Viterbo – “Un festival che vuole stare a Viterbo ma anche nel mondo. I pirati della bellezza è un laboratorio di idee, pensiero e progetti”. Il direttore di Tusciaweb e ideatore dei Pirati della bellezza, Carlo Galeotti, fa il punto sul festival della parola, del pensiero e dei diritti che si è concluso appena da qualche giorno con l’intervento del giornalista Enrico Mentana. Un festival che ha messo in sinergia parola, pensiero e diritti. Innanzitutto solo in uno stato di diritto puoi pensare e parlare direttamente. “In una dittatura – spiega infatti Galeotti tracciando il fil rouge che tutti gli incontri dei Pirati – l’interesse è che ti comporti in un certo modo. Lo stato totalitario fa poi un passaggio ulteriore cercando di ingabbiare il pensiero delle persone. E non si tratta di impedire di dire cose che vado fuori dal pensiero unico, ma di fare in modo che una cosa diversa dal pensiero totalitario non possa essere addirittura pensata”.
Carlo Galeotti
Direttore Galeotti, quale lezione trai dalla seconda edizione dei Pirati della bellezza?
“Intanto, le persone hanno ricominciato a muoversi liberamente. Durante la prima edizione, durante il lockdown, eravamo preoccupati che la gente non venisse e preferisse guardare gli incontri in streaming. Invece abbiamo fatto sempre il pieno. Con la seconda abbiamo fatto invece lo strapieno, con più persone rispetto a quante ne contenesse la sala. Non solo, ma stiamo sempre di più precisando la struttura del festival puntando sempre di più al mondo dei media. Come dire: cose quasi accidentali che diventano paradigma. Come, ad esempio, le figure istituzionali che abbiamo avuto. Giovanni Maria Flick, ex presidente della corte costituzionale e quindi quinta carica dello stato, nella prima edizione, Pietro Grasso, ex presidente del senato e seconda carica, in quest’ultima. Dopodiché stiamo precisando il fatto che ci occupiamo di diritti, volendo fare di Viterbo la città dei diritti“.
Come?
“Preparando altre iniziative che saranno sempre agganciate ai Pirati della bellezza. Questa volta c’è stato un filo rosso che ha legato tutti gli incontri. E il filo rosso è stato quello dei diritti. Con Capuozzo abbiamo trattato dei diritti dei popoli, con Cazzullo abbiamo affrontato il tema dello stato totalitario. Con Telese un pezzo di storia dello stato repubblicano, con i vari passaggi fatti da Berlinguer all’interno del Partito comunista portandolo a rompere con uno stato totalitario come l’Unione sovietica. Cruciani è stato un nostro alter ego sui problemi dei diritti, pensando che il tema sia tutta una strumentazione politica. I diritti però hanno questo difetto, finché non spariscono non ti accorgi che sono essenziali. Pino Arlacchi ha avviato il filone della mafia. E la battaglia antimafia è una lotta per lo stato di diritto rispetto a qualcuno, come le organizzazioni criminali, che si presenta come un’altra forma di stato. Problema discusso di nuovo con Grasso. Luxuria è il cuore stesso dei diritti. Il diritto delle minoranze come diritti di tutti. Infine con Mentana abbiamo fatto il quadro dell’attualità. Abbiamo quindi analizzato i diritti su più fronti”.
I pirati della bellezza – Toni Capuozzo accolto da Carlo Galeotti
Come si legano i diritti alla parola e al pensiero?
