Tribunale - Domani inizia la lunga camera di consiglio dei giudici - La decisione tra giovedì e venerdì
di Holly Golightly
 Tatiana Ceoban |
 Elena Ceoban |
 L'imputata Ala Coeban |
 L'imputato Paolo Esposito |
 L'avvocato di Ala Pierfrancesco Bruno |
 Gli avvocati Enrico Valentini e Paolo Rosati |
 Il pm Renzo Petroselli |
 L'avvocato di parte civile Luigi Sini |
 L'avvocato di parte civile Claudia Polacchi |
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– Volge al termine il processo Gradoli.
Domani inizierà la lunga camera di consiglio dei giudici della Corte d’Assise, che emetteranno la sentenza di primo grado su Paolo Esposito e Ala Ceoban. Gli amanti-cognati. Accusati di aver ucciso Tatiana Ceoban e la figlia Elena, scomparse da due anni senza lasciare traccia.
Il caso che ha diviso l’opinione pubblica e fatto versare fiumi di inchiostro alla stampa si avvia alla conclusione, prevista per giovedì, ma che potrebbe anche slittare a venerdì.
Il pm Renzo Petroselli e gli avvocati di parte civile hanno scelto di non replicare alle difese. Come a dire che, ormai, dopo 11 mesi di processo, 32 udienze e 25 ore di requisitoria e arringhe finali, non c’è più nulla da aggiungere.
Dal 4 giugno 2010, data di inizio del dibattimento, i legali dell’una e dell’altra parte si sono dati accanitamente battaglia. Si sono studiati a vicenda, con occhiate furtive, dalle loro postazioni in aula. Difesa a destra, accusa a sinistra.
Uno scontro durissimo. Sotto gli occhi di una platea sempre presente, che li ha visti bisticciare e fare pace, scambiarsi frecciate in aula e stringersi la mano fuori.
Una vicenda che, per tutti i legali, è diventata molto più che “una semplice questione di lavoro”.
A questo caso gli avvocati Enrico Valentini, Mario Rosati, Pierfrancesco Bruno, Fabrizio Berna, Claudia Polacchi e Luigi Sini hanno dedicato questi ultimi due anni. Tra notti passate su faldoni da migliaia di pagine e interi weekend in tribunale.
Hanno portato il processo nelle loro case e i familiari in aula, curiosi anche loro di sapere come sarebbe andata a finire.
Hanno difeso fino all’ultimo la propria verità.
Ci hanno messo il cuore. Ma anche la faccia. Perché in questa sentenza c’è tutta la fatica di questi due anni. Tutte le opposte argomentazioni in cui si sono arroccate accusa e difesa. Ognuno con la propria tesi. Senza mai indietreggiare di un passo.
“Sapere di avere tra le mani la vita di Paolo Esposito è stato un fardello molto pesante”, ha detto al termine della sua arringa l’avvocato Enrico Valentini. Ed è una frase che può valere per tutte le parti in causa nel processo Gradoli,perché ognuno, in questa vicenda, ha il suo grosso peso da portare.
Ala, forse assassina della sorella e della nipote. In ogni caso, completamente sola a 26 anni e col rischio di passare tutta la vita in cella.
Elena Nekifor e il suo cuore di madre, spezzato dal dolore per le sue due figlie. Sapendo che una potrebbe aver ucciso l’altra.
E poi la bimba di Tania e Paolo, privata d’un tratto di madre, padre e sorella. Una vita sconvolta in un attimo.
Il fardello più grande ricade, ora, sulle spalle dei giudici Maurizio Pacioni, Ernesto Turco e dei giurati popolari, chiamati a decidere del destino dei due imputati. O dentro o fuori. O assolti o condannati.
Delle due verità di accusa e difesa, dovranno sceglierne una. Dare ragione a una parte e torto all’altra. A quel punto, sarà la Corte a pronunciare la sua verità. E nemmeno questa sarà incontrovertibile, perché non spiegherà cos’è successo a Elena e Tatiana il 30 maggio 2009. Né è detto che potrà resistere a eventuali ricorsi in appello e in cassazione.
Chi perde oggi, comunque, ha molto da perdere. Soprattutto Paolo e Ala che con questa sentenza si giocano, in un colpo solo, la loro libertà e il loro futuro. Da soli o insieme.
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