Viterbo – “Chi non capirà qualcosa di intelligenza artificiale sarà sostanzialmente un cittadino di serie B. Col rischio di essere manipolato”. Gino Roncaglia è professore all’università Roma Tre e fra i massimi esperti italiani sul tema delle culture digitali. I suoi libri su Internet e sul mondo digitale hanno venduto finora oltre 100mila copie e hanno accompagnato un’intera generazione alla scoperta delle nuove frontiere di rete.
Venerdì 5 aprile, alle ore 18, Roncaglia sarà all’aula magna dell’università degli studi della Tuscia, complesso di Santa Maria in gradi, per il secondo appuntamento dei Pirati della bellezza Extra. Un evento di Tusciaweb, Piattaforma 2.0 e Unitus. Si parlerà del suo libro: L’architetto e l’oracolo. Forme digitali del sapere da Wikipedia a ChatGPT.
Un appuntamento con le frontiere della rivoluzione in atto nel mondo digitale con le intelligenze artificiali generative. Un appuntamento con uno dei massimi esperti di culture digitali. Un incontro per analizzare il presente e dare uno sguardo al futuro. Perché, come spiega Roncaglia, “le macchine possono arrivare ad avere un’intelligenza per certi versi molto simile alla nostra e per altri inquietantemente diversa”. Perché le macchine “possono arrivare a livello dell’intelligenza artificiale generale, cioè un’intelligenza capace di prendere decisioni autonome in una serie di campi molto differenziati”.
Gino Roncaglia
Che cos’è l’intelligenza artificiale generativa? “Per capire cosa sia l’intelligenza artificiale generativa bisogna innanzitutto differenziala dall’intelligenza artificiale classica. Quest’ultima aspirava a costruire programmi o computer intelligenti lavorando sulla premessa che la nostra intelligenza fosse soprattutto logico-linguistica. Quindi quello che ha tentato di fare l’intelligenza artificiale classica, dalla seconda metà del novecento fino agli anni ’80, è stato lavorare sulla logica e sul linguaggio. L’idea era che noi siamo intelligenti perché sappiamo soprattutto usare il linguaggio. Il linguaggio è un sistema di regole e se troviamo le regole logico-linguistiche alla base di tutti i linguaggi storico-naturali possiamo darle in pasto a un computer e avere un computer intelligente. Tuttavia questa strada non ha dato i risultati sperati”.
Per quale motivo? “Sono state messe in discussione tutte le premesse che caratterizzavano l’intelligenza artificiale classica. Innanzitutto non è detto che il linguaggio sia la cosa da cui partire per capire l’intelligenza e non è detto che il linguaggio sia governato da regole. Dopo il fallimento di questo tipo di percorso, è stata la volta delle intelligenze artificiali deboli che si basavano sempre su un paradigma logico-linguistico, cioè sempre con l’idea di una programmazione deterministica in cui si cerca di raggiungere l’intelligenza attraverso un insieme di regole, tuttavia in domini sempre più ristretti e limitati”.
Tornando all’intelligenza artificiale generativa. “Per dire cosa sia l’intelligenza artificiale generativa dobbiamo partire dalle reti neurali. Reti che, inizialmente, sono state coerenti con questo paradigma logico-linguistico. Erano anch’esse delle reti deterministiche in cui l’idea era che i nostri neuroni assimigliano a delle piccole macchine logiche. Poi, con il tempo, le reti neurali sono diventate probabilistiche e progressivamente, con alti e bassi, si è arrivati a un nuovo paradigma. Questo all’inizio degli anni 2000. Da quel momento in avanti, le reti sono state innanzitutto discriminative. Ad esempio io do tante immagini di cani o di gatti, tutte etichettate, poi do un’immagine senza etichetta e la rete lo deve classificare. Dopodiché, siccome si è visto che le reti discriminative erano molto brave e riuscivano a classificare molto bene, il passo successivo è stato quello di provare a fare delle reti generative”.
In che modo? “Addestrandole con tante immagini chiedendo alle reti non di riconoscerle ma di produrre un’immagine nuova. Quindi l’intelligenza artificiale generativa si fonda su reti che generano contenuti che possono essere immagini, testi, suoni eccettera. E l’aspetto più sorprendente è che siamo riusciti a costruire delle reti che generano linguaggio”.
Quali potrebbero essere le conseguenze dell’intelligenza artificiale generativa? “Abbiamo delle macchine che sono molto brave a generare contenuti complessi, compresi contenuti linguistici. Quindi, una delle conseguenze è che alcuni compiti che noi consideravamo proprie dell’intelligenza umana, con il computer che era solo un esecutore, mentre l’originalità e la creatività eravamo noi a metterle, invece questi sistemi hanno una capacità di produzione di contenuti originali. Non sono sistemi che recuperano da un database informazioni che già esistono, ma ne creano di nuovi. Non sono sistemi che copiano, ma producono contenuti. E non ci si aspettava che si potesse arrivare a sistemi di questo tipo. Cosa che mette in crisi tutta una serie di paradigmi”.
