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I Pirati della Bellezza - Oscar Farinetti apre il festival della parola e del pensiero - Intervistato dal giornalista di Tusciaweb Daniele Camilli ha fatto il pienone a Unindustria - FOTO E VIDEO
Viterbo – “La Tuscia è uno dei posti dove si mangia meglio in Italia, a Viterbo vengo volentieri perché è bellissima”. Oscar Farinetti nella sala di Unindustria ha presentato il suo ultimo libro 10 mosse per affrontare il futuro davanti a un pubblico attento e strabiliato dalle parole dell’imprenditore. Tanti gli spettatori che hanno seguito l’incontro sulla pagina Facebook di Tusciaweb in diretta streaming e su Radioradicale.it.
Pienone e successo per il primo appuntamento della terza edizione dei Pirati della Bellezza con Oscar Farinetti che ha dato il via al festival della parola e del pensiero in programma fino al 28 ottobre.
Una sala gremita di persone che, nonostante le minacce della pioggia, sono accorse per ascoltare le parole di Farinetti. Primo evento sold out del festival. Gente in piedi sulle scale è rimasta per tutto l’incontro pur di far tesoro e riflettere sui punti di vista dell’imprenditore. “Dobbiamo cambiare prospettiva per migliorare il mondo”, ha ribadito più volte.
Ad intervistare Oscar Farinetti il giornalista di Tusciaweb Daniele Camilli e il direttore Carlo Galeotti.
I Pirati della Bellezza – Oscar Farinetti
“Siamo esseri imperfetti e bisogna saper gestire le proprie imperfezioni. Si parte da questo per sperare in un futuro migliore. Se non leggiamo non ce la possiamo fare. Un popolo che non legge non va avanti – ha sottolineato Farinetti -. Leggere aiuta a toglierci qualche dubbio, a mettersi in discussione, a cambiare idea, a cercare di capire le persone e a non giudicarle se non si conoscono, apre la mente, aiuta a gestire le imperfezioni, fa riflettere”.
Dagli errori e da alcuni sbagli con Fico, Farinetti riparte alla grande con una nuova versione del parco del cibo più noto in Italia.
I Pirati della Bellezza – Oscar Farinetti con Carlo Galeotti
“Fico diventerà un gran tour Italia in cui faremo come Goethe, un viaggio lungo la penisola attraversando le regioni. Faremo anche qualcosa legato alla Tuscia, perché questo è uno dei posti dove si mangia meglio in Italia. Io lo so. Viterbo é una delle città più belle d’Italia. Lo so. È uno dei motivi per cui vengo qui e questo perché mi piace venire da voi. Avete un po’ esagerato con le nocciole qui intorno secondo me. Però, io che sono di Alba, e il mio mito è la Ferrero, vi ringrazio perché facciamo un sacco di Nutella con le vostre nocciole che sono buone e noi dalle parti nostre non ne abbiamo”.
Prima dell’evento, Oscar ha fatto visita alla sede di Tusciaweb e poi ha proseguito il tour nella casa editrice Carlo Galeotti Editore dove l’ideatore del festival, Carlo Galeotti, ha omaggiato l’ospite con gli ultimi libri targati Cge.
Una dedica sullo storico libro delle presenze dei Pirati della Bellezza, una testimonianza di chi è passato in questi luoghi e ha lasciato un segno nella città di Viterbo.
“Carlo, adoro le persone come te: i missionari del pensiero applicato. Ho immediatamente colto il tuo meraviglioso disordine creativo, la voglia che hai di lasciare il segno nel territorio in cui sei nato. Grazie per avermi invitato”, scrive l’imprenditore.
Farinetti ha proseguito la serata facendo un salto prima al centro storico di Viterbo, in piazza San Lorenzo, per ammirare la bellezza della città.
I Pirati della Bellezza – Oscar Farinetti alle Terme dei papi
Poi la cena al ristorante stellato targato Terme dei Papi. Al suo arrivo, il titolare Marco a Sensi e sua moglie Vania lo hanno accolto mostrandogli la struttura. Una cena a base di prodotti tipici del territorio selezionati. Dal gambero rosso ai frutti gelati. Per concludere, Oscar Farinetti ha mostrato le sue doti musicali e la passione per la musica. Al pianoforte ha suonato dopo aver ascoltato una piccola esibizione di Marco Sensi.
Federica Focaracci
I Pirati della Bellezza edizione speciale per il Ventennale di Tusciaweb
Viterbo – Farinetti, Di Matteo, Buttafuoco, Travaglio, Sabina Guzzanti, Telese, Nordio e Tajani. Torna i Pirati della Bellezza, edizione speciale per il Ventennale di Tusciaweb, con ministri, procuratori, giornalisti e conduttori. L’evento in programma dal 16 al 28 ottobre a Viterbo quest’anno è dedicato a Don Milani e Alessio Paternesi. E anche quest’anno ci sarà il libro sospeso: I pirati della Bellezza regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento.
