Estate viterbese - Bomba rock sulla città: piazza stracolma per Piero Pelù, che parla di musica, stampa e politica - Miniconcerto adrenalinico
di Stefania Moretti
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 Piero Pelù intervistato da Francesca Barra a piazza San Lorenzo |
 Piero Pelù a Viterbo |
 Il miniconcerto di Pelù |
 Il miniconcerto di Pelù |
 Il miniconcerto di Pelù |
 Pelù rompe il cubo di carta col logo di Caffeina e lo lancia addosso al pubblico |
Viterbo – “I consigli che ho dato a chi sta governando sono stati visti come una critica. E la critica non è accettata dal pensiero unico”.
Piero Pelù torna sul suo primo maggio di fuoco dal palco di Caffeina (fotogallery – slide).
L’invettiva a Renzi (il “boy scout di Licio Gelli”) e agli 80 euro al posto del lavoro stabile è rimasta per giorni in prima pagina. Lui si è sentito “maltrattato dai media di regime, che hanno scritto fandonie” per screditare il suo messaggio dal concertone. Ma la pioggia di polemiche è “segno dei tempi che corrono”. “Con Berlusca, almeno, si poteva criticare – dice -. Oggi c’è la larga intesa, che vuol dire essere tutti allineati per uno scopo che non necessariamente riguarda i cittadini. Dire quello che si pensa è un atto di ribellione”.
Pelù di ribellione ne sa qualcosa. E’ il motivo per cui è venuto a Viterbo: presentare la sua autobiografia “Identikit di un ribelle”. Sponsor ufficiale dell’evento Enerpetroli.
La giornalista Francesca Barra chiede, lui risponde. In più di mille ascoltano, in una piazza San Lorenzo diventata incredibilmente piccola. L’ex dei Litfiba se la sente quasi stretta: “Neanche una parolaccia si può dire… siamo davanti a una chiesa…”. Cede solo quando afferma che “la musica si può fare con tutto. Anche con due cazzi e tre barattoli”. Licenza poetica che il pubblico apprezza.
Ribellarsi, per Pelù, è un lavoro. “Come stare rock. E’ sensibilità di approfondire. Cercare mille fonti per rifiutare il pensiero monolitico”. Una forza motrice che spinge oltre il pregiudizio, verso la verità. Un ribelle è Erri De Luca, “un nostro grande scrittore italiano”, citato in giudizio per aver appoggiato le proteste no-Tav in Val di Susa. A lui va il primo applauso del rocker fiorentino, mentre il secondo è per Valeria Marchetti, la concorrente bassanese di “The Voice”, che si scioglie quando il suo ex coach la cerca tra la folla.
Dei giornali, lo indigna la mancanza di spina dorsale. “Siamo al 58esimo posto nel mondo per libertà di stampa. Merito anche dei finanziamenti statali: se sparissero, almeno capiremmo davvero da che parte stanno certi giornali”. Ama la musica perché vibra, è libera e sa fare a meno del pensiero unico: “Per quello ci basta la politica – attacca -. Mi auguro che Renzi, che mi ascolta molto quando parlo, capisca anche questo: in tutte le scuole si dovrebbe insegnare musica, perché è fatta di canti, contralti, contrappunti. Così dovrebbe essere l’orchestra della società”.
E se ne va in musica tutto il resto dell’incontro. “El Diablo” regala cinque canzoni alla città. Il concerto più corto e concentrato della storia; una scarica di adrenalina pura. Piero Pelù è un capo che chiama a raccolta il popolo: “Su il culo dalle sedie!”. E la platea corre sotto il palco. Basta parlare. Basta politica. La musica si sente. Si canta. Infiamma. E Pelù, scatenato, non si risparmia. Rompe il cubo di cartone col logo di Caffeina e lo lancia in platea. E’ una festa di braccia e mani che lo cercano, mentre salta da una parte all’altra del palco e invita: “Libera la tua mente, prima che si liberi di te”.
“Toro Loco” la dedica inaspettatamente a un medico viterbese che lo ha curato: Franco Cordelli. Poi la chiusura con “Bomba boomerang”, dal video girato nel Viterbese: “Crediamo che a ogni violenza risponda una violenza uguale e contraria”. Un boomerang. E rispolvera un vecchio refrain da “Il mio nome è mai più”, cantata con Ligabue e Jovanotti: “La pace è l’unica vittoria”.
Stefania Moretti
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