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Festival della parola, del pensiero e dei diritti - L'ex vice segretario dell'Onu presenterà il suo libro sul magistrato Giovanni Falcone, una storia d'amicizia e di lotta, un atto d'accusa contro uno dei politici più potenti d'Italia - Appuntamento martedì 25 ottobre alle ore 18 all'auditorium di Unindustria a Valle Faul - Ieri l'incontro con il maestro dei provocatori Giuseppe Cruciani che ha fatto il pieno di spettatori - FOTO E VIDEO
Viterbo – “Giulio Andreotti era il titolare di un potere illecito formidabile, più esteso di quello mafioso”. Da Pino Arlacchi, Giovanni ed io. In prima linea con Falcone, contro Andreotti, Cosa nostra e la mafia di Stato.
È il libro che verrà presentato il 25 ottobre ai Pirati della bellezza, il festival della parola, del pensiero e dei diritti. Ad intervistare Arlacchi il giornalista di Tusciaweb Daniele Camilli e il direttore Carlo Galeotti.
Arlacchi è stato vice segretario dell’Onu e tra i protagonisti della lotta alla mafia assieme ai magistrati siciliani. A partire da Falcone, con cui strinse una profonda amicizia. Un libro che al tempo stesso è il racconto di una battaglia e un atto d’accusa contro Andreotti.
Ieri l’incontro ai Pirati della bellezza con il maestro dei provocatori Giuseppe Cruciani che ha fatto il tutto esaurito di spettatori. Con una sala di Unindustria a Valle Faul piena di persone e all’insegna dello scontro sui diritti tra il conduttore della Zanzara e il direttore Galeotti. Una vera e propria battaglia.
Cruciani ieri ha fatto visita alla redazione di Tusciaweb e alla casa editrice Galeotti.
I pirati della bellezza – Giuseppe Cruciani
I pirati della bellezza – Patrizia Prosperi e Massimo Pistilli
I pirati della bellezza – Giuseppe Cruciani
I pirati della Bellezza – Samuele Sansonetti
I pirati della bellezza – Giuseppe Cruciani con Carlo Galeotti
Pino Arlacchi, sociologo e uomo politico, è considerato una delle massime autorità mondiali sulla sicurezza umana. Presidente dell’Associazione mondiale per lo studio della criminalità organizzata, ha redatto il progetto esecutivo della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Amico e collaboratore dei giudici Chinnici, Falcone e Borsellino, è stato presidente onorario della Fondazione Falcone e tra i maggiori architetti della strategia antimafia italiana negli anni Novanta del XX secolo. Deputato e senatore del Partito Democratico e vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, si è dimesso dal senato nel 1997 per ricoprire no al 2002 l’incarico di vicesegretario generale delle Nazioni Unite. Direttore esecutivo dell’Unodc (United Nations Of ce on Drugs and Crime), è stato anche direttore generale dell’ufficio delle Nazioni Unite di Vienna e parlamentare europeo aderente al gruppo socialista. È stato sotto scorta per tredici anni, a causa delle minacce e intimidazioni causate dal suo impegno contro la criminalità. Tra i suoi libri: Gli uomini del disonore (Mondadori 1992), La ma a imprenditrice (il Saggiatore 2007) e, pubblicati da Chiarelettere, I padroni della finanza mondiale (2018), Addio Cosa nostra (nuova edizione 2019) e Contro la paura (2020).
Giovanni ed io – In prima linea con Falcone, contro Andreotti, Cosa nostra e la mafia di Stato
Com’era collaborare con Giovanni Falcone? Quali erano le sue riflessioni più private? Come si svolgeva il suo lavoro investigativo? In un crescendo appassionato e pieno di dettagli inediti, Pino Arlacchi racconta per la prima volta la storia della sua amicizia con Falcone dal 1980 no a Capaci, gli incontri privati nella casa del giudice in via Notarbartolo a Palermo, l’eccezionale impresa conoscitiva e giudiziaria che porterà al maxiprocesso, i viaggi comuni negli Usa per de- cifrare con gli inquirenti americani le tra le del grande traffico di eroina tra la Sicilia e gli Stati Uniti, la scoperta del riciclaggio nei paradisi scali, i retroscena dell’incontro con Tommaso Buscetta e quelli dell’arrivo di Falcone a Roma, al ministero di Grazia e giustizia, e del mancato pentimento di Tano Badalamenti. Il tutto all’ombra della grande s – da con Giulio Andreotti e la mafia di stato. Sono tante le storie mai raccontate prima, che restituiscono con nettezza il profilo di un professionista e di un lavoratore instancabile, ben diverso da quello dell’eroe solitario e votato alla sconfitta depositatosi nella memoria collettiva dopo la sua tragica morte. Falcone non è morto solo e non è morto invano. Questo libro riempie un vuoto e rappresenta un contributo essenziale per conoscere le opere e i giorni di Giovanni Falcone.
