Gradoli – Filmini hard e migliaia di sms. Messaggi scambiati al ritmo di una media di trenta al giorno alla vigilia del duplice delitto. Più eloquenti, secondo l’accusa, della confessione che non c’è mai stata. Liberarsi di Elena e Tatiana per loro era diventata un’ossessione.
In televisione la vicenda degli amanti diabolici di Gradoli, la coppia di cognati Paolo Esposito e Ala Ceoban, legati da una relazione clandestina maledetta, all’insegna di rapporti sessuali spinti e disinibiti. Lui aveva all’epoca il doppio di anni di lei, quaranta contro i venti della ragazzina moldava il cui arrivo in Italia ha stravolto la vita della sorella.
E’ stata dedicata al giallo di Gradoli l’ultima delle cinque puntate della miniserie “Delitti: famiglie criminali”, in onda domenica sera alle 22 su Crime+Investigation sul canale 119 di Sky, on demand fino al prossimo 30 giugno.
Al centro della trasmissione il movente passionale del delitto, la volontà da parte di Esposito di disfarsi della compagna e della figliastra, ingombranti per il prosieguo del suo legame malato con la cognata Ala, che si sarebbe voluta sostituire alla sorella, facendo suoi l’amante e la figlioletta naturale della coppia.
– Stasera il giallo di Gradoli su Crime+Investigation
Tra gli ospiti: la giornalista Stefania Moretti, che a ha seguito l’inchiesta e il processo per Tusciaweb, facendone anche oggetto della sua tesi di laurea; l’ex procuratore capo della repubblica di Viterbo, Alberto Pazienti; l’avvocato di parte civile Luigi Sini, il cui apporto è stato decisivo per le indagini avendo assistito Tatiana nell’ultimo tormentato anno della sua relazione con Esposito, quando la 36enne moldava già sapeva che il compagno la tradiva con la sorella Ala; il difensore Enrico Valentini, che ha sempre sostenuto la tesi dell’allontanamento (non necessariamente volontario) e dell’innocenza di Paolo Esposito, recluso da undici anni a Mammagialla, dove sta scontando l’ergastolo per duplice omicidio e occultamento dei cadaveri; la migliore amica di Tatiana Ceoban, Giuseppina Lombardi, la donna che ha raccolto fino all’ultimo le confidenze della mamma scomparsa assieme alla figlia tredicenne sabato 30 maggio 2009 da Gradoli.
“I cadaveri portati via su una Jeep nera scovata troppo tardi”
Un giallo perché, nonostante le condanne definitive di Paolo e Ala, i corpi delle vittime non sono mai stati ritrovati. Non si sa che fine abbiano fatto i cadaveri di Tatiana e Elena Ceoban, madre e figlia, i 36 e 13 anni, scomparse nel pomeriggio del 30 maggio 2009 da Gradoli.
Potrebbero essere stati scaraventati in un dirupo, in fondo a un pozzo, in una buca scavata apposta in precedenza oppure potrebbero nascondersi nei fondali del lago di Bolsena o sulle pendici del Monte Amiata, dove Ala faceva la badante presso un’anziana di Santa Fiora.
“Dietro la villetta di Gradoli ci sono boschi, voragini, i corpi possono nascondersi in qualsiasi posto”, ha detto l’ex procuratore Pazienti, invitando a visitare i luoghi per rendersi conto di quanto siano impervi.
“Cosa sia successo veramente lo sa solo Esposito – ha proseguito Pazienti – nella villetta sono state trovate tracce di sangue di Tatiana, mentre Elena è stata soppressa senza alcun versamento di sangue.”
“Solo a distanza di anni abbiamo scoperto che Esposito aveva in uso una jeep nera che riteniamo abbia utilizzato per portare via i cadaveri, quando era troppo tardi per la scientifica. Quando è stata rintracciata, non c’erano più macchie consistenti da analizzare”, ha concluso.
“Amanti diabolici traditi da un filmino hard”
Paolo e Ala hanno negato che tra loro ci fosse una relazione clandestina. Un castello di bugie caduto quando l’avvocato di parte civile Luigi Sini ha rivelato l’esistenza di un filmino a luci rosse della coppia, usato tra il 2007 e il 2008 dalla vittima Tatiana per convincere Paolo a rinunciare all’affidamento esclusivo della loro bimba di sei anni in caso di separazione, dopo la scoperta del rapporto morboso esistente tra il compagno e la sorella.
