolle, dove non fu in grado di sostenere l’interrogatorio di convalida del pm Franco Pacifici e del procuratore capo Paolo Auriemma a causa delle sue precarie condizioni psichiche. In settembre era stata già trasferita nel reparto specializzato della casa di cura Villa Rosa. Pochi mesi fa, dopo che l’incidente probatorio ha confermato la sua assoluta incapacità intendere e di volere, ne è stato disposto il trasferimento presso una cosiddetta Rems, sigla che sta per “residenza per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria”. 

La 35enne è tuttora ospite della struttura di Pontecorvo, in provincia di Frosinone, la prima Rems inaugurata nel Lazio, il primo aprile 2015, il giorno dopo la chiusura per legge dei vecchi “manicomi giudiziari”, gli opg, ospedali psichiatrici giudiziari. E presso la Rems di Pontecorvo, Mariana è destinata a rimanere per un tempo indeterminato, durante il quale sarà sottoposta a verifiche periodiche, per accertare l’efficacia del percorso terapeutico riabilitativo attivato su misura per il suo caso. 

 Niente carcere per la donna, colpita da un raptus di follia innescato da una gravissima forma di depressione post partum curata con gli psicofarmaci. L’incidente probatorio ha cristallizzato la totale incapacità di intendere e di volere della mamma, ricoverata per tre mesi nel reparto di medicina protetta di Belcolle e poi da ottobre fino a marzo in custodia protetta presso il reparto psichiatrico di Villa Rosa. 

La 35enne doveva rispondere di omicidio volontario per la morte della piccola Giulia e del tentato omicidio del primogenito di 5 anni. Il gip Stefano Pepe, stabilita la totale incapacità di intendere e di volere della donna, ha restituito gli atti al pm Franco Pacifici per i successivi adempimenti.

I difensori Mazzatosta e Zerbini, durante l’udienza di oggi, hanno chiesto la non imputabilità e di conseguenza la non punibilità a causa dell’infermità mentale, accertata sia dal neurologo Antonio Maria Lanzetti, sia dal consulente di parte, il professor Marco Zanasi dell’università di Tor Vergata. Quest’ultimo intervenuto a titolo gratuito, perché colpito dalla tragedia umana.

Nessuna condanna, dunque, così come era scontata l’applicazione di una misura di sicurezza, presso una struttura specializzata, con finalità terapeutiche, rieducative e risocializzanti. “Tutto sta proseguendo nel migliore dei modi. Il professor Zanasi è convinto che, se seguita in maniera adeguata, Mariana possa recuperare”, ha ribadito Mazzatosta, a margine dell’udienza. 

La struttura del frusinate è nata per ospitare 11 donne, trasferite dagli ospedali psichiatrico giudiziari di Castiglione dello Stiviere e dalla casa di cura e custodia di Solliciano. In precedenza era un Spdc, servizio psichiatrico di diagnosi e cura. Presto un’altra Rems, per altre 20 donne, sarà realizzata a Rieti. La Regione Lazio è stata tra le prime ad applicare la riforma nei tempi stabiliti dalla legge nazionale. Quattro le strutture provvisorie aperte due anni fa per 79 ospiti, 68 uomini e 11 donne, residenti nel Lazio, provenienti dagli Opg di Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere. Oltre a Pontecorvo, ci sono anche Ceccano, Subiaco e Palombara Sabina, riservate agli uomini. 

Silvana Cortignani


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6 luglio, 2017

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