I Pirati della bellezza. Il festival della parola e del pensiero, organizzato da Tusciaweb e Piattaforma 2.0, in collaborazione con RadioRadicale.it.
Tanti gli incontri e le presentazioni in cartellone per questa nuova edizione speciale. Tutti ad ingresso libero, fino ad esaurimento posti. La location, la stessa delle passate edizioni, è la sede di Unindustria a via Faul, 17.
Ecco tutti i nomi degli ospiti. Martedì 17, sarà la volta del sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo Nino Di Matteo, a Viterbo con Il patto sporco e il silenzio. Mercoledì 18, approderà ai Pirati della bellezza Pietrangelo Buttafuoco. Il giornalista e scrittore presenterà Beato lui. Panegirico dell’arcitaliano Silvio Berlusconi.
Nino Di Matteo – 17 ottobre – L’evento su Facebook
Uno stop di un giorno e venerdì 20 torneranno ad accendersi i riflettori per Marco Travaglio. Con il giornalista e scrittore si parlerà della sua ultima fatica: Il Santo. Beatificano B. per continuare a delinquere. Domenica 22 sarà la volta di Sabina Guzzanti per la presentazione di AnonniMus. Vecchi rivoluzionari contro giovani robot. Martedì 24 ottobre al festival, il giornalista e conduttore televisivo Luca Telese con Ricomincio da capo, un libro dedicato al Pd. Il 25 e il 28 l’edizione dei Pirati della bellezza 2023 si chiuderà con due rappresentanti del governo Meloni. Mercoledì arriverà a Viterbo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Con il magistrato italiano si parlerà dello stato di diritto e della riforma della giustizia. Sabato Antonio Tajani, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. L’incontro su guerre, migrazioni e nuovi equilibri geopolitici.
Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti e inizieranno alle ore 18. Gli incontri saranno trasmessi in diretta sulla pagina Facebook di Tusciaweb, che quest’anno compie 20 anni di attività, e pubblicati su radioradicale.it.
I giornalisti che volessero seguire un evento si debbono accreditare almeno due giorni prima, inviando copia del tesserino al seguente indirizzo email: redazione@tusciaweb.it. L’accesso è riservato solo a giornalisti accreditati.
“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia” Lorenzo Milani
Don Lorenzo Milani
“Star sui coglioni a tutti…”
“Star sui coglioni a tutti come sono stati i profeti innanzi e dopo Cristo. Rendersi antipatici noiosi odiosi insopportabili a tutti quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce”. “Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. Due formidabili citazioni di don Milani, di altre mille che si potrebbero fare.
A cento anni dalla nascita, la parola potente, cartesiana, profetica di don Lorenzo Milani continua a non farci dormire. Continua ad assillare le coscienze. Continua a “rompere i coglioni”, verrebbe da dire quasi in omaggio allo stesso Milani. Che come Dante, usa la lingua in toto, senza se e senza ma. E al di là delle questioni ideologiche, va detto che forse il lascito più importante di don Milani è proprio la lingua. Il suo scrivere profeticamente con la massima chiarezza e lucidità. Se qualcosa ci ha insegnato don Milani è la potenza prammatica della parola. Parola però che deve essere chiara, netta, petrosa. La stessa potenza e chiarezza del Cristo, ma anche la stessa potenza del Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels. E in tempi in cui si vive in una notte infinita dove tutte le vacche sono nere, tornare a leggere don Milani può essere un modo per uscire dal dormiveglia dogmatico di cui siamo tutti prigionieri.
Don Lorenzo Milani ci ha insegnato che la parola muove gli atomi. Muove gli uomini, le donne e gli Lgbt. Che la parola è tutto. È perfino il cuore dello stato di diritto. Perché “È solo la lingua che ci fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui, perciò tentiamo di educare i ragazzi a più ambizione. Diventare sovrani! Altro che medico o ingegnere. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo”, scrive Milani in Lettera a una professoressa.
E allora appare chiaro, e ancora cartesiano, che I Pirati della Bellezza – Festival della parola e del pensiero, a cento anni dalla nascita del priore, non poteva non essere dedicato a don Lorenzo Milani Comparetti. Lo scrittore, il limpido intellettuale, il profeta del Mugello. Il prete. Uno degli ultimi preti, come diceva un altro grande intellettuale e amico del priore: Michele Ranchetti.