Il festival I Pirati della Bellezza
Viterbo – Quest’anno il festival I Pirati della Bellezza è dedicato al grande rivoluzionario e poeta José Martí. Ed è dedicato ai diritti. Si terrà dal 17 al 29 ottobre nella sala conferenze di Unidustria a Valle Faul. Ospiti: Toni Capuozzo, Luca Telese, Aldo Cazzullo, Giuseppe Cruciani, Pino Arlacchi, Vladimir Luxuria, Pietro Grasso, Enrico Mentana. Torna anche Il libro sospeso, ma quest’anno regaleremo non più 40 libri, ma 50 libri dell’autore e ospite.
I pirati della bellezza: Toni Capuozzo, Luca Telese, Aldo Cazzullo, Giuseppe Cruciani, Pino Arlacchi, Vladimir Luxuria, Pietro Grasso, Enrico Mentana
Diversi gli eventi speciali: dal reading, un vero spettacolo, di Cazzullo all’incontro a un mese dalle elezioni con Mentana; da Capuozzo che parlerà di guerra in Ucraina, e quindi di diritti dei popoli, a Luxuria che, ricollegandosi al Lazio Pride viterbese, racconterà i diritti Lgbt. Una serie di 8 incontri che si spalmeranno su due settimane. Una occasione per fare il punto sullo stato di diritto e sui diritti. Nonostante la morte della politica, vogliamo continuare a parlare di diritti. Proprio in questo momento. Gli incontri verranno pubblicati dal sito di Radio radicale.
Il festival non ha alcun finanziamento pubblico, è una iniziativa libera che vive grazie ai privati che la sostengono.
Yo soy un hombre sincero De donde crece la palma Y antes de morirme quiero Echar mis versos del alma José Martí – Versos Sencillos – 1891
Morire in battaglia è il sogno magnifico di ogni grande poeta e rivoluzionario. E i diritti dei popoli e degli uomini, qui e ora, sono la poesia del rivoluzionario, del poeta José Martí, che in battaglia morì.
I diritti sono la bellezza del rivoluzionario perché tra poesia, bellezza e diritti non c’è differenza. Sono la stessa cosa.
La seconda edizione dei Pirati della Bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti sarà dedicata ai diritti perché Viterbo deve diventare la città dei diritti. E allora come non ricordare il poeta, giornalista, pittore, filosofo e rivoluzionario indipendentista cubano José Martí?
A José Martí e alla difesa dei diritti è dedicata questa edizione dei Pirati della bellezza. I diritti che Martí in Versos Sencillos poetizza in modo romantico e lirico, tanto che alcune strofe sono diventate una delle canzoni più famose al mondo: Guantanamera.
Come non ricordare i versi indimenticabili e suggestivi della mitica canzone: “Con los pobres de la tierra/Quiero yo mi suerte echar. Con i poveri della terra/voglio condividere la mia sorte”.
“Cultivo la rosa blanca/en junio como en enero/para el amigo sincero/que me da su mano franca /Y para el cruel que me arranca/el corazón con que vivo/ cardo ni ortiga cultivo/Cultivo la rosa blanca. Coltivo una rosa bianca/a giugno come a gennaio/per l’amico sincero/che mi dà la sua mano franca/E per chi mi strappa/il cuore che mi fa vivere/non coltivo né cardo né ortica/Coltivo una rosa bianca”.
Ecco noi coltiviamo la rosa bianca. Piantiamo la rosa bianca su tutto l’altopiano, perché noi sappiamo la bellezza. Sappiamo i diritti, sappiamo la poesia rivoluzionaria. Sappiamo la battaglia, ma anche la magnanimità e la pietas. E allora coltiviamo la rosa bianca anche per il nostro nemico. Soprattutto per il nostro nemico. Coltiviamo i diritti a iniziare da quelli del nostro avversario per crudele che sia e sia stato. Per crudele che continui ad essere. Questo ci differenzia da lui. Questo ci farà convincere. Ci farà vincere insieme. Come ci ha insegnato Cristo, Socrate, Kant, Gandhi e Martin Luther King. Ma pure Nelson Mandela che una volta al potere lavorò per pacificare la sua nazione. E non cercò l’inutile vendetta. La sua vendetta è stata il diritto. La magnanimità. Appunto.
E José Martí è, per queste ragioni – la difesa dei diritti del suo popolo, la lotta al razzismo, la rivendicazione orgogliosa e maestosa dell’indipendenza – è il nostro eroe. Ma lo è anche per suo umanissimo umanesimo che gli fa scrivere frasi in cui tutti noi ci riconosciamo: “I veli della vita cadono a poco a poco, e quando si conosce e rifugge la verbosità inutile, si recupera una sorta di ingenuità del cuore, che negli uomini sensibili, e che siano passati attraverso il dolore, si riflette nella maturità degli anni, nella semplicità della poesia”. Una sorta di poetica del dolore che ci fa tornare bambini. Come Francesco. E solo un rivoluzionario autentico come Martí può dire parole che sono vita e bellezza come queste. E ancora una volta le parole sono tutto.