“Sono riprese fatte in una camera che Tatiana non riconosce quindi immaginiamo che fossero in un albergo. Non era semplicemente il filmino fatto con una cinepresa e trasmesso, c’erano i titoli, c’erano le cornici, era stato lavorato”, ha fatto notare illegale. “Non è che quel filmetto è un solo episodio del rapporto tra Ala ed Esposito, ma è frutto di un rapporto piuttosto consistente”, ha spiegato Pazienti.
Paolo agli investigatori aveva detto che Ala, nel 2006, era stata costretta ad andarsene dalla villetta di Gradoli, dove faceva la babysitter alla figlia minore della sorella, perché “esasperata dalle fantasie di Tatiana, che vedeva una relazione che non c’era”.
“Nell’ultimo mese oltre duemila sms con Ala”
Separati in casa. “Dopo l’accordo forzato, Esposito disse a Tatiana: ‘Tu e il tuo avvocato siete stati bravi, ma io sarò più bravo di voi'”.
Nell’ultimo anno e mezzo, le cose tra Tatiana e Paolo, sempre più ossessionato da Ala, sarebbero andate sempre peggio. Lui, secondo quanto riferito dalla vittima al suo legale, la sera sarebbe stato per ore e ore incollato al telefono.
“Solo da giugno a ottobre 2007 Paolo e Ala si sono scambiati sui tredicimila sms, centinaia al giorno, in maniera esagerata anche per un adolescente”, ha detto Sini.
“Dal primo al 30 maggio 2009 si sono scambiati oltre duemila sms, più di trenta al giorno di media – ha proseguito Pazienti – nessuna chiamata alla compagna da parte di Paolo, era sempre lei che lo cercava. Non l’ha cercata neanche la sera della scomparsa e nei giorni successivi”.
In base ai tabulati, che non mentono, quella sera Paolo e Ala erano insieme nella villetta a ripulire la scena del delitto.
“Tocca ammazzarla, non ci andrà mai via dall’Italia”
“Se loro non parlano, parlano i messaggi”, secondo Pazienti. Uno su tutti: “Che succeda una cosa così tocca ammazzarla, perché non ci andrà mai via dall’Italia, qui lei ha una fonte di denaro e tu pensi che lei lo abbandona”. Per il difensore Enrico Valentini semplice slang del comprensorio del lago di Bolsena, un modo di dire in dialetto: “Se stasera non porto le figurine a mio figlio, mi tocca ammazzarlo… lo dico anche io, ma mica lo ammazzo veramente”.
Gli amanti chiamano Tatiana la “stro”.”Ma tu hai capito che la stro fra qualche giorno se ne deve andare?”, scrive Paolo. “No, questo non mi hai detto. Sì, dici sempre che se ne andrà ma de preciso niente”, risponde Ala.
Lei è sempre più insistente: “Ma quando tu riesci a mandarla via io vengo subito a Gradoli?”. E Paolo: “Beh, prima dobbiamo cercare di convincere i miei genitori”. Il piano era quello di sostituire Ala a Tania.
Gli fa pressione: “Se entro il 2009 noi siamo messi ancora così, penso che non ci salva niente e nessuno il nostro rapporto. Se entro la fine di settembre siamo così non c’è più nessuna speranza”.
A settembre 2009 erano entrambi in carcere per duplice omicidio: Paolo dal primo luglio, un mese dopo Ala.
“Passaporti nella villetta, non se ne sono andate volontariamente”
Pochi giorni dopo la scomparsa di Elena e Tatiana, durante il sopralluogo dei Ris del 23 giugno 2009, il ritrovamento dei loro documenti nella villetta ha fatto venir meno l’ipotesi di un allontanamento volontario delle due donne. Erano all’interno di una cartellina gialla, con scritto “storia”, nella cameretta di Elena.
“Ci sono state polemiche sul ritrovamento, il padre di Esposito un ex carabiniere, ha ventilato che ce li avessero messi gli stessi militari, dal momento che la casa era sotto sequestro dall’11 giugno. Ai fini delle indagini, il dato incontrovertibile è che si tratta dei passaporti di madre e figlia, per cui non se ne sono andate da qualche parte, ma sono state uccise”, ha sottolineato Pazienti.
Su un diario vergato a mano, invece, i timori di Tatiana che il compagno e la sorella stessero architettando qualcosa alle sue spalle. “Curioso che, trattandosi di un diario, sia scritto in lingua italiana e non in lingua moldava, che è quella parlata da Tatiana. Come se fosse stato sfatto apposta”, ha detto il difensore di Esposito, Valentini.
Silvana Cortignani
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