“Innanzitutto solo in uno stato di diritto puoi pensare e parlare liberamente, fatti salvi i reati previsti dal codice penale, ovviamente. In una dittatura l’interesse è invece che ti comporti in un certo modo. Lo stato totalitario fa poi un passaggio ulteriore cercando di ingabbiare il pensiero delle persone. I cervelli. E non si tratta di impedire di dire cose che vadano fuori dal pensiero unico, ma di fare in modo che una cosa diversa dal pensiero dello stato totalitario non possa essere addirittura pensata. Questo significa creare l'”uomo nuovo” o “l’italiano nuovo”. Una operazione politico/antropologica, addirittura. L’obiettivo è formare il modo di pensare delle persone affinché non possano andare al di là di quanto previsto dallo stato. Dall’ideologia di stato. Non a caso il festival è dedicato a José Martí che è stato un grande difensore dei diritti del suo popolo. Un gigante della storia. Grande pensatore, grande giornalista, grande poeta e rivoluzionario patriottico. Quando c’è lo stato diritto e quindi la libertà, si può pensare e parlare liberamente. È questo il fatto essenziale che unisce indissolubilménte la parola, il pensiero e i diritti”.
I Pirati della bellezza sono stati più un festival oppure un modo per ragionare sul pensiero che caratterizza il dibattito nell’attualità?
“Io spero che il festival diventi sempre di più un centro di elaborazione di pensieri. Abbiamo avuto diverse persone interessanti con una propria visione del mondo. Ad esempio Cazzullo rispetto a Mussolini”.
I pirati della bellezza – Enrico Mentana con Carlo Galeotti
Che risultati ha raggiunto il festival?
“Abbiamo fatto innanzitutto il pieno di pubblico. Un pubblico molto spesso qualificato. Persone che sono state in fila, in attesa di entrare e poi partecipare all’incontro. Inoltre, un altro risultato importante è stato l’inizio della collaborazione con Radio radicale. Per cui tutti gli eventi sono sulla piattaforma on line della radio. Questo per dargli anche un respiro nazionale. Un festival, il nostro, che vuole stare a Viterbo ma anche nel Mondo. Voglio anche sottolineare un altro risultato: se si può fare I pirati, si possono fare anche molte altre iniziative da parte di altri soggetti. Diverse iniziative già esistono, fortunatamente, da anni. Noi crediamo che sia importante non una iniziativa, ma una serie di manifestazioni che diano lustro alla città. Pensiamo a un distretto culturale plurale, per capirci. Insomma: speriamo che il successo dei Pirati dia coraggio ad altri per fare altre cose. C’è spazio per tutti, certo si tratta di lavorare molto e bene. È finito il tempo dell’improvvisazione”.
Quanto conta il luogo per un festival, in questo caso l’auditorium di Unindustria a Valle Faul…
“L’auditorium conta. Intanto perché è uno dei luoghi più belli della città, ricavato all’interno di un ex gazometro. Recuperando una struttura industriale abbandonata. Un relitto industriale. Dopodiché è al centro dei due più grossi parcheggi della città ed è tecnologicamente attrezzato. Le stesse Unindustria e Ance ci hanno chiesto di valorizzare la loro sede come uno dei punti di riferimento della città. E, con i Pirati della bellezza, l’auditorium è entrato a far parte, nella mentalità dei viterbesi, dei luoghi dove si fa cultura. Le file di persone per entrare al festival dicono proprio questo”.
Luca Telese nella redazione di Tusciaweb con Carlo Galeotti
Quale è stato l’incontro più bello e quale invece il più interessante?
“Gli incontri più belli sono stati quelli di Capuozzo, a partire dal docufilm. Uomo e giornalista di grande spessore umano e intellettuale, Capuozzo. E poi l’incontro con Grasso, perché ci ha raccontato un Falcone inaspettato, oltre all’eroe antimafia. Un Falcone che scherza e fa scherzi ai suoi colleghi. In un altro ambito semantico è stato molto pregnante l’incontro con Telese che ha raccontato Berlinguer, con la partecipazione di uno degli uomini della scorta, Roberto Bertuzzi. Un incontro che ti fa capire un modo di fare politica differente rispetto a oggi. Il più interessante è stato poi l’incontro con Luxuria che ti fa vedere il mondo con occhi diversi, gli occhi di una transessuale che è diventata parlamentare. Quello più divertente è stato invece quello con Cruciani”.
Il più inaspettato?
