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Giallo di Gradoli - Depositato il ricorso in Cassazione dell'accusa contro la sentenza d'appello, che dava otto anni per favoreggiamento ad Ala Ceoban

La procura generale: Fu omicidio premeditato

di Stefania Moretti
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Tatiana Ceoban, la donna moldava scomparsa a 36 anni con la figlia 13enne Elena

Elena Ceoban, la figlia di Tatiana, scomparsa insieme a lei

Elena Ceoban

Paolo Esposito al momento della lettura della sentenza di primo grado

Ala Ceoban durante la lettura della sentenza

Ala Ceoban durante la lettura della sentenza di primo grado

L'avvocato Enrico Valentini

L'avvocato di Esposito Enrico Valentini

L'avvocato Mario Rosati

L'avvocato di Esposito Mario Rosati

L'avvocato Pierfrancesco Bruno

L'avvocato di Ala Pierfrancesco Bruno

Uccisa dal compagno, che la aspetta per ore a casa, tendendole un vero e proprio agguato.

Muore così Tatiana Ceoban. Ne sono convinti i giudici di primo e secondo grado e ne è convinto il procuratore generale Alberto Cozzella, che ha impugnato la sentenza d’appello in Cassazione.

Non è bastata la conferma del carcere a vita per Paolo Esposito, l’elettricista di Gradoli convivente di Tatiana, condannato per averla uccisa insieme alla figlia 13enne di lei, Elena. La procura generale della Corte d’Appello di Roma vuole di più: un epilogo diverso per Ala Ceoban, sorella di Tatiana e amante di Paolo. Da anni legata sentimentalmente al cognato.

La 27enne moldava, condannata anche lei all’ergastolo, ha ottenuto la riforma della sentenza in appello. I giudici romani le hanno dato otto anni per favoreggiamento. Che non è esattamente la stessa cosa del concorso morale riconosciutole in primo grado.

Se, infatti, i giudici romani concordano con i colleghi viterbesi nel ritenere che la giovane badante sia intervenuta dopo l’omicidio, per occultare i cadaveri della sorella e della nipote, la differenza è nella premeditazione. Per la Corte d’Assise di Viterbo c’era; per quella d’appello di Roma no. Per questo la prima sentenza parla di concorso morale di Ala e la seconda di favoreggiamento, con una significativa riduzione della pena. Ma il procuratore Cozzella non ci sta.

Nel suo stringato ricorso in Cassazione – 14 pagine – spiega che ci sono almeno due spie che indicano che il duplice omicidio era stato organizzato. In primo luogo, i movimenti di Ala Ceoban del 30 maggio 2009, giorno in cui di Elena e Tania si perdono le tracce. Ala, che lavorava a Santa Fiora (Grosseto) aveva chiesto un giorno libero da trascorrere con il suo amante. Si vedono ad Acquapendente: lei lo aspetta lì, lui fa la spola da Gradoli e si trattiene, ogni volta, per pochi minuti. La raggiunge al suo arrivo, alle 12,40, poi alle 14, quando le dice di non prendere il bus delle 17,40: la riaccompagnerà lui a casa. Invece c’è un cambio di programma: Esposito non la porta più a Santa Fiora, ma a Gradoli, perché sa che Tatiana ed Elena sono partite per Roma. Questo raccontano i due amanti in aula.

Ma il cellulare di Esposito, tra le 14 e le 15, aggancia celle nella zona di Gradoli e un testimone dice di avergli portato il caffè al cantiere dove lavorava. Non può essere ad Acquapendente, a quell’ora. Quindi non può aver detto ad Ala di aspettarlo. La ragazza, per il procuratore generale, “già sapeva che non avrebbe dovuto prendere l’ultimo pullman per Santa Fiora, perché già aveva deciso, con il suo amante, che doveva rimanere a Gradoli”.

L’altro motivo portante del ricorso è la quasi totale assenza di contatti tra i due amanti il 30 maggio. Paolo e Ala si scambiavano centinaia di sms al giorno. Il 30 maggio solo quattro fino alle 8,10, poi nulla. Ala dice di aver dimenticato i suoi cellulari a Santa Fiora. Ma Paolo come poteva saperlo? Perché, in più di quattro ore, non prova a mandarle nemmeno un messaggio? E’ un silenzio anomalo, per due come loro, abituati a contatti “continui” e “ossessivi”. I giudici di secondo grado non gli danno importanza, ma per il procuratore Cozzella è l'”assoluto travisamento” di un dato processuale “decisivo”, perché prova il tentativo dell’imputata di costruirsi un alibi: “Ala Ceoban – si legge sul ricorso – aveva lasciato i suoi telefoni a Santa Fiora in quanto non doveva scoprirsi la sua presenza a Gradoli il 30 maggio”.

La procura generale chiede, quindi, l’annullamento della sentenza d’appello “nella parte in cui esclude l’aggravante della premeditazione” e insiste sulla condanna di Ala per concorso in duplice omicidio.
Le difese depositeranno in giornata il loro ricorso. Il termine scade oggi.

Stefania Moretti


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30 ottobre, 2012

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