Acquapendente – Non ha investito il rivale per ucciderlo, per questo Enrico Ranucci è stato assolto dall’accusa di tentato omicidio nove anni dopo i fatti. Il 30 settembre 2019 era stato condannato in primo grado a una pena di quattro anni e mezzo di reclusione. Giovedì la corte d’appello di Roma lo ha prosciolto in secondo grado per non avere commesso il fatto. Il processo col giudizio immediato aveva preso il via otto anni fa, il 10 febbraio 2014.
Ranucci è l’agricoltore oggi 74enne di Acquapendente che fu arrestato il 29 giugno 2013 perché, secondo l’accusa, verso le 8,30 di quel sabato mattina, aveva investito apposta, lungo una strada di campagna, l’allora settantenne Santino Giuliani, vicepresidente del Consorzio Val di Paglia, dandosi poi alla fuga.
Ranucci rimase diversi giorni a Mammagialla e nell’ottobre 2013, dopo la richiesta di giudizio immediato, fu sottoposto al divieto di avvicinarsi alla vittima, revocato a distanza di altri due anni.
L’avvocato Vincenzo Dionisi
La difesa dell’imputato: “Un incidente”
Il difensore Vincenzo Dionisi ha sempre sostenuto la tesi dell’incidente. Giuliani quel giorno era in località Ponte San Biagio, su una strada asfaltata, ma a una sola carreggiata, con due operai. “Stavo per salire sul mio fuoristrada parcheggiato sul lato della strada, quando ho sentito il rumore di una macchina in accelerazione e me la sono vista piombare addosso, finendo scaraventato nella cunetta”, ha raccontato durante il processo la vittima. Non è stato però in grado di dire se Ranucci l’abbia fatto apposta: “Mi auguro che non sia così. So solo che non ho avuto scampo. Sono rimasto per mesi in carrozzina per la frattura di una gamba e di una vertebra. Mi sono ripreso solo a gennaio successivo”.
L’impatto subito fuori il cancello di casa
Secondo uno dei due testimoni oculari l’auto non andava a forte velocità: “Penso che Ranucci fosse appena uscito dal cancello di casa, perché abita proprio lì. Sarà andato a 50-60 chilometri orari. Ma non capisco come, essendoci delle persone sulla strada, non abbia rallentato. Giuliani era proprio sulla strada, accanto alla macchina parcheggiata”.
Acquapendente – La caserma dei carabinieri
“Non scappava, andava in caserma”
Ranucci rimase diversi giorni a Mammagialla e nell’ottobre 2013, dopo la richiesta di giudizio immediato, fu sottoposto al divieto di avvicinarsi alla vittima, revocato a distanza di due anni. Nessuna fuga, secondo la difesa: “Non stava scappando, ma correndo in caserma dopo avermi telefonato per chiedermi di raggiungerlo”. Il 30 settembre di tre anni fa era stato già assolto dall’accusa di omissisone di soccorso.
Vecchi rancori tra Giuliani e Ranucci
Tra vittima e imputato c’erano vecchi rancori per questioni di proprietà. Rancori superati, secondo la difesa, grazie a una fresca sentenza favorevole all’imputato, come spiegato al giudice di primo grado Elisabetta Massini dalla moglie, con cui Ranucci è sposato da oltre quarant’anni. “Quando mio marito è uscito di casa stava andando dal suo avvocato per prendere la sentenza con cui il tribunale gli restituiva i beni contesi”, ha detto in aula la donna.
“Se avesse voluto uccidere, avrebbe preso i fucili”
“Se il mio assistito avesse voluto uccidere, si sarebbe portato uno dei due fucili che gli sono invece stati trovati in casa”, ha sempre sostenuto il difensore Vincenzo Dionisi. Sulla presunta scena del crimine fu rinvenuto uno specchietto della vettura investitrice, che però da solo non basterebbe a provare la velocità e la violenza dell’impatto: “Un ferro vecchio, come il resto della macchina”.
Dalla richiesta di 7 anni e mezzo di carcere all’assoluzione
L’accusa aveva chiesto 7 anni e mezzo di carcere in primo grado. Giuliani, a sorpresa, all’udienza del 5 dicembre 2016 ha revocato la costituzione di parte civile. Prima della sentenza era arrivata l’assicurazione, che nei mesi precedenti sembra abbia versato alla parte offesa un maxi risarcimento attorno ai 150mila euro, riservandosi di rivalersi sull’imputato in caso di condanna.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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