Viterbo – I Pirati della Bellezza, i primi due incontri con Oscar Farinetti e Nino Di Matteo.
Nino Di Matteo – 17 ottobre – L’evento su Facebook
L’appuntamento con i primi due incontri con il festival della parola e del pensiero è per il 16 e 17 ottobre. I Pirati della Bellezza inizia ospitando l’imprenditore e saggista Oscar Farinetti e il sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo Nino Di Matteo.
Sono otto gli incontri in totale del festival ideato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti, dal 16 al 28 ottobre. Gli eventi si terranno alle 18 nella sede di Unidustria, a via Faul 17. L’appuntamento è con una nuova edizione speciale per il Ventennale di Tusciaweb e l’evento di quest’anno è dedicato a don Lorenzo Milani e Alessio Paternesi.
Oscar Farinetti – 16 ottobre – L’evento su Facebook
Il 16 ottobre si inizia con Oscar Farinetti che presenterà il suo ultimo libro: 10 mosse per affrontare il futuro. Un testo dove l’autore dialoga idealmente con Leonardo Da Vinci tracciando dieci mosse per vivere il futuro, un tempo che può far paura e spaventare se affrontato alla luce di eventi contemporanei che caratterizzano un mondo incerto, competitivo e pieno di sfide politiche.
Figlio del partigiano, imprenditore e politico Paolo Farinetti, Oscar si dedica a trasformare l’attività di famiglia, un grande magazzino aperto a Castagneto e chiamato UniEuro, in una catena di grande distribuzione di prodotti elettronici. Fonda poi nel 2004 Eataly. Successivamente lancia Green Pea, un progetto eco-sostenibile che ha visto la realizzazione di un grande punto vendita green, sia nell’architettura sia nelle scelte energetiche.
Il 17 ottobre il festival prosegue con Nino Di Matteo che sarà a Viterbo per presentare Il patto sporco e il silenzio.
Il patto sporco e il silenzio è un testo scritto da Nino Di Matteo insieme al giornalista Saverio Lodato. Un saggio, riproposto in una nuova edizione aggiornata dall’editore, dedicato alla Trattativa Stato-mafia. Per non far precipitare nell’oblio una delle vicende più drammatiche della storia repubblicana.
Nino Di Matteo è stato sostituto procuratore della Repubblica a Caltanissetta e poi a Palermo. Oggi è sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Ha indagato sulle stragi dei magistrati Chinnici, Falcone, Borsellino e delle loro scorte, e sull’omicidio del giudice Saetta. È stato Pm in processi a carico dell’ala militare di Cosa Nostra e si è occupato anche dei processi a Cuffaro, al deputato regionale Mercadante, al funzionario dei servizi segreti D’Antone, e alle “talpe” alla procura di Palermo.
All’esterno della sede di Unindustria sarà istallato un megaschermo per permettere di assistere all’incontro anche a chi non dovesse aver trovato posto all’interno della sala.
Il festival della parola e del pensiero torna anche con l’iniziativa del libro sospeso: I Pirati della Bellezza regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento.
Quest’anno, per la prima volta, I Pirati della Bellezza ha il patrocinio della regione Lazio e della provincia. Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti. Gli incontri saranno trasmessi in diretta sulla pagina Facebook di Tusciaweb, che quest’anno compie 20 anni di attività, e pubblicati su Radioradicale.it.
I Pirati della Bellezza. Il festival della parola e del pensiero è organizzato da Tusciaweb e Piattaforma 2.0, in collaborazione con Radioradicale.it.
Viterbo – Farinetti, Di Matteo, Buttafuoco, Travaglio, Sabina Guzzanti, Telese, Nordio e Tajani. Torna i Pirati della Bellezza, edizione speciale per il Ventennale di Tusciaweb, con ministri, procuratori, giornalisti e conduttori.
L’evento in programma dal 16 al 28 ottobre a Viterbo quest’anno è dedicato a Don Milani e Alessio Paternesi. E anche quest’anno ci sarà il libro sospeso: I pirati della Bellezza regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento.
I Pirati della bellezza. Il festival della parola e del pensiero, organizzato da Tusciaweb e Piattaforma 2.0, in collaborazione con RadioRadicale.it.
Tanti gli incontri e le presentazioni in cartellone per questa nuova edizione speciale. Tutti ad ingresso libero, fino ad esaurimento posti. La location, la stessa delle passate edizioni, è la sede di Unindustria a via Faul, 17.