Se c’è qualcuno che sa la parola, non può essere che don Milani. Nipote del grande filologo Domenico Comparetti. A nulla è valso che la chiesa Cattolica schiantasse il tenace e cristallino cervello di un grande intellettuale come Milani sulle pietre dei monti del Mugello. A Barbiana, appunto, dove fu priore. Un carcere ecclesiastico non può fermare la parola di un profeta. E non ha fermato don Milani che da quella piccola chiesa sui monti del Mugello ha vergato parole che hanno scosso l’Italia e non solo.
“Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene”, scriveva il priore nella Lettera ai cappellani militari (toscani). Lettera che lo portò in tribunale per aver difeso gli obiettori di coscienza che disubbidivano alle leggi dello stato. Tutto con la consueta potenza e con il consueto manicheismo consapevole che taglia il mondo in due, che taglia i cervelli in due, che divide il padre dal figlio, come ha annunciato Cristo. Don Milani profeta della parola e della libertà rischia di essere cristallizzato dai poteri ecclesiali e non. Ma è proprio la potenza della sua parola che impedirà il sacrilego misfatto.
E lo impedirà anche il suo essere prima di tutto maestro. In senso alto ma anche nel concreto essere “maestro di scuola”. Perché fino allo spasimo, fino all’ultimo minuto di vita don Milani ha dispensato ai piccoli ragazzi di Barbiana: scuola. Ha trasformato i figli di contadini poveri di montagna in persone che hanno potuto vivere vite da cittadini in una nazione, in quel tempo, piena di speranza e di futuro. Nella certezza che “la scuola sarà sempre meglio della merda”, come disse uno dei ragazzi.
A don Milani dedichiamo tutte le parole e i pensieri del festival. Non per retorica, ma perché crediamo che a lui dobbiamo il nostro essere cittadini del mondo, il nostro essere liberi, il nostro essere figli del nostro tempo.
Carlo Galeotti
Ho voluto più bene a voi che a Dio Vita di don Lorenzo Milani
Don Lorenzo Milani (Firenze 1923 – 1967) è una delle figure più originali e dirompenti dell’universo cattolico del dopoguerra. Il suo nome è legato ad almeno cinque fondamenta- li tematiche: il rapporto tra chiesa cattolica e mondo operaio; la contestazione della scuo- la classista che esclude gli strati subalterni della società e li emargina; la questione della lingua; l’obiezione di coscienza e la nonvio- lenza; lo smantellamento di una struttura con- servatrice all’interno della chiesa cattolica. Figlio di una delle famiglie dell’alta borghesia fiorentina (padre Albano Milani, madre Alice Weiss, ebrea triestina), dopo la conversione entra in seminario a vent’anni e viene ordinato sacerdote quattro anni dopo. Prima è cappellano a San Donato di Calenzano, un grosso centro operaio dove fonderà una scuola po- polare. Poi, in seguito a contrasti con la curia di Firenze, viene esiliato in una parrocchia di montagna con appena un pugno di famiglie: Sant’Andrea a Barbiana. La sua è una pastorale che pone al centro dell’azione la scelta preferenziale per i poveri, come la chiamerà la teologia della liberazione. Se in un primo tempo la Chiesa lo combatte senza esclusione di colpi, a oltre 50 anni dalla morte il tentativo è quello di narcotizzarne il pensiero e imbalsamarne la forza profetica. Farne un santo per mettere a tacere per sempre la sua parola dirompente e potente. Per evirarne il pensiero, la parola, la parola politica, il pensiero politico nel segno della libertà.
Tra i tanti brani che fanno capire il potere della parola profetica di don Lorenzo non possiamo non ricordare un brano denso di potenza e dolcezza per i suoi “figlioli”.
Un brano da brivido: il testamento del priore di Barbiana. Un brano che fa capire che don Milani non è imbalsamabile. Ma continua a essere un tarlo che rumoreggia nel cervello di chiunque abbia letto un suo testo. Il testamento parte con una sparata alla don Milani, ma poi si sgonfia, anzi… cresce e si illumina di tenerezza per i suoi alunni e figliocci. In particolare per Michele e Francuccio Gesualdi. Due ragazzini orfani in pratica adottati dal priore. L’Eda, a cui don Milani fa riferimento nel breve testo, è Eda Pelagatti una sorta di perpetua, quasi una sorella, che ha vissuto con lui un paio di decenni.
Prima a San Donato e poi a Barbiana, nel Mugello.
“Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non ho punti debiti verso di voi, ma solo crediti. Verso l’Eda invece ho solo debiti e nessun credito. Traetene le conseguenze sia sul piano affettivo che su quello economico. Un abbraccio affettuoso, vostro Lorenzo
Cari altri, non vi offendete se non vi ho rammentato. Questo non è un documento importante, è solo un regolamento di conti di casa (le cose che avevo da dire le ho dette da vivo fino a annoiarvi). Un abbraccio affettuoso, vostro Lorenzo
Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non è vero che non ho debiti verso di voi. L’ho scritto per dar forza al discorso! Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo”
Milani, Lorenzo, L’obbedienza non è più una virtù e gli altri scritti pubblici (a cura di Carlo Galeotti), Viterbo, Stampa Alternativa, 1998, pp. 158.
