Orte – (r.s.) – Neonata uccisa, altri dieci giorni per la verità.
I due mesi sono scaduti. Ma per i risultati dell’autopsia sulla piccola Giulia, il medico legale chiede una proroga. Altri esami e tra una settimana, massimo dieci giorni, consegnerà la sua relazione al pm Franco Pacifici, titolare dell’inchiesta sulla tragedia di Orte scalo.
L’annegamento per ora resta la prima ipotesi. Ma per confermarla servono altre analisi di laboratorio.
L’autopsia il 22 luglio scorso: è andata avanti per più di due ore al cimitero san Lazzaro di Viterbo.
Per questa tragedia l’unico nome nel registro degli indagati è quello di Mariana Golovataia: è la mamma di Giulia e a febbraio aveva dato alla luce la piccola, sua secondogenita.
Il 20 luglio il dramma nell’appartamento in corso Garbaldi, a Orte scalo: Mariana avrebbe annegato la bimba, cercato di uccidere il figlio di 5 anni e tentato il suicidio.
E’ stato il marito Ghenadie Stavila, rientrando a casa dal lavoro, a trovare la figlia morta, il figlio in stato confusionale e la moglie riversa a terra. Disperati i tentativi di rianimare Giulia, prima da solo e poi con i sanitari, ma per la piccola era già troppo tardi.
Mariana Golovataia è ancora ai domiciliari in una struttura protetta.
A fine mese i risultati dell’autopsia sulla piccola Giulia. A novembre, invece, la relazione dei periti, tra cui quella del neurologo Antonio Maria Lanzetti, redatta dopo la perizia psichiatrica su Mariana. Incideranno profondamente sul futuro delle indagini. Se per i medici, infatti, la giovane madre fosse non imputabile e incapace di intendere e di volere, non subirebbe alcun processo.
Un epilogo più che probabile: la donna era in cura per depressione post-partum dopo la nascita di Giulia. Anche a distanza di giorni, durante il suo ricovero in ospedale, non riusciva a realizzare la tragedia che aveva travolto lei e i suoi bambini.
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