José Julián Pérez fu un rivoluzionario del movimento per l’indipendenza cubana, fu anche scrittore, poeta, pittore e filosofo. Nacque all’Avana il 28 gennaio del 1853, nell’allora Cuba spagnola. A sedici anni fondò e diresse La Patria Libre, giornale su cui pubblicò il poema patriottico Abdala. Fu condannato nel 1869 a sei anni di fortezza con l’accusa di tradimento, ma la pena fu commutata nell’obbligo di trasferirsi in Spagna dove continuò gli studi di diritto. Conseguì la laurea in giurisprudenza e in filosofia e lettere. Si trasferì poi in Francia, in Messico e in Guatemala dove nel 1877 ottenne la cattedra di diritto politico.
Rientrato a Cuba fu nuovamente deportato in Spagna per la sua attività politica a favore dell’indipendenza. Si stabilì a New York nel 1880, dove fu corrispondente di diversi giornali latino-americani e ricoprì il ruolo di console aggiunto per il Paraguay, l’Uruguay e l’Argentina.
Nel 1882 pubblicò Ismaelillo (soprannome del figlio José Francisco) e nel 1891 Versos Sencillos (Versi semplici), raccolte di poesie che riguardavano gli affetti, le inquietudini, le melanconie della sua vita e della sua terra. Un modo moderno e innovativo di scrivere versi che si può evincere dalle sue stesse parole: “La poesia deve avere le sue radici nella terra e deve basarsi su fatti reali”.
Uno dei poemi dei Versi semplici fu tempo dopo trasposto in musica in Guantanamera, che è diventata la canzone cubana più famosa.
Nel 1892 fondò il Partito rivoluzionario cubano e Patria, il suo organo di stampa. Nel 1895 tornò a Cuba dove morì il 19 maggio a Boca de Dos Rios, durante una battaglia dell’insurrezione antispagnola. L’aeroporto dell’Avana lo celebra portando il suo nome.
Laura Ognibene
DIO È UN LIBRO…
Un Libro sospeso per la libertà e la creatività
I Pirati della Bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti, regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento. Grazie a Vitauto, Menichelli 1912, We-Com, DM Ecologia, Aquilani Pronto Pools, Vestri e Coldiretti Viterbo.
Un libro sospeso è come regalare un canestro di bellezza, intelligenza e incanto… Per la prima volta un festival di libri regala libri. I Pirati della Bellezza regala libri. Un libro è un mondo di idee, di fatti e di racconti che educa alla libertà e alla fantasia. Nella storia c’è stato chi ha bruciato libri, chi li ha messi all’indice, chi li ha disprezzati e calpestati. Noi pensiamo che i libri siano portatori, sani o malati, del virus della libertà e della creatività. Sono capaci di farci scoprire mondi, inferni, paradisi mai visti. Sono capaci di farci vivere milioni di vite che non avremmo mai vissuto. Milioni di avventure. Milioni di piaceri e dolori. Un libro è capace di narrare perfino piaceri e dolori inenarrabili. Un libro, in buona sostanza, è capace di descrivere ciò che non è descrivibile. E subito dopo ci permette di dormire sotto le rassicuranti coperte del nostro piccolo letto. Cento pagine di carta stampata sono in grado di parlarci di Dio e dell’infinito. Di massacri e resurrezioni. Senza infingimenti, senza falsi timori di inadeguatezza. E allo stesso tempo ci spiegano che “ci sono più cose in cielo e in terra di quanto ne possa sognare la nostra filosofia”. Per dirla tutta: Dio, se esiste, non può non essere un libro…
Un meraviglioso libro di luce e di tenebre, ovviamente. Noi intanto, per non saper né leggere né scrivere, regaliamo libri. E lo facciamo nello spirito di una grande capitale della cultura europea: Napoli. Dove nei bar è tradizione lasciare un “caffè sospeso” per un prossimo avventore. Come dire un piccolo dono a uno sconosciuto che crea un legame nel segno della comune umanità e nel segno della gentilezza. Valore ormai desueto e antico.
I Pirati della Bellezza è reso possibile grazie al contributo di
Se si arriva da Roma, ci sono treni quasi ogni ora. Se invece si arriva da altre parti d’Italia va considerata la stazione di Orte e da lì i collegamenti verso Viterbo. Viterbo dispone di due stazioni ferroviarie cittadine. Entrambe sono poco al di fuori delle mura, servendo in maniera strategica sia la città nuova che la vecchia.
Le stazioni prendono il nome dalla porta più vicina a ognuna, Viterbo porta Romana e Viterbo porta Fiorentina.
IN BUS
Diverse sono le soluzioni per arrivare a Viterbo con un autobus. Il servizio linee COTRAL collega Viterbo con l’aeroporto di Roma – Fiumicino (FCO), l’aeroporto di Roma – Ciampino (CIA) e con numerose altre località.