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1967, pp. 166.
Fallaci, Neera, Dalla parte dell’ultimo, Milano, Milano Libri Edizioni, 1974, pp. 606. (Riedito da Rizzoli, 1993, con il titolo Vita del prete Lorenzo Milani).
Per Alessio Paternesi
Un evento, un luogo, una piazza, una via per ricordare il maestro Alessio Paternesi.
Il festival I Pirati della Bellezza, Tusciaweb e Galeotti editore lanciano una campagna per non dimenticare Alessio Paternesi. Maestro di bellezza ed eleganza. Chiediamo alle istituzioni pubbliche (comuni, province, regioni, stato, università…) e ai privati di dedicare un evento, un luogo, una piazza, una via nella Tuscia e in Italia.
Ad Alessio dobbiamo il dono più raro: la bellezza delle sue opere che rimarranno per sempre nella materia e nelle menti di chi ha avuto la fortuna di vederle. Chi ha avuto il privilegio, come chi scrive, di dividere il proprio tempo col tempo del maestro Alessio Paternesi, credo abbia il dovere di ricordarlo in modo adeguato.
Chi ha ricevuto il dono della sua arte, di poter ammirare le sue opere, ha il dovere, credo categorico, di ricordare Alessio Paternesi. Chi ha potuto scambiare parole e pensieri con Alessio, non può non ricordarlo nel modo più impegnativo e, lasciatemelo dire, dolce come era il carattere del maestro.
Ad Alessio questa città, questa provincia, questa nazione deve molto. E spesso il maestro, va detto, non è stato adeguatamente ricambiato. Sì, va fatto onore al maestro della bellezza. Senza di lui, senza Alessio, le nostre vite, spesso avvizzite e aspre, sarebbero state ancora più avvizzite e aspre. Sarebbero state più povere di bellezza, di eleganza, di dolce intelligenza.
E allora il maestro va ricordato e onorato in modo adeguato, se esiste un modo adeguato, dedicandogli un evento, un luogo, una piazza, una via… Anche se sappiamo i problemi che pongono queste due ultime opzioni. Per quanto ci riguarda iniziamo col dedicargli questa edizione dei Pirati della Bellezza e la saletta conferenze della nostra casa editrice. Due piccoli segni di ricordo che vogliono essere un minuscolo apristrada per eventi e luoghi più importanti.
Carlo Galeotti
DIO È UN LIBRO…
Un Libro sospeso per la libertà e la creatività
I Pirati della Bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti, regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento. Grazie a DM Ecologia, We-Com, Saggini Costruzioni, Gedap, Coldiretti Viterbo e CGE Galeotti Editore.
Un libro sospeso è come regalare un canestro di bellezza, intelligenza e incanto… Per la prima volta un festival di libri regala libri. I Pirati della Bellezza regala libri. Un libro è un mondo di idee, di fatti e di racconti che educa alla libertà e alla fantasia. Nella storia c’è stato chi ha bruciato libri, chi li ha messi all’indice, chi li ha disprezzati e calpestati. Noi pensiamo che i libri siano portatori, sani o malati, del virus della libertà e della creatività. Sono capaci di farci scoprire mondi, inferni, paradisi mai visti. Sono capaci di farci vivere milioni di vite che non avremmo mai vissuto. Milioni di avventure. Milioni di piaceri e dolori. Un libro è capace di narrare perfino piaceri e dolori inenarrabili. Un libro, in buona sostanza, è capace di descrivere ciò che non è descrivibile. E subito dopo ci permette di dormire sotto le rassicuranti coperte del nostro piccolo letto. Cento pagine di carta stampata sono in grado di parlarci di Dio e dell’infinito. Di massacri e resurrezioni. Senza infingimenti, senza falsi timori di inadeguatezza. E allo stesso tempo ci spiegano che “ci sono più cose in cielo e in terra di quanto ne possa sognare la nostra filosofia”. Per dirla tutta: Dio, se esiste, non può non essere un libro…
Un meraviglioso libro di luce e di tenebre, ovviamente. Noi intanto, per non saper né leggere né scrivere, regaliamo libri. E lo facciamo nello spirito di una grande capitale della cultura europea: Napoli. Dove nei bar è tradizione lasciare un “caffè sospeso” per un prossimo avventore. Come dire un piccolo dono a uno sconosciuto che crea un legame nel segno della comune umanità e nel segno della gentilezza. Valore ormai desueto e antico.