Viterbo – Un male invisibile che può colpire chiunque in qualunque momento. Affrontarlo di petto è l’unico modo per impedire alla depressione di diffondere le sue metastasi e uccidere, come nel caso della mamma di Orte, arrestata per l’omicidio della figlia di cinque mesi.
“Non esiste un vademecum per prevenire la depressione post partum – dichiara lo psichiatra Paolo Crepet -. Quello che esiste è una sofferenza che va indagata. Il nostro mestiere consiste anche in questo: capire in anticipo quando i sintomi si fanno più inquietanti”.
Due mamme. Due tragedie della depressione in due mesi che hanno scosso Viterbo e provincia. Prima Cecilia Maria Frassine, ventun anni, turista austriaca trovata impiccata a un albero, con ai piedi il suo piccolo Matteo Arion, quattro mesi. Strangolato, dirà l’autopsia, confermando la prima ipotesi dell’omicidio-suicidio.
Adesso, il dramma di Mariana Golovataia, trentenne moldava da anni in Italia. I suoi figli sono italiani. Solo il più grande, 5 anni, si è salvato dal raptus della mamma, il 20 luglio scorso. Giulia, cinque mesi, era troppo piccola per ribellarsi a una violenza che la madre ha usato anche contro se stessa: dopo aver annegato la bambina e tentato di uccidere l’altro figlio, Mariana si è riempita di psicofarmaci ed è finita in rianimazione. Era in cura da qualche tempo. Forse troppo poco per bloccare sul nascere il suo male oscuro.
“La brutta notizia è che i segnali della depressione post parto sono estremamente soggettivi – afferma Crepet -. La buona è che margini di prevenzione ci sono sempre, una volta capiti quei segnali. Anche il ruolo delle famiglie è ambivalente: a volte possono essere perfino un ostacolo alle cure, altre un sostegno ed è auspicabile che lo siano, perché per la persona che soffre è importante sentire l’appoggio della propria famiglia nella scelta di intraprendere un percorso terapeutico”.
A psicologi e psichiatri il compito più difficile. “Il loro ruolo è centrale – conclude Crepet -. Devono capire se la persona peggiora, se ci sono minacce anche implicite nei suoi discorsi. Un operatore alle prime armi fa sicuramente più fatica in questo. Contro la depressione post parto occorrono servizi pubblici efficaci, reattivi e capaci di intervenire”.
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