Viterbo - Intervista al presidente del Biodistretto Crucianelli: "Se lo vorranno realizzare troveranno una resistenza molto determinata, fin qui siamo stati tutti civili"
di Daniele Camilli
Viterbo – “Se dovessero realizzare il deposito di scorie nucleari e rifiuti radioattivi nella Tuscia faremo di tutto per impedirlo”. Il presidente del Biodistretto della via Amerina e delle forre, Famiano Crucianelli, parla chiaro. Ieri la notizia che Sogin, la società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, avrebbe confermato tutti e 22 i siti individuati nella Tuscia e ritenuti idonei ad ospitare il deposito nazionale. 22 su 58 a livello nazionale. Dei 67 previsti all’inizio di gennaio 2021, quando la carta dei siti potenzialmente idonei è stata pubblicata, soltanto 9 sono stati depennati. Nessuno in provincia di Viterbo dove, man mano che passa il tempo, l’ipotesi che possa ospitare scorie nucleari e rifiuti radioattivi provenienti da tutta Italia si sta facendo sempre più concreta. La decisione ultima dovrebbe essere presa alla fine del 2023, il prossimo anno.
“Non voglio arrivare a dire quello che disse Francesco Cossiga quando anni e anni fa paventarono qualcosa del genere per la Sardegna – ha poi aggiunto Crucianelli, ex deputato e tra i fondatori dei Democratici di sinistra che insieme all’allora Margherita diedero vita al Partito democratico -. E non lo voglio dire perché verrei subito iscritto nell’elenco dei terroristi. Però loro devono sapere che troveranno una resistenza umana e di chi vive in questi territori molto, molto determinata. Fin qui siamo stati tutti civili”.
Cosa disse Cossiga quando l’ipotesi di deposito si paventò per la Sardegna dove era nato? “Ci sono dei casi – disse – nei quali solo la violenza può sconfiggere l’ingiustizia”.

Il presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle forre Famiano Crucianelli
Presidente Crucianelli, la Sogin avrebbe confermato tutti i siti della Tuscia idonei ad ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari e rifiuti radioattivi. Ben 22 su 58 a livello nazionale, vale a dire il 38% circa di tutti i siti individuati. Risulta anche a lei?
“Sì, anche noi abbiamo notizia. Serve la formalizzazione, ma è una notizia che circola”.
Una decisione che rappresenta una sconfitta per il movimento che si è opposto alla realizzazione del deposito oppure c’è ancora qualche speranza per evitare che la Tuscia diventi un punto di riferimento nazionale per scorie nucleari e rifiuti radioattivi?
“Parlare di sconfitta è complicato. Non abbiamo avuto una controparte. Non c’è stato un tavolo né di discussione autentica, né di trattativa…”
C’è stato un seminario nazionale…
“Sì, c’è stato un seminario che è stato una farsa. In realtà nessuno ha interloquito minimamente con le ragioni e gli argomenti numerosissimi e diversissimi che abbiamo portato in discussione. E’ stata una pura presa in giro, un alibi che si sono voluti dare per dire che avevano fatto una consultazione democratica”.
E la decisione, allora, chi l’avrebbe presa?
“Tutto è stato fatto e deciso nelle segrete stanze con motivazioni e interessi probabilmente non trasparenti. Un gioco truccato”.

Deposito scorie radioattive – Le aree idonee nel Viterbese
Quali erano, tanto per ricordare, le ragioni dell’opposizione alla realizzazione del deposito nazionale nella Tuscia?
“Noi abbiamo presentato, con tutto il comitato scientifico del biodistretto dove ci sono molti accademici ed esperti internazionali, un’argomentatissima documentazione su tutte le questioni geologiche, idrogeologiche, le distanze… Tutto quello che si poteva analizzare. Anche con studi molto seri. Non solo, ma oltre gli argomenti specifici, che vanno dai terremoti alla situazione delle acque, quello che non si dice è che se ci fosse questo malaugurato deposito e ci fosse un incidente l’inquinamento radioattivo arriverebbe fino al Tevere, quindi al centro di Roma. C’è un totale disconoscimento delle ragioni tecniche e scientifiche che abbiamo portato. E c’è anche una ragione di fondo…”
Quale?
“La Tuscia da più di 10 anni ha fatto la scelta della sostenibilità come strategia generale e voler portare questa scorie all’interno di un territorio della sostenibilità sul terreno agricolo, dell’impatto delle aziende e delle emissioni di Co2 è una vera provocazione. Vuol dire azzerare completamente le prospettive e il lavoro fatto in questi anni. Questo è quello che fanno. Adesso vedremo quello che faremo noi se la scelta dovesse orientarsi nelle nostre aree”.
E se così fosse, cosa farete?
“Faremo di tutto per impedirlo. Non voglio arrivare a dire quello che disse Francesco Cossiga quando anni e anni fa paventarono qualcosa del genere per la Sardegna. E non lo voglio dire perché verrei subito iscritto nell’elenco dei terroristi. Però loro devono sapere che troveranno una resistenza umana e di chi vive in questi territori molto, molto determinata. Fin qui siamo stati tutti civili. Abbiamo argomentato, studiato e portato tutte le ragioni che rendono plausibile il rifiuto di queste scorie radioattive, ma nel momento in cui dovessero decidere di fare questa scelta è evidente che ci sarà una fortissima resistenza di tutto il territorio”.
Un territorio che si è opposto con forza e al 100% delle sue forze politiche, istituzionali e associative all’ipotesi di deposito. Veramente la Tuscia conta così poco?
“Questo lo vedremo. E’ evidente che nel tavolo occulto della trattativa, dove contano i poteri forti e alcuni poteri politici, questo territorio non ha avuto giustizia. Perché si tratta di avere giustizia, non di avere un privilegio, rispetto ai 1999 argomenti che abbiamo portato. Quindi se dovessero scegliere di fare il deposito nazionale nella Tuscia è evidente che dovrà scendere in campo il Terzo stato, vale a dire il popolo”.

Viterbo – Una manifestazione contro il deposito nazionale
58 siti a livello nazionale, di cui 22 nella Tuscia…
“Anche questa è una provocazione. Una vera provocazione. Che quasi tutta l’Italia, per quanto riguarda il deposito, debba ridursi al Viterbese è veramente una provocazione. Solo questo, da solo, sarebbe sufficiente ad evidenziare l’assurdità e il paradosso di questa proposta che è stata fatta. Se hanno in testa questo obiettivo, avrebbero almeno potuto mascherarlo con un po’ più di saggezza. Sono invece partiti subito dicendo che in Italia ci sono solo due posti. Alcuni sparsi per il paese e tutto il resto concentrato nella Tuscia. Per quale ragione? Tra l’altro è anche un territorio vulcanico. Anche dal punto di vista della salute, in provincia di Viterbo ci sono dei dati molto preoccupanti per quanto riguarda i tumori. In un luogo dove hai una situazione critica dal punto di vista della salute, vai anche a portare un deposito di scorie nucleari e rifiuti radioattivi? Per fortuna che una volta Viterbo era la città dei Papi…”
…e tra poco rischia di diventare la provincia del deposito…
“La vedo complicata. Possono anche maturare una decisione in questa direzione, ma che questa decisione si possa realizzare concretamente la vedo proprio complicata…”
Daniele Camilli
– Deposito nucleare, confermati tutti i siti della Tuscia
Documenti: Gli atti conclusivi del seminario nazionale – Le aree della Tuscia idonee alla costruzione del deposito nazionale di rifiuti radioattivi e nucleari – Quattordici comuni e oltre 7 mila ettari coinvolti, le aree della Tuscia idonee per il deposito nazionale
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