E a pochi giorni dal festival, ecco tutti i nomi degli ospiti. Si partirà il 16 ottobre, con Oscar Farinetti. Imprenditore e saggista che arriverà in città per presentare il suo ultimo libro 10 mosse per affrontare il futuro. Martedì 17, sarà la volta del sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo Nino Di Matteo, a Viterbo con Il patto sporco e il silenzio. Mercoledì 18, approderà ai Pirati della bellezza Pietrangelo Buttafuoco. Il giornalista e scrittore presenterà Beato lui. Panegirico dell’arcitaliano Silvio Berlusconi.
Nino Di Matteo – 17 ottobre
Uno stop di un giorno e venerdì 20 torneranno ad accendersi i riflettori per Marco Travaglio. Con il giornalista e scrittore si parlerà della sua ultima fatica: Il Santo. Beatificano B. per continuare a delinquere. Domenica 22 sarà la volta di Sabina Guzzanti per la presentazione di AnonniMus. Vecchi rivoluzionari contro giovani robot.
Martedì 24 ottobre al festival, il giornalista e conduttore televisivo Luca Telese con Ricomincio da capo, un libro dedicato al Pd.
Il 25 e il 28 l’edizione dei Pirati della bellezza 2023 si chiuderà con due rappresentanti del governo Meloni. Mercoledì arriverà a Viterbo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Con il magistrato italiano si parlerà dello stato di diritto e della riforma della giustizia. Sabato Antonio Tajani, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. L’incontro su guerre, migrazioni e nuovi equilibri geopolitici.
Pietrangelo Buttafuoco – 18 ottobre
Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti e inizieranno alle ore 18.
Gli incontri saranno trasmessi in diretta sulla pagina Facebook di Tusciaweb, che quest’anno compie 20 anni di attività, e pubblicati su radioradicale.it.
I giornalisti che volessero seguire un evento si debbono accreditare almeno due giorni prima, inviando copia del tesserino al seguente indirizzo email: redazione@tusciaweb.it. L’accesso è riservato solo a giornalisti accreditati.
“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio.
Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”
Lorenzo Milani
Don Lorenzo Milani
“Star sui coglioni a tutti come sono stati i profeti innanzi e dopo Cristo. Rendersi antipatici noiosi odiosi insopportabili a tutti quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce”.
“Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. Due formidabili citazioni di don Milani, di altre mille che si potrebbero fare.
A cento anni dalla nascita, la parola potente, cartesiana, profetica di don Lorenzo Milani continua a non farci dormire. Continua ad assillare le coscienze. Continua a “rompere i coglioni”, verrebbe da dire quasi in omaggio allo stesso Milani. Che come Dante, usa la lingua in toto, senza se e senza ma. E al di là delle questioni ideologiche, va detto che forse il lascito più importante di don Milani è proprio la lingua. Il suo scrivere profeticamente con la massima chiarezza e lucidità. Se qualcosa ci ha insegnato don Milani è la potenza prammatica della parola. Parola però che deve essere chiara, netta, petrosa. La stessa potenza e chiarezza del Cristo, ma anche la stessa potenza del Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels. E in tempi in cui si vive in una notte infinita dove tutte le vacche sono nere, tornare a leggere don Milani può essere un modo per uscire dal dormiveglia dogmatico di cui siamo tutti prigionieri.
Don Lorenzo Milani ci ha insegnato che la parola muove gli atomi. Muove gli uomini, le donne e gli Lgbt. Che la parola è tutto. È perfino il cuore dello stato di diritto. Perché “È solo la lingua che ci fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui, perciò tentiamo di educare i ragazzi a più ambizione. Diventare sovrani! Altro che medico o ingegnere. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo”, scrive Milani in Lettera a una professoressa.
E allora appare chiaro, e ancora cartesiano, che I Pirati della Bellezza – Festival della parola e del pensiero, a cento anni dalla nascita del priore, non poteva non essere dedicato a don Lorenzo Milani Comparetti. Lo scrittore, il limpido intellettuale, il profeta del Mugello. Il prete. Uno degli ultimi preti, come diceva un altro grande intellettuale e amico del priore: Michele Ranchetti.
Se c’è qualcuno che sa la parola, non può essere che don Milani. Nipote del grande filologo Domenico Comparetti.
A nulla è valso che la chiesa Cattolica schiantasse il tenace e cristallino cervello di un grande intellettuale come Milani sulle pietre dei monti del Mugello. A Barbiana, appunto, dove fu priore. Un carcere ecclesiastico non può fermare la parola di un profeta. E non ha fermato don Milani che da quella piccola chiesa sui monti del Mugello ha vergato parole che hanno scosso l’Italia e non solo.
“Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene”, scriveva il priore nella Lettera ai cappellani militari (toscani). Lettera che lo portò in tribunale per aver difeso gli obiettori di coscienza che disubbidivano alle leggi dello stato. Tutto con la consueta potenza e con il consueto manicheismo consapevole che taglia il mondo in due, che taglia i cervelli in due, che divide il padre dal figlio, come ha annunciato Cristo. Don Milani profeta della parola e della libertà rischia di essere cristallizzato dai poteri ecclesiali e non. Ma è proprio la potenza della sua parola che impedirà il sacrilego misfatto.
E lo impedirà anche il suo essere prima di tutto maestro. In senso alto ma anche nel concreto essere “maestro di scuola”. Perché fino allo spasimo, fino all’ultimo minuto di vita don Milani ha dispensato ai piccoli ragazzi di Barbiana: scuola. Ha trasformato i figli di contadini poveri di montagna in persone che hanno potuto vivere vite da cittadini in una nazione, in quel tempo, piena di speranza e di futuro. Nella certezza che “la scuola sarà sempre meglio della merda”, come disse uno dei ragazzi.
A don Milani dedichiamo tutte le parole e i pensieri del festival. Non per retorica, ma perché crediamo che a lui dobbiamo il nostro essere cittadini del mondo, il nostro essere liberi, il nostro essere figli del nostro tempo.
Carlo Galeotti
Don Lorenzo Milani (Firenze 1923 – 1967) è una delle figure più originali e dirompenti dell’universo cattolico del dopoguerra. Il suo nome è legato ad almeno cinque fondamenta- li tematiche: il rapporto tra chiesa cattolica e mondo operaio; la contestazione della scuo- la classista che esclude gli strati subalterni della società e li emargina; la questione della lingua; l’obiezione di coscienza e la nonvio- lenza; lo smantellamento di una struttura con- servatrice all’interno della chiesa cattolica. Figlio di una delle famiglie dell’alta borghesia fiorentina (padre Albano Milani, madre Alice Weiss, ebrea triestina), dopo la conversione entra in seminario a vent’anni e viene ordinato sacerdote quattro anni dopo. Prima è cappellano a San Donato di Calenzano, un grosso centro operaio dove fonderà una scuola po- polare. Poi, in seguito a contrasti con la curia di Firenze, viene esiliato in una parrocchia di montagna con appena un pugno di famiglie: Sant’Andrea a Barbiana. La sua è una pastorale che pone al centro dell’azione la scelta preferenziale per i poveri, come la chiamerà la teologia della liberazione. Se in un primo tempo la Chiesa lo combatte senza esclusione di colpi, a oltre 50 anni dalla morte il tentativo è quello di narcotizzarne il pensiero e imbalsamarne la forza profetica. Farne un santo per mettere a tacere per sempre la sua parola dirompente e potente. Per evirarne il pensiero, la parola, la parola politica, il pensiero politico nel segno della libertà.
Tra i tanti brani che fanno capire il potere della parola profetica di don Lorenzo non possiamo non ricordare un brano denso di potenza e dolcezza per i suoi “figlioli”.
Un brano da brivido: il testamento del priore di Barbiana. Un brano che fa capire che don Milani non è imbalsamabile. Ma continua a essere un tarlo che rumoreggia nel cervello di chiunque abbia letto un suo testo. Il testamento parte con una sparata alla don Milani, ma poi si sgonfia, anzi… cresce e si illumina di tenerezza per i suoi alunni e figliocci. In particolare per Michele e Francuccio Gesualdi. Due ragazzini orfani in pratica adottati dal priore. L’Eda, a cui don Milani fa riferimento nel breve testo, è Eda Pelagatti una sorta di perpetua, quasi una sorella, che ha vissuto con lui un paio di decenni.
Prima a San Donato e poi a Barbiana, nel Mugello.
“Caro Michele, caro Francuccio,
cari ragazzi, non ho punti debiti verso di voi, ma solo crediti. Verso l’Eda invece ho solo debiti e nessun credito. Traetene le conseguenze sia sul piano affettivo che su quello economico.
Un abbraccio affettuoso, vostro
Lorenzo
Cari altri,
non vi offendete se non vi ho rammentato. Questo non è un documento importante, è solo un regolamento di conti di casa (le cose che avevo da dire le ho dette da vivo fino a annoiarvi).
Un abbraccio affettuoso, vostro
Lorenzo
Caro Michele, caro Francuccio,
cari ragazzi, non è vero che non ho debiti verso di voi. L’ho scritto per dar forza al discorso! Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto.
Un abbraccio, vostro
Lorenzo”
Don Milani non c’è più. Continua la provocazione…
Itinerario bibliografico minimo:
Milani, Lorenzo, Esperienze pastorali, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1958, pp. 478.
Milani, Lorenzo, L’obbedienza non è più una virtù e gli altri scritti pubblici (a cura di Carlo Galeotti), Viterbo, Stampa Alternativa, 1998, pp. 158.