“Arlacchi, che ha detto che Andreotti è stato il capo della mafia. Inaspettato. Così come inaspettata è stata la lettera di risposta inviata a Tusciaweb da Stefano. il figlio di Andreotti che, assieme alla sorella Serena, abbiamo avuto come ospiti nel corso della prima edizione dei Pirati. Per parlare proprio dei diari del padre durante gli anni di piombo e dell’uccisione del presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro e di tutta la sua scorta”.
I pirati della bellezza – Pietro Grasso con Carlo Galeotti nella sede di Tusciaweb
Un festival dove comunque si è parlato poco dei libri degli autori, concentrandosi invece su alcuni aspetti della loro produzione intellettuale o del loro particolare punto di vista…
“Sì, molti incontri, se non tutti, sono stati proprio questo. Più che presentare libri, abbiamo presentato e indagato delle vicende che hanno fatto la storia d’Italia e contribuito a costruire il pensiero democratico del paese. Ma in alcuni casi ci siamo basati anche sui libri”.
Il festival ha visto il contributo tutta una serie di imprenditori viterbesi attorno a un evento culturale…
“Intanto gli imprenditori viterbesi si sono dimostrati molto intelligenti e molto sensibili rispetto al tema della cultura e della città, da sempre. Unindustria ha sempre appoggiato gli eventi culturali di Viterbo. Nel caso dei Pirati sono stati anche protagonisti. Il nostro è un festival che costa molto ma si basa solo sul contributo degli imprenditori e dei privati, senza costare nulla ai cittadini. Noi non abbiamo chiesto contributi né al comune, né alla provincia, né alla regione. Il festival I pirati della bellezza è stato fatto solo grazie al mecenatismo degli imprenditori viterbesi e al nostro contributo. Non a caso siamo figli del Rinascimento, di Lorenzo il Magnifico. Dei grandi papi”.
I pirati della bellezza – Giuseppe Cruciani accolto da Carlo Galeotti
Nel corso del festival, probabilmente senza neanche volerlo, c’è stato anche un “prima” e un “dopo”. Una specie di rituale che ha accompagnato tutti gli autori che ne hanno preso parte…
“Il festival si caratterizza, non a caso va detto, per essere un festival accogliente nei confronti dell’autore ospite, anche questo grazie agli imprenditori che hanno partecipato. Dopodiché, quando l’autore arriva, prima del suo intervento, passa per la redazione di Tusciaweb, diventato anche un museo dei media con documenti e giornali, appesi alle pareti, molto rari. Poi passa alla casa editrice, Galeotti editore, un posto dove si costruiscono libri, con una biblioteca che è un vero e proprio giacimento culturale, con documenti attraverso cui vengono poi scritti i libri. Ed è qui che all’autore regaliamo le pubblicazioni della casa editrice. L’accoglienza prosegue poi alla fine dell’incontro con alcuni doni, come il prestigioso vino dell’azienda Cotarella e alcuni testi messi a disposizione dalla fondazione Carivit. Infine la scelta del ristorante Il Gargolo, dove cenano gli ospiti, non è casuale. Oltre alla qualità dei prodotti e del menù, il ristorante si trova nel cuore del centro storico. Centro storico che viene fatto visitare all’ospite, che al termine di tutto va a dormire alle Terme dei Papi, dove ha potuto utilizzare anche la piscina, le terme. Il festival è anche un modo diverso per fa conoscere la nostra città”.