Gino Roncaglia – L’architetto e l’oracolo. Forme digitali del sapere da Wikipedia a ChatGPT
Quali potrebbero essere le conseguenze, ad esempio, sul mondo del lavoro? “Dato che si credeva che il computer fosse solo un esecutore, si pensava che producesse soltanto contenuti non originali, quindi che potesse sostituire lavori non creativi, faticosi e ripetitivi. Una specie di estensione, un po’ più articolata, della macchina servile. Nel caso dell’intelligenza artificiale generativa, i computer sono invece capaci di fare traduzioni e a certi livelli sono capaci anche di produzione linguistica originale e di creare immagini. Quindi ci sono tutta una serie di mestieri che potrebbero essere messi in discussione, dal traduttore al grafico fino a certi tipi di lavori di revisione editoriale. Non solo. Ma potrebbe intervenire su alcuni aspetti della ricerca scientifica, come la sintesi delle proteine. Insomma, l’intelligenza artificiale generativa potrebbe diventare uno strumento in grado di mettere in crisi alcune professioni considerate tradizionalmente professioni umane”.
Quali potrebbero essere invece le conseguenze di lungo periodo? “Le conseguenze di lungo periodo sono veramente difficili da prevedere. E questo in tutta una serie di campi. Ci potrebbero essere conseguenze molto positive per la ricerca medica, perché si è già visto che l’intelligenza artificiale è molto brava a sintetizzare le proteine. Ma ci sono anche molti campi che sono meno controllati, in particolare quello bellico e geopolitico dove i rischi sono notevoli. Poi in prospettiva non sappiamo neanche bene quanto questa intelligenza artificiale generativa possa raggiungere il livello della cosiddetta intelligenza artificiale generale”.
Che significa? “In sintesi, diventare intelligenti come noi o anche più di noi. Non credo molto a scenari tipo la rivolta delle macchine, però indubbiamente l’impressione che stiamo arrivando a risultati inattesi c’è sicuramente. E quando questo avviene in un campo che ha a che fare con l’intelligenza un po’ di prudenza bisogna sempre averla”.
Quindi c’è la possibilità che la macchina possa diventare intelligente tanto quanto un essere umano? “Questa è una delle cose su cui i ricercatori sono completamente divisi. Non si tratta sicuramente di un’intelligenza totalmente simile alla nostra, però è possibile che alcuni meccanismi probabilistici che funzionano all’interno delle reti neurali possano assomigliare un po’ ad alcuni meccanismi del nostro cervello. È comunque un’intelligenza abbastanza diversa da noi. Ma è possibile arrivare ad avere una capacità di decidere autonomamente e a fare delle scelte giustificate sulla base di argomentazioni”.
È possibile anche uno scenario alla Terminator, il film di James Cameron? “Uno scenario alla Terminator personalmente tenderei ad escluderlo. L’idea di un soggetto-agente completamente autonomo che può decidere come se avesse un proprio interesse contrapposto a quello degli esseri umani, mi sembra uno scenario un po’ di fantascienza. Però che le macchine possano arrivare ad avere un’intelligenza per certi versi molto simile alla nostra e per altri inquietantemente diversa, questo è possibile. Diciamo che possono arrivare a livello dell’intelligenza artificiale generale, cioè un’intelligenza capace di prendere decisioni autonome in una serie di campi molto differenziati è sicuramente una prospettiva possibile”.
L’intelligenza artificiale può generare relazioni sociali? “Sì. Noi abbiamo una forte capacità di costruire relazioni anche con oggetti o soggetti che sono diversi da noi. Pensiamo alle relazioni con gli animali o con gli oggetti inanimati. Quindi, da un lato possiamo essere noi ad interpretare l’intelligenza artificiale come un soggetto relazionale. Ed è impressionante quanto si tende ad antropomorfizzare tutto. Dall’altro avremo molti strumenti di interazione sociali che saranno mediate dall’intelligenza artificiale. Anche soltanto una traduzione è una mediazione culturale”.
Chi sono l’architetto e l’oracolo di cui lei parla nel suo libro? “L’architetto e l’oracolo sono due figure che ho preso dalla serie di Matrix dove sono due software di intelligenza artificiale molto diversi fra loro che sono in qualche modo costretti a collaborare. L’architetto, nella mia metafora, è il principio di organizzazione. Noi abbiamo sempre bisogno di sistematizzare le nostre conoscenze. E queste architetture in genere le vogliamo solide e ben fondate. Per cui l’intelligenza logico-linguistica delle origini andava molto bene con il paradigma dell’architetto. L’oracolo riguarda invece sistemi statistico-probabilistici che generano contenuti granulari che si incastrano perfettamente. Per formare strutture complesse, generando complessità ma in maniera granularmente imprevedibile e probabilistica. Lavorano, cioè, per predizioni successive. Quindi hanno qualcosa di oracolare. Un po’ come noi. Infatti quando produciamo conoscenze non sempre sono il frutto di un’organizzazione rigida delle cose. A volte diamo vita a delle idee che non sempre sappiamo da dove vengono fuori”.
