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I Pirati della bellezza - Il direttore del Fatto quotidiano ieri sera al festival della parola e del pensiero organizzato da Piattaforma 2.0 e Tusciaweb per presentare "Il Santo. Beatificano B. per continuare a delinquere" - Sala strapiena e fila infinita per ascoltare l'opinionista e saggista - FOTO E VIDEO
Viterbo – “Giorgia Meloni è vittima del conflitto di interessi di Berlusconi”. Il direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio ieri sera ai Pirati della bellezza, il festival della parola e del pensiero organizzato da Tusciaweb e Piattaforma 2.0. Piena la sala dell’auditorio di Unindustria a Valle Faul. Tanta la gente in piedi o seduta a terra. Altrettanta, circa un’ottantina di persone, fuori davanti al maxischermo, nonostante la pioggia.
“La guerra dei Melone’s – ha detto Travaglio – è la conseguenza del conflitto di interessi nato con Berlusconi. Il compagno della presidente del consiglio, Andrea Giambruno, è stato smascherato da Mediaset costringendo Giorgia Meloni a cacciarlo di casa. Con tanto di dichiarazione sui social. Con tanto di post scriptum in cui lei dice, ‘alla faccia di chi mi vuole male’. E chi le vuole male, secondo lei, è Mediaset, che non è soltanto un impero televisivo ed editoriale, ma anche il datore di lavoro del suo ex compagno e la cassa di Forza Italia. E chi detiene la cassa di un partito, ne detiene anche le chiavi”.
I Pirati della bellezza, quarto appuntamento. Il libro di Travaglio: Il Santo. Beatificano B. per continuare a delinquere. Il libro definitivo per non dimenticare nulla. “Un libro – come ha detto il suo autore – che si occupa di conflitto di interessi. Per combattere non Berlusconi, che è morto, ma il berlusconismo dopo Berlusconi”.
Marco Travaglio e Carlo Galeotti
“Immaginate che casino c’è dietro un divorzio – ha proseguito Travaglio riferendosi sempre alla vicenda Meloni-Giambruno -. La famiglia Berlusconi ha tenuto in piedi un partito che altrimenti sarebbe morto con il suo leader. E se una famiglia lo fa è perché si aspetta qualcosa in cambio. Ad esempio, Meloni aveva deciso per rimpinguare un po’ la manovra finanziaria proponendo un prelievo sugli extraprofitti delle banche. Banche che, dopo il Covid e le crisi degli ultimi anni, si sono ritrovate più soldi in tasca senza aver fatto niente. Una scelta giustissima quella di Meloni, che però è dovuta tornare indietro. E a farla ritornare indietro è stata Forza Italia, che appartiene a Mediaset e ha una banca. Una banca che non voleva quel prelievo e che, se avesse voluto, avrebbe potuto mettere in crisi il governo Meloni”.
Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni
Giornalista e scrittore italiano, Marco Travaglio dopo la laurea in Storia contemporanea ha iniziato l’attività giornalistica come free lance. Nel 1987 ha conosciuto Indro Montanelli e poco tempo dopo è stato chiamato a collaborare con Il Giornale. Scriverà in seguito per altre testate, tra cui: La Voce, Il Messaggero, Il Giorno, La Repubblica e L’Espresso. Esperto di cronaca giudiziaria, ha dedicato la sua carriera all’indagine dei fenomeni di corruzione in politica e di commistione tra mafia e Stato. La partecipazione a diverse trasmissioni televisive, la collaborazione con Michele Santoro e le pubblicazioni on line hanno incrementato la sua popolarità. È stato vicedirettore del Fatto Quotidiano dal 2010 al 2015, anno in cui ne ha assunto la direzione, ed è autore di numerosi libri.
I Pirati della bellezza – Tutti in fila per vedere Marco Travaglio
“Ho deciso di scrivere il libro – ha spiegato Travaglio – quando ho visto i funerali di stato, dovuti per legge, alla presenza dei presidenti della repubblica e della corte costituzionale. Una presenza che, invece, per legge non era affatto dovuta. E non è mai capitato che un presidente della repubblica sia andato al funerale di un pregiudicato che ha governato il paese per trent’anni. Così come non si capisce bene come un presidente della corte costituzionale abbia potuto partecipare al funerale di uno che ha fatto più leggi anticostituzionali di qualsiasi altro presidente del consiglio”.