I pirati della bellezza – Aldo Cazzullo con Carlo Galeotti
Un’accoglienza che ha riguardato pure gli spettatori, con il Libro sospeso, passato quest’anno da 40 a 50 copie del testo in presentazione regalate a 50 persone…
“Esatto. Da un modo per far venire le persone, durante la prima edizione, il Libro sospeso è diventato una forma di accoglienza nei confronti degli spettatori. Speriamo, con la prossima edizione, di aumentare anche il numero della copie distribuite, anche se la cosa è molto costosa. I Pirati della bellezza sono di fatto un festival dove non solo puoi ascoltare l’autore di un libro, ma anche avere una copia dello stesso per poter magari continuare ad approfondire le tematiche discusse. Il tutto anche grazie alla libreria Fernandez, che cura il servizio. L’accoglienza è una nostra caratteristica di cui andiamo orgogliosi. E accoglienza vuol dire anche fornire un programma in decine di migliaia di copie curato da un grafico del livello di Simone Iocco di Majakovskij comunicazione. La bellezza del festival è merito anche suo. E poi l’affissione dei manifesti curati da Panta Cz. Anche qui un servizio di alta qualità. Non ultimo, i nostri ospiti sono accolti dai nostri autisti nei luoghi da dove partono e riaccompagnati, grazie anche in questo caso a un’impresa come Centroauto“.
I pirati della bellezza – Carlo Galeotti
Tusciaweb, Galeotti editore e i Pirati della bellezza. Tre realtà “messe al mondo” da te. Quanto conta per un giornale non limitarsi solo al giornale?
“Tutti i giornali stanno facendo iniziative collaterali al giornale stesso.Basta pensare alle iniziative del Corriere della Sera e di Repubblica. Il giornale in sé non basta più”.
Tusciaweb, Galeotti editore e i Pirati della bellezza. Tre realtà, come già detto, che ti vedono come ideatore, fondatore e punto di riferimento. Cosa farà Galeotti da qui a qualche anno?
“Intanto progettare nuovi libri. Una nuova collana. Libri meno sontuosi di quelli attuali, con una tiratura più alta, con una nuova collana che si chiamerà proprio Il libro sospeso. I libri verranno regalati non venduti, sempre se ci saranno sponsor intelligenti. Fino ad ora li abbiamo trovati. Si tratta di mecenati che fanno quello che si faceva nel Rinascimento. Imprenditori orgogliosi del loro fare impresa, della loro impresa. Che sono consapevoli che il frutto del lavoro, delle loro aziende va ricondiviso. Questo arricchisce l’intera società e anche l’immagine delle imprese. Fare cultura fa bene, in buona sostanza. Fa bene anche all’economia”.
I pirati della bellezza – Pino Arlacchi accolto da Carlo Galeotti
Quali saranno le novità della prossima edizione dei Pirati della bellezza?
“Stiamo lavorando già da adesso alla prossima edizione. Stiamo facendo anche un’analisi delle cose che non ci piacciono e da modificare. Stiamo già individuando gli autori e personalità da invitare. Ci saranno cambiamenti pure sulla struttura stessa del festival, come ad esempio inserire dei giorni di pausa. Infine cercheremo di chiudere il festival sempre con l’analisi politica dell’attualità, come abbiamo fatto quest’anno con Mentana”.
A chi sarà dedicato il prossimo festival?
“Ancora non lo so, ma l’idea è di scegliere una donna, garantendo inoltre una sorta di alternanza. La prima edizione aveva come suo punto di riferimento la figura di Frida Kahlo, la seconda José Martí. Con la terza edizione torna dunque una donna. Penso a una figura del tipo di Marlene Dietrich, che da attrice, per giunta tedesca, ha combattuto il nazismo e ne ha pagato lo scotto. Donna di grande fascino e intelligenza, basti vedere a come intrattenne le truppe alleate che combattevano il nazifascismo. Potrebbe essere proprio lei la figura di riferimento, ma non è ancora detto”.
I pirati della bellezza – Vladimir Luxuria alla sede di Tusciaweb con Carlo Galeotti
Il festival ha poi guardato al Lazio Pride di quest’anno come a uno dei suoi termini di riferimento…
“Personalmente ho iniziato a fare politica fin da ragazzo, occupandomi di sociale. Poi la politica che governa in Italia è diventata sempre più povera di idee. Il Lazio Pride mi ha riconciliato con la politica. Appena ho visto la foto del corteo di Viterbo con migliaia di persone, sono partito dal mio ufficio, annullando tutti gli appuntamenti. E ho partecipato al Pride, che è stato veramente una grande emozione perché c’era un clima straordinario da vera politica. Il tutto, con migliaia di ragazzi, di genitori, di famiglie che stavano lì a difendere i diritti dei loro figli, assieme a loro. Stavano in realtà lì a difendere i nostri diritti. I diritti di tutti noi”.