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1967, pp. 166.
Fallaci, Neera, Dalla parte dell’ultimo, Milano, Milano Libri Edizioni, 1974, pp. 606.
(Riedito da Rizzoli, 1993, con il titolo Vita del prete Lorenzo Milani).
Un evento, un luogo, una piazza, una via per ricordare il maestro Alessio Paternesi.
Il festival I Pirati della Bellezza, Tusciaweb e Galeotti editore lanciano una campagna per non dimenticare Alessio Paternesi. Maestro di bellezza ed eleganza. Chiediamo alle istituzioni pubbliche (comuni, province, regioni, stato, università…) e ai privati di dedicare un evento, un luogo, una piazza, una via nella Tuscia e in Italia.
Ad Alessio dobbiamo il dono più raro: la bellezza delle sue opere che rimarranno per sempre nella materia e nelle menti di chi ha avuto la fortuna di vederle.
Chi ha avuto il privilegio, come chi scrive, di dividere il proprio tempo col tempo del maestro Alessio Paternesi, credo abbia il dovere di ricordarlo in modo adeguato.
Chi ha ricevuto il dono della sua arte, di poter ammirare le sue opere, ha il dovere, credo categorico, di ricordare Alessio Paternesi.
Chi ha potuto scambiare parole e pensieri con Alessio, non può non ricordarlo nel modo più impegnativo e, lasciatemelo dire, dolce come era il carattere del maestro.
Ad Alessio questa città, questa provincia, questa nazione deve molto. E spesso il maestro, va detto, non è stato adeguatamente ricambiato. Sì, va fatto onore al maestro della bellezza. Senza di lui, senza Alessio, le nostre vite, spesso avvizzite e aspre, sarebbero state ancora più avvizzite e aspre. Sarebbero state più povere di bellezza, di eleganza, di dolce intelligenza.
E allora il maestro va ricordato e onorato in modo adeguato, se esiste un modo adeguato, dedicandogli un evento, un luogo, una piazza, una via… Anche se sappiamo i problemi che pongono queste due ultime opzioni.
Per quanto ci riguarda iniziamo col dedicargli questa edizione dei Pirati della Bellezza e la saletta conferenze della nostra casa editrice. Due piccoli segni di ricordo che vogliono essere un minuscolo apristrada per eventi e luoghi più importanti.
Carlo Galeotti
Un Libro sospeso per la libertà e la creatività
I Pirati della Bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti, regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento. Grazie a DM Ecologia, We-Com, Saggini Costruzioni, Gedap, Coldiretti Viterbo e CGE Galeotti Editore.
Marco Travaglio – 20 ottobre
Un libro sospeso è come regalare un canestro di bellezza, intelligenza e incanto…
Per la prima volta un festival di libri regala libri. I Pirati della Bellezza regala libri. Un libro è un mondo di idee, di fatti e di racconti che educa alla libertà e alla fantasia. Nella storia c’è stato chi ha bruciato libri, chi li ha messi all’indice, chi li ha disprezzati e calpestati. Noi pensiamo che i libri siano portatori, sani o malati, del virus della libertà e della creatività. Sono capaci di farci scoprire mondi, inferni, paradisi mai visti. Sono capaci di farci vivere milioni di vite che non avremmo mai vissuto. Milioni di avventure. Milioni di piaceri e dolori. Un libro è capace di narrare perfino piaceri e dolori inenarrabili. Un libro, in buona sostanza, è capace di descrivere ciò che non è descrivibile. E subito dopo ci permette di dormire sotto le rassicuranti coperte del nostro piccolo letto. Cento pagine di carta stampata sono in grado di parlarci di Dio e dell’infinito. Di massacri e resurrezioni. Senza infingimenti, senza falsi timori di inadeguatezza. E allo stesso tempo ci spiegano che “ci sono più cose in cielo e in terra di quanto ne possa sognare la nostra filosofia”. Per dirla tutta: Dio, se esiste, non può non essere un libro…
Sabina Guzzanti – 22 ottobre
Un meraviglioso libro di luce e di tenebre, ovviamente.
Noi intanto, per non saper né leggere né scrivere, regaliamo libri. E lo facciamo nello spirito di una grande capitale della cultura europea: Napoli. Dove nei bar è tradizione lasciare un “caffè sospeso” per un prossimo avventore. Come dire un piccolo dono a uno sconosciuto che crea un legame nel segno della comune umanità e nel segno della gentilezza. Valore ormai desueto e antico.
Luca Telese – 24 ottobre
Carlo Nordio – 25 ottobre
Antonio Tajani – 28 ottobre
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