Marco Travaglio ai Pirati della bellezza
“Non era dovuto per legge neanche il lutto nazionale – ha poi aggiunto il direttore -. E neanche la santificazione in parlamento. Tanto che se Berlusconi stesso avesse potuto rinascere e vivere quel momento avrebbe sicuramente detto: ‘Smettetela di leccarmi il culo!’. Non solo, ma essendo stato una persona molto intelligente sapeva benissimo che tutti quelli che gli leccavano i piedi non lo facevano perché gli volevano bene. E lo hanno celebrato, solo per celebrare sé stessi. Per poter continuare a fare come ha fatto lui lungo tutto l’arco della sua vita. La politica come alternativa al fallimento. La politica per scaricare i debiti su di noi ed evitare di finire in galera. Dopo 30 anni Berlusconi è morto a piede libero, con i presidenti della repubblica e della corte costituzionale che fingevano piangerlo. Berlusconi in 30 anni è riuscito a tagliare la rete della legalità e del comune senso del pudore lasciandoci un buco che dopo la sua morte nessuno di quelli che lo hanno celebrato vuole chiudere. Per poter continuare a fare i propri interessi attraverso la politica senza dover rendere conto a nessuno. Come Berlusconi, che non ha mai avuto idee, solo interessi, rendendoci, per di più, ridicoli agli occhi del mondo”.
Il Santo è unasorta di requisitoria finale che affronta tutte le questioni che per Travaglio riguardano Berlusconi. Il berlusconismo senza Berlusconi. La truffa all’orfana per la villa di Arcore. Il “fattore Mangano”, il patto con Cosa Nostra e i soldi ai boss. Milano 2 e la loggia P2. I decreti salva-Fininvest di Craxi. L’impero offshore. I giudici comprati. Lo scippo Mondadori. La discesa in campo. Il conflitto d’interessi. Le tangenti, i fondi neri, i falsi in bilancio, le frodi fiscali. Le 60 leggi ad personam e ad aziendam.
Le epurazioni di Montanelli, Biagi, Santoro, Luttazzi & C. Gli inciuci col centrosinistra. La compravendita dei senatori. Le figuracce internazionali. Le menzogne seriali. Le minorenni. Le escort. I bunga bunga a Villa San Martino, a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. I testimoni prezzolati e i complici in galera al posto suo. Le sentenze: dalle assoluzioni per aver commesso il fatto alla condanna. L’inventario dei danni all’Italia. Le migliori intercettazioni su mafia, giornali, Rai e orge a domicilio. E la santificazione finale.
Marco Travaglio ai Pirati della bellezza
“Sarebbe servita una reazione – ha sottolineato Travaglio -. Ed è quello che è mancato e manca ancora oggi. Ed oggi il problema non è Giorgia Meloni in quanto tale, ma la classe dirigente che si è scelta. Con il partito in mano a sua sorella Arianna e un ministro come Lollobrigida, che fra l’altro è suo cognato. Meloni si fida solo di loro e fino all’altro giorno anche di suo marito Giambruno. Il problema di questo paese è come viene selezionata la classe dirigente. Il problema di Meloni non è il fascismo, ma che non è riuscita a mettersi accanto una sola persona di valore”.
Daniele Camilli
I Pirati della Bellezza edizione speciale per il Ventennale di Tusciaweb
Viterbo – Farinetti, Di Matteo, Buttafuoco, Travaglio, Sabina Guzzanti, Telese, Nordio e Tajani. Torna i Pirati della Bellezza, edizione speciale per il Ventennale di Tusciaweb, con ministri, procuratori, giornalisti e conduttori. L’evento in programma dal 16 al 28 ottobre a Viterbo quest’anno è dedicato a Don Milani e Alessio Paternesi. E anche quest’anno ci sarà il libro sospeso: I pirati della Bellezza regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento.
I Pirati della bellezza. Il festival della parola e del pensiero, organizzato da Tusciaweb e Piattaforma 2.0, in collaborazione con RadioRadicale.it.
Tanti gli incontri e le presentazioni in cartellone per questa nuova edizione speciale. Tutti ad ingresso libero, fino ad esaurimento posti. La location, la stessa delle passate edizioni, è la sede di Unindustria a via Faul, 17.
