La prima sezione penale della Corte di cassazione ha confermato la decisione con cui il tribunale di sorveglianza di Roma aveva negato il permesso premio a Paolo Esposito, l’ex elettricista di Gradoli condannato all’ergastolo per il duplice omicidio di Tatiana ed Elena Ceoban. Madre e figlia, di 36 e 13 anni, scomparvero da Gradoli il 30 maggio 2009: i loro corpi non sono mai stati ritrovati.
Secondo la suprema corte, la mancata ammissione di colpa non è di per sé un ostacolo alla concessione del beneficio, ma nel caso di Esposito il comportamento mantenuto in carcere – definito “superficiale e privo di qualsiasi segno di revisione o pietà” – conferma l’assenza di un reale processo di rieducazione.
Il tribunale aveva già rilevato che, nonostante la condotta regolare durante la detenzione, l’uomo non ha mai affrontato criticamente il proprio passato né mostrato rimorso per la scomparsa delle due vittime. Per i giudici, questa chiusura interiore è indice di perdurante pericolosità sociale, incompatibile con la concessione del beneficio previsto dall’articolo 30-ter dell’ordinamento penitenziario.
Il ricorso è stato rigettato e il detenuto condannato al pagamento delle spese processuali.