I politici viterbesi sono stati poco o per nulla presenti al festival. Come mai?
“Noi non facciamo il festival per la politichetta viterbese ma per i cittadini. Il festival si inserisce nel dibattito nazionale. Se poi i rappresentanti della politica locale non vengono, come è successo in buona parte, ovviamente è stupefacente, comunque. Peccato per loro: potevano imparare qualcosa. È paradossale che venga un Pietro Grasso, un gigante della storia di questa nazione, e di rappresentante delle istituzioni politiche c’è solo il presidente della provincia, Alessandro Romoli. E questo la dice lunga sulla levatura della classe politica viterbese, non adeguata al tessuto sociale che, non a caso, ha risposto adeguatamente. Basti pensare a quanti rappresentanti di istituzioni locali non politiche sono intervenuti. Ci sono stati anche anche delle eccezioni, va detto, si è visto Alessandro Mazzoli e la segretaria cittadina del Pd, Patrizia Prosperi, ha, in pratica, seguito tutti gli incontri o quasi. Ci sono stati poi diversi sindaci della provincia e un personaggio politico come Ugo Sposetti, ma ha trovato il pieno e non ha potuto assistere. Ma Sposetti, di tutta evidenza, è di un’altra pasta.
Una politica quella viterbese che è chiusa dentro le mura della città e i confini della provincia, senza mai andare oltre. Mai oltre al proprio naso. A parte qualche eccezione, che pure esiste.
Per capire il livello, basti vedere come si è mossa col Lazio Pride la classe politica. Una vera vergogna. Meglio non entrare nel dettaglio.
Tranne poi, quando arriva il vate di turno, che pensano risolverà tutti i problemi, inginocchiarsi come una “ignobile plebaglia”, per dirla con Petrolini. Questo anche quando si tratta di un guitto da commedia dell’arte scadente. Tutto senza mai avere un progetto di città e di provincia. Un’idea di città e di provincia. Ma questo è quel che passa il convento… Quella della presenza dei politici o meno non è, però, per noi una grande questione. Detto con più chiarezza: non ci interessa minimamente”.
Daniele Camilli
Viterbo – Quest’anno il festival I Pirati della Bellezza è dedicato al grande rivoluzionario e poeta José Martí. Ed è dedicato ai diritti. Si terrà dal 17 al 29 ottobre nella sala conferenze di Unidustria a Valle Faul. Ospiti: Toni Capuozzo, Luca Telese, Aldo Cazzullo, Giuseppe Cruciani, Pino Arlacchi, Vladimir Luxuria, Pietro Grasso, Enrico Mentana. Torna anche Il libro sospeso, ma quest’anno regaleremo non più 40 libri, ma 50 libri dell’autore e ospite.
I pirati della bellezza: Toni Capuozzo, Luca Telese, Aldo Cazzullo, Giuseppe Cruciani, Pino Arlacchi, Vladimir Luxuria, Pietro Grasso, Enrico Mentana
Diversi gli eventi speciali: dal reading, un vero spettacolo, di Cazzullo all’incontro a un mese dalle elezioni con Mentana; da Capuozzo che parlerà di guerra in Ucraina, e quindi di diritti dei popoli, a Luxuria che, ricollegandosi al Lazio Pride viterbese, racconterà i diritti Lgbt. Una serie di 8 incontri che si spalmeranno su due settimane. Una occasione per fare il punto sullo stato di diritto e sui diritti. Nonostante la morte della politica, vogliamo continuare a parlare di diritti. Proprio in questo momento. Gli incontri verranno pubblicati dal sito di Radio radicale.