Ecco tutti i nomi dei prossimi ospiti. Venerdì 20 ottobre, dopo un giorno di stop, i riflettori torneranno ad accendersi per Marco Travaglio. Con il giornalista e scrittore si parlerà della sua ultima fatica: Il Santo. Beatificano B. per continuare a delinquere. Domenica 22 sarà la volta di Sabina Guzzanti per la presentazione di AnonniMus. Vecchi rivoluzionari contro giovani robot.
Martedì 24 ottobre al festival, il giornalista e conduttore televisivo Luca Telese con Ricomincio da capo, un libro dedicato al Pd.
Il 25 e il 28 l’edizione dei Pirati della bellezza 2023 si chiuderà con due rappresentanti del governo Meloni. Mercoledì arriverà a Viterbo il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Con il magistrato italiano si parlerà dello stato di diritto e della riforma della giustizia. Sabato Antonio Tajani, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. L’incontro su guerre, migrazioni e nuovi equilibri geopolitici.
Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti e inizieranno alle ore 18.
Gli incontri saranno trasmessi in diretta sulla pagina Facebook di Tusciaweb, che quest’anno compie 20 anni di attività, e pubblicati su radioradicale.it.
I giornalisti che volessero seguire un evento si debbono accreditare almeno due giorni prima, inviando copia del tesserino al seguente indirizzo email: redazione@tusciaweb.it. L’accesso è riservato solo a giornalisti accreditati.
“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia” Lorenzo Milani
Don Lorenzo Milani
“Star sui coglioni a tutti…”
“Star sui coglioni a tutti come sono stati i profeti innanzi e dopo Cristo. Rendersi antipatici noiosi odiosi insopportabili a tutti quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce”. “Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. Due formidabili citazioni di don Milani, di altre mille che si potrebbero fare.
A cento anni dalla nascita, la parola potente, cartesiana, profetica di don Lorenzo Milani continua a non farci dormire. Continua ad assillare le coscienze. Continua a “rompere i coglioni”, verrebbe da dire quasi in omaggio allo stesso Milani. Che come Dante, usa la lingua in toto, senza se e senza ma. E al di là delle questioni ideologiche, va detto che forse il lascito più importante di don Milani è proprio la lingua. Il suo scrivere profeticamente con la massima chiarezza e lucidità. Se qualcosa ci ha insegnato don Milani è la potenza prammatica della parola. Parola però che deve essere chiara, netta, petrosa. La stessa potenza e chiarezza del Cristo, ma anche la stessa potenza del Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels. E in tempi in cui si vive in una notte infinita dove tutte le vacche sono nere, tornare a leggere don Milani può essere un modo per uscire dal dormiveglia dogmatico di cui siamo tutti prigionieri.
Don Lorenzo Milani ci ha insegnato che la parola muove gli atomi. Muove gli uomini, le donne e gli Lgbt. Che la parola è tutto. È perfino il cuore dello stato di diritto. Perché “È solo la lingua che ci fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui, perciò tentiamo di educare i ragazzi a più ambizione. Diventare sovrani! Altro che medico o ingegnere. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo”, scrive Milani in Lettera a una professoressa.
E allora appare chiaro, e ancora cartesiano, che I Pirati della Bellezza – Festival della parola e del pensiero, a cento anni dalla nascita del priore, non poteva non essere dedicato a don Lorenzo Milani Comparetti. Lo scrittore, il limpido intellettuale, il profeta del Mugello. Il prete. Uno degli ultimi preti, come diceva un altro grande intellettuale e amico del priore: Michele Ranchetti.
Se c’è qualcuno che sa la parola, non può essere che don Milani. Nipote del grande filologo Domenico Comparetti. A nulla è valso che la chiesa Cattolica schiantasse il tenace e cristallino cervello di un grande intellettuale come Milani sulle pietre dei monti del Mugello. A Barbiana, appunto, dove fu priore. Un carcere ecclesiastico non può fermare la parola di un profeta. E non ha fermato don Milani che da quella piccola chiesa sui monti del Mugello ha vergato parole che hanno scosso l’Italia e non solo.
“Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene”, scriveva il priore nella Lettera ai cappellani militari (toscani). Lettera che lo portò in tribunale per aver difeso gli obiettori di coscienza che disubbidivano alle leggi dello stato. Tutto con la consueta potenza e con il consueto manicheismo consapevole che taglia il mondo in due, che taglia i cervelli in due, che divide il padre dal figlio, come ha annunciato Cristo. Don Milani profeta della parola e della libertà rischia di essere cristallizzato dai poteri ecclesiali e non. Ma è proprio la potenza della sua parola che impedirà il sacrilego misfatto.