Che cosa racconta dell’essere umano e del suo futuro l’intelligenza artificiale? “L’intelligenza artificiale porta a interrogarci su un futuro dove non saremo necessariamente la sola forma di intelligenza sul pianeta. Potremmo avere delle forme di intelligenza abbastanza potenti e contemporaneamente abbastanza diverse da noi”.
E che tipo di lezione ne potremmo trarre? “Credo che la lezione principale che dovremmo trarre da tutto questo sia quella dell’importanza della cautela, della riflessione, dell’analisi e della previsione. Perché all’equazione, già abbastanza complicata, delle prospettive future della vita sulla terra si aggiungono nuovi elementi. Quindi è importante sapere con che cosa abbiamo a che fare. Per me la lezione più importante è quella della necessità di forme di alfabetizzazione informativa diffusa”.
Cosa vuol dire? “Vuol dire che nel giro di pochi anni chi non capirà qualcosa di intelligenza artificiale sarà sostanzialmente un cittadino di serie B. Col rischio di essere manipolato. Quindi è essenziale la preparazione, la conoscenza, la formazione. Andiamo verso un futuro per cui, secondo me, la distinzione tradizionale in base alla quale si va a scuola i primi 18-20 anni poi si lavora, salta completamente. È un pezzo che parliamo di formazione permanente, ma si tratta ormai di un aspetto che va interpretato in maniera del tutto diversa. Abbiamo bisogno di un mondo in cui due giorni alla settimana tutti li dedichiamo per studiare. E questo tutta la vita. Altrimenti rischiamo di essere schiacciati da meccanismi che non capiamo. C’è un’enorme necessità di aumentare lo spazio della formazione anche in età adulta”.
È possibile un futuro in cui l’intelligenza umana possa diventare in qualche modo desueta? “Le previsioni sul futuro remoto sono difficile. Tra chi fa ricerca dice che costruendo un’intelligenza superiore alla nostra dice che abbiamo esaurito il nostro compito nella scala darwiniana con le intelligenze artificiali che prenderanno il nostro posto. C’è poi chi dice che l’intelligenza artificiale non avrà mai questo tipo di caratteristiche”.
Si può considerare l’intelligenza artificiale una nuova fase dell’evoluzione? “È un’idea che è presente in molte persone che si occupano di intelligenza artificiale ed è messa in discussione da molte altre”.
Il suo punto di vista qual è? “Ho l’impressione che non ne sappiamo ancora abbastanza. Oggi come oggi direi di no, perché non abbiamo ancora delle macchine che sono come noi o più intelligenti di noi. Però per il futuro è una possibilità. E in questo caso potrebbero essere considerate una nuova tappa dell’evoluzione. Per il momento abbiamo ancora troppo poche informazioni”.
Daniele Camilli
L’architetto e l’oracolo. Forme digitali del sapere da Wikipedia a ChatGPT, di Gino Roncaglia Venerdì 5 aprile, università degli studi della Tuscia, complesso di Santa Maria in Gradi, aula magna, ore 18
Un grande evento, un appuntamento con le frontiere della rivoluzione in atto nel mondo digitale con le intelligenze artificiali generative. Un appuntamento con uno dei massimi esperti di culture digitali: Gino Roncaglia. Un incontro per analizzare il presente e dare uno sguardo al futuro.
Gino Roncaglia
ChatGPT e gli altri sistemi di intelligenza artificiale generativa, capaci di produrre testi e immagini in risposta a una richiesta dell’utente, rappresentano in prospettiva una vera e propria rivoluzione. Probabilmente la terza grande rivoluzione causata dal digitale, dopo la diffusione del personal computer e dell’idea di informatica personale e dopo l’esplosione di Internet e dell’accesso mobile e universale alla rete.
Il 5 aprile verrà presentato all’Unitus, in aula magna alle ore 18, L’architetto e l’oracolo. Forme digitali del sapere da Wikipedia a ChatGPT, di Gino Roncaglia, professore all’università Roma Tre e fra i massimi esperti italiani sul tema delle culture digitali: i suoi libri su Internet e sul mondo digitale hanno venduto finora oltre 100mila copie e hanno accompagnato un’intera generazione alla scoperta delle nuove frontiere di rete.
Dalle prime enciclopedie on-line a Wikipedia, dalla nascita dell’idea di intelligenza artificiale alle reti neurali, il libro propone un viaggio affascinante che porta dal tradizionale modello architettonico delle conoscenze ai nuovi oracoli statistici come ChatGPT, aiutando a capire – con una scrittura sempre chiara e comprensibile, e l’aiuto di filmati e contenuti integrativi visualizzabili attraverso QR-Code – cosa sta succedendo e quali sono le prospettive che ci aspettano già nel prossimo futuro.
Gino Roncaglia verrà intervistato dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti.
Gino Roncaglia – L’architetto e l’oracolo. Forme digitali del sapere da Wikipedia a ChatGPT Laterza 2023, 256 pagine, € 19