Il festival non ha alcun finanziamento pubblico, è una iniziativa libera che vive grazie ai privati che la sostengono.
Pubblichiamo la presentazione del festival.
Cultivo la rosa blanca…
Yo soy un hombre sincero
De donde crece la palma
Y antes de morirme quiero
Echar mis versos del alma
José Martí – Versos Sencillos – 1891
Morire in battaglia è il sogno magnifico di ogni grande poeta e rivoluzionario. E i diritti dei popoli e degli uomini, qui e ora, sono la poesia del rivoluzionario, del poeta José Martí, che in battaglia morì.
I diritti sono la bellezza del rivoluzionario perché tra poesia, bellezza e diritti non c’è differenza. Sono la stessa cosa.
La seconda edizione dei Pirati della Bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti sarà dedicata ai diritti perché Viterbo deve diventare la città dei diritti. E allora come non ricordare il poeta, giornalista, pittore, filosofo e rivoluzionario indipendentista cubano José Martí?
A José Martí e alla difesa dei diritti è dedicata questa edizione dei Pirati della bellezza. I diritti che Martí in Versos Sencillos poetizza in modo romantico e lirico, tanto che alcune strofe sono diventate una delle canzoni più famose al mondo: Guantanamera. Come non ricordare i versi indimenticabili e suggestivi della mitica canzone: “Con los pobres de la tierra/Quiero yo mi suerte echar.
Con i poveri della terra/voglio condividere la mia sorte”.
“Cultivo la rosa blanca/en junio como en enero/para el amigo sincero/que me da su mano franca /Y para el cruel que me arranca/el corazón con que vivo/cardo ni ortiga cultivo/Cultivo la rosa blanca.
Coltivo una rosa bianca/a giugno come a gennaio/per l’amico sincero/che mi dà la sua mano franca/E per chi mi strappa/il cuore che mi fa vivere/non coltivo né cardo né ortica/Coltivo una rosa bianca”.
GLI EVENTI SONO PUBBLICATI DA RADIORADICALE.IT
Ecco noi coltiviamo la rosa bianca. Piantiamo la rosa bianca su tutto l’altopiano, perché noi sappiamo la bellezza. Sappiamo i diritti, sappiamo la poesia rivoluzionaria. Sappiamo la battaglia, ma anche la magnanimità e la pietas. E allora coltiviamo la rosa bianca anche per il nostro nemico. Soprattutto per il nostro nemico. Coltiviamo i diritti a iniziare da quelli del nostro avversario per crudele che sia e sia stato. Per crudele che continui ad essere. Questo ci differenzia da lui. Questo ci farà convincere. Ci farà vincere insieme. Come ci ha insegnato Cristo, Socrate, Kant, Gandhi e Martin Luther King. Ma pure Nelson Mandela che una volta al potere lavorò per pacificare la sua nazione. E non cercò l’inutile vendetta. La sua vendetta è stata il diritto. La magnanimità. Appunto.
E José Martí è, per queste ragioni – la difesa dei diritti del suo popolo, la lotta al razzismo, la rivendicazione orgogliosa e maestosa dell’indipendenza – è il nostro eroe. Ma lo è anche per suo umanissimo umanesimo che gli fa scrivere frasi in cui tutti noi ci riconosciamo: “I veli della vita cadono a poco a poco, e quando si conosce e rifugge la verbosità inutile, si recupera una sorta di ingenuità del cuore, che negli uomini sensibili, e che siano passati attraverso il dolore, si riflette nella maturità degli anni, nella semplicità della poesia”. Una sorta di poetica del dolore che ci fa tornare bambini. Come Francesco. E solo un rivoluzionario autentico come Martí può dire parole che sono vita e bellezza come queste. E ancora una volta le parole sono tutto.