E lo impedirà anche il suo essere prima di tutto maestro. In senso alto ma anche nel concreto essere “maestro di scuola”. Perché fino allo spasimo, fino all’ultimo minuto di vita don Milani ha dispensato ai piccoli ragazzi di Barbiana: scuola. Ha trasformato i figli di contadini poveri di montagna in persone che hanno potuto vivere vite da cittadini in una nazione, in quel tempo, piena di speranza e di futuro. Nella certezza che “la scuola sarà sempre meglio della merda”, come disse uno dei ragazzi.
A don Milani dedichiamo tutte le parole e i pensieri del festival. Non per retorica, ma perché crediamo che a lui dobbiamo il nostro essere cittadini del mondo, il nostro essere liberi, il nostro essere figli del nostro tempo.
Carlo Galeotti
Ho voluto più bene a voi che a Dio Vita di don Lorenzo Milani
Don Lorenzo Milani (Firenze 1923 – 1967) è una delle figure più originali e dirompenti dell’universo cattolico del dopoguerra. Il suo nome è legato ad almeno cinque fondamenta- li tematiche: il rapporto tra chiesa cattolica e mondo operaio; la contestazione della scuo- la classista che esclude gli strati subalterni della società e li emargina; la questione della lingua; l’obiezione di coscienza e la nonvio- lenza; lo smantellamento di una struttura con- servatrice all’interno della chiesa cattolica. Figlio di una delle famiglie dell’alta borghesia fiorentina (padre Albano Milani, madre Alice Weiss, ebrea triestina), dopo la conversione entra in seminario a vent’anni e viene ordinato sacerdote quattro anni dopo. Prima è cappellano a San Donato di Calenzano, un grosso centro operaio dove fonderà una scuola po- polare. Poi, in seguito a contrasti con la curia di Firenze, viene esiliato in una parrocchia di montagna con appena un pugno di famiglie: Sant’Andrea a Barbiana. La sua è una pastorale che pone al centro dell’azione la scelta preferenziale per i poveri, come la chiamerà la teologia della liberazione. Se in un primo tempo la Chiesa lo combatte senza esclusione di colpi, a oltre 50 anni dalla morte il tentativo è quello di narcotizzarne il pensiero e imbalsamarne la forza profetica. Farne un santo per mettere a tacere per sempre la sua parola dirompente e potente. Per evirarne il pensiero, la parola, la parola politica, il pensiero politico nel segno della libertà.
Tra i tanti brani che fanno capire il potere della parola profetica di don Lorenzo non possiamo non ricordare un brano denso di potenza e dolcezza per i suoi “figlioli”.
Un brano da brivido: il testamento del priore di Barbiana. Un brano che fa capire che don Milani non è imbalsamabile. Ma continua a essere un tarlo che rumoreggia nel cervello di chiunque abbia letto un suo testo. Il testamento parte con una sparata alla don Milani, ma poi si sgonfia, anzi… cresce e si illumina di tenerezza per i suoi alunni e figliocci. In particolare per Michele e Francuccio Gesualdi. Due ragazzini orfani in pratica adottati dal priore. L’Eda, a cui don Milani fa riferimento nel breve testo, è Eda Pelagatti una sorta di perpetua, quasi una sorella, che ha vissuto con lui un paio di decenni.
Prima a San Donato e poi a Barbiana, nel Mugello.
“Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non ho punti debiti verso di voi, ma solo crediti. Verso l’Eda invece ho solo debiti e nessun credito. Traetene le conseguenze sia sul piano affettivo che su quello economico. Un abbraccio affettuoso, vostro Lorenzo
Cari altri, non vi offendete se non vi ho rammentato. Questo non è un documento importante, è solo un regolamento di conti di casa (le cose che avevo da dire le ho dette da vivo fino a annoiarvi). Un abbraccio affettuoso, vostro Lorenzo
Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi, non è vero che non ho debiti verso di voi. L’ho scritto per dar forza al discorso! Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo”
Milani, Lorenzo, L’obbedienza non è più una virtù e gli altri scritti pubblici (a cura di Carlo Galeotti), Viterbo, Stampa Alternativa, 1998, pp. 158.
Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1967, pp. 166.