Carlo Galeotti
José Julián Martí Pérez
José Julián Pérez fu un rivoluzionario del movimento per l’indipendenza cubana, fu anche scrittore, poeta, pittore e filosofo. Nacque all’Avana il 28 gennaio del 1853, nell’allora Cuba spagnola. A sedici anni fondò e diresse La Patria Libre, giornale su cui pubblicò il poema patriottico Abdala. Fu condannato nel 1869 a sei anni di fortezza con l’accusa di tradimento, ma la pena fu commutata nell’obbligo di trasferirsi in Spagna dove continuò gli studi di diritto. Conseguì la laurea in giurisprudenza e in filosofia e lettere. Si trasferì poi in Francia, in Messico e in Guatemala dove nel 1877 ottenne la cattedra di diritto politico.
Rientrato a Cuba fu nuovamente deportato in Spagna per la sua attività politica a favore dell’indipendenza. Si stabilì a New York nel 1880, dove fu corrispondente di diversi giornali latino-americani e ricoprì il ruolo di console aggiunto per il Paraguay, l’Uruguay e l’Argentina.
Nel 1882 pubblicò Ismaelillo (soprannome del figlio José Francisco) e nel 1891 Versos Sencillos (Versi semplici), raccolte di poesie che riguardavano gli affetti, le inquietudini, le melanconie della sua vita e della sua terra. Un modo moderno e innovativo di scrivere versi che si può evincere dalle sue stesse parole: “La poesia deve avere le sue radici nella terra e deve basarsi su fatti reali”.
Uno dei poemi dei Versi semplici fu tempo dopo trasposto in musica in Guantanamera, che è diventata la canzone cubana più famosa.
Nel 1892 fondò il Partito rivoluzionario cubano e Patria, il suo organo di stampa.
Nel 1895 tornò a Cuba dove morì il 19 maggio a Boca de Dos Rios, durante una battaglia dell’insurrezione antispagnola. L’aeroporto dell’Avana lo celebra portando il suo nome.
Laura Ognibene
DIO È UN LIBRO…
Un Libro sospeso per la libertà e la creatività
I Pirati della Bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti, regala una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento. Grazie a Vitauto, Menichelli 1912, We-Com, DM Ecologia, Aquilani Pronto Pools, Vestri e Coldiretti Viterbo.
Un libro sospeso è come regalare un canestro di bellezza, intelligenza e incanto…
Per la prima volta un festival di libri regala libri. I Pirati della Bellezza regala libri. Un libro è un mondo di idee, di fatti e di racconti che educa alla libertà e alla fantasia. Nella storia c’è stato chi ha bruciato libri, chi li ha messi all’indice, chi li ha disprezzati e calpestati. Noi pensiamo che i libri siano portatori, sani o malati, del virus della libertà e della creatività. Sono capaci di farci scoprire mondi, inferni, paradisi mai visti. Sono capaci di farci vivere milioni di vite che non avremmo mai vissuto. Milioni di avventure. Milioni di piaceri e dolori. Un libro è capace di narrare perfino piaceri e dolori inenarrabili. Un libro, in buona sostanza, è capace di descrivere ciò che non è descrivibile. E subito dopo ci permette di dormire sotto le rassicuranti coperte del nostro piccolo letto. Cento pagine di carta stampata sono in grado di parlarci di Dio e dell’infinito. Di massacri e resurrezioni. Senza infingimenti, senza falsi timori di inadeguatezza. E allo stesso tempo ci spiegano che “ci sono più cose in cielo e in terra di quanto ne possa sognare la nostra filosofia”. Per dirla tutta: Dio, se esiste, non può non essere un libro…
Un meraviglioso libro di luce e di tenebre, ovviamente.
Noi intanto, per non saper né leggere né scrivere, regaliamo libri. E lo facciamo nello spirito di una grande capitale della cultura europea: Napoli. Dove nei bar è tradizione lasciare un “caffè sospeso” per un prossimo avventore. Come dire un piccolo dono a uno sconosciuto che crea un legame nel segno della comune umanità e nel segno della gentilezza. Valore ormai desueto e antico.
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