Fallaci, Neera, Dalla parte dell’ultimo, Milano, Milano Libri Edizioni, 1974, pp. 606. (Riedito da Rizzoli, 1993, con il titolo Vita del prete Lorenzo Milani).
Per Alessio Paternesi
Un evento, un luogo, una piazza, una via per ricordare il maestro Alessio Paternesi.
Il festival I Pirati della Bellezza, Tusciaweb e Galeotti editore lanciano una campagna per non dimenticare Alessio Paternesi. Maestro di bellezza ed eleganza. Chiediamo alle istituzioni pubbliche (comuni, province, regioni, stato, università…) e ai privati di dedicare un evento, un luogo, una piazza, una via nella Tuscia e in Italia.
Ad Alessio dobbiamo il dono più raro: la bellezza delle sue opere che rimarranno per sempre nella materia e nelle menti di chi ha avuto la fortuna di vederle. Chi ha avuto il privilegio, come chi scrive, di dividere il proprio tempo col tempo del maestro Alessio Paternesi, credo abbia il dovere di ricordarlo in modo adeguato.
Chi ha ricevuto il dono della sua arte, di poter ammirare le sue opere, ha il dovere, credo categorico, di ricordare Alessio Paternesi. Chi ha potuto scambiare parole e pensieri con Alessio, non può non ricordarlo nel modo più impegnativo e, lasciatemelo dire, dolce come era il carattere del maestro.
Ad Alessio questa città, questa provincia, questa nazione deve molto. E spesso il maestro, va detto, non è stato adeguatamente ricambiato. Sì, va fatto onore al maestro della bellezza. Senza di lui, senza Alessio, le nostre vite, spesso avvizzite e aspre, sarebbero state ancora più avvizzite e aspre. Sarebbero state più povere di bellezza, di eleganza, di dolce intelligenza.
E allora il maestro va ricordato e onorato in modo adeguato, se esiste un modo adeguato, dedicandogli un evento, un luogo, una piazza, una via… Anche se sappiamo i problemi che pongono queste due ultime opzioni. Per quanto ci riguarda iniziamo col dedicargli questa edizione dei Pirati della Bellezza e la saletta conferenze della nostra casa editrice. Due piccoli segni di ricordo che vogliono essere un minuscolo apristrada per eventi e luoghi più importanti.
Carlo Galeotti
DIO È UN LIBRO…
Un Libro sospeso per la libertà e la creatività
I Pirati della Bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti, regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento. Grazie a DM Ecologia, We-Com, Saggini Costruzioni, Gedap, Coldiretti Viterbo e CGE Galeotti Editore.
Un libro sospeso è come regalare un canestro di bellezza, intelligenza e incanto…
Per la prima volta un festival di libri regala libri. I Pirati della Bellezza regala libri. Un libro è un mondo di idee, di fatti e di racconti che educa alla libertà e alla fantasia. Nella storia c’è stato chi ha bruciato libri, chi li ha messi all’indice, chi li ha disprezzati e calpestati. Noi pensiamo che i libri siano portatori, sani o malati, del virus della libertà e della creatività. Sono capaci di farci scoprire mondi, inferni, paradisi mai visti. Sono capaci di farci vivere milioni di vite che non avremmo mai vissuto. Milioni di avventure. Milioni di piaceri e dolori. Un libro è capace di narrare perfino piaceri e dolori inenarrabili. Un libro, in buona sostanza, è capace di descrivere ciò che non è descrivibile. E subito dopo ci permette di dormire sotto le rassicuranti coperte del nostro piccolo letto. Cento pagine di carta stampata sono in grado di parlarci di Dio e dell’infinito. Di massacri e resurrezioni. Senza infingimenti, senza falsi timori di inadeguatezza. E allo stesso tempo ci spiegano che “ci sono più cose in cielo e in terra di quanto ne possa sognare la nostra filosofia”. Per dirla tutta: Dio, se esiste, non può non essere un libro…
Un meraviglioso libro di luce e di tenebre, ovviamente. Noi intanto, per non saper né leggere né scrivere, regaliamo libri. E lo facciamo nello spirito di una grande capitale della cultura europea: Napoli. Dove nei bar è tradizione lasciare un “caffè sospeso” per un prossimo avventore. Come dire un piccolo dono a uno sconosciuto che crea un legame nel segno della comune umanità e nel segno della gentilezza. Valore ormai desueto e antico.