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Ronciglione - A chiederlo è Antonella Litta dell'associazione medici per l'ambiente (Isde) con una lettera inviata alle istituzioni - Qualche mese fa l'inchiesta di Tusciaweb - FOTO E VIDEO

“Che fine ha fatto la Chemical city del lago di Vico?”

di Daniele Camilli
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Ronciglione – “Che fine ha fatto la Chemical city del lago di Vico?”. A chiederlo è Antonella Litta dell’Isde, l’associazione medici per l’ambiente, che qualche giorno fa ha spedito una lettera a tre ministri del governo, difesa, ambiente e salute, al sindaco di Ronciglione, al direttore del centro tecnico logistico interforze Nbc di Civitavecchia, al direttore generale dell’Arpa, Lazio e di Viterbo, e “per opportuna conoscenza” al commissario all’ambiente dell’Unione europea, al prefetto, al presidente della Regione, a quello della provincia, ai direttori, generale e sanitario, della Asl e al presidente dell’ordine dei medici di Viterbo. 

“In relazione alle attività ‘storiche’ che si svolgevano all’interno del perimetro del dismesso magazzino materiali di difesa – Nbc (stoccaggio di armi chimiche) e alla possibile dispersione che potrebbe ancora persistere di sostanze tossiche/cancerogene – scrive Litta – si segnala che il 2 marzo 2010, presso la Provincia di Viterbo, nella riunione convocata sul tema ‘Attività di contrasto al degrado della qualità delle acque del lago di Vico’ fu data comunicazione che nei sedimenti lacustri vicani era stata riscontrata una elevatissima concentrazione di arsenico, noto elemento tossico e cancerogeno, utilizzato anche nella preparazione di armi chimiche, con valori di 647 mg/kg SS (valore soglia 20 mg/kg SS), oltre che elevate concentrazioni anche di Cadmio – 12 mg/kg SS (valore soglia 2 mg/kg SS) – e Nichel – 566 mg/kg SS (valore soglia 120 mg/kg SS)”.


Ronciglione - La Chemical city del lago di Vico

Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico


“L’associazione medici per l’ambiente-Isde di Viterbo – prosegue Litta – per quanto sopra esposto chiede di conoscere, per studio e documentazione, nell’interesse delle comunità residenti e per la tutela della salute pubblica, l’avanzamento dei programmi  di caratterizzazione e bonifica di questa dismessa area militare”.


Ronciglione - I lavori di sistemazione della Chemical city

Ronciglione – I lavori di sistemazione della Chemical city da parte dell’Esercito all’inizio del 2020


La Chemical city, scoperta per la prima volta dall’aviazione inglese nel 1940, è una zona militare che fino alla seconda guerra mondiale ha prodotto armi chimiche per la distruzione di massa. Armi rimaste in deposito al magazzino di materiali Nbc (nucleare, batteriologico, chimico) del lago di Vico anche nei decenni successivi. Fino alla prima bonifica, nel 1996, quando venne tutto alla luce perché una nuvoletta tossica sfuggì al controllo e prese in pieno un ciclista di passaggio. La bonifica della zona è durata anni ed è stata data per conclusa nel luglio 2015. Un’inchiesta di Tusciaweb, pubblicata all’inizio del 2020, ha messo invece in evidenza la condizione critica degli edifici, la presenza di materiali e liquidi, carotaggi abbandonati e documenti militari bruciati oppure sparsi per tutto il terreno. Documentazione che da un lato hanno iniziato a far luce sulla storia del bunker chimico del lago di Vico, dall’altro hanno invece evidenziato condizioni critiche della Chemical city già a partire dagli anni ’60.

Tant’è vero che, come racconta uno dei documenti abbandonati all’interno dell’area, “la buona conservazione dei materiali esistenti” nel magazzino di difesa Nbc del lago di Vico era “seriamente compromessa” già nel 1963. Nel 1992, poi, nella zona militare, c’erano ancora esacloretano, solfuro di sodio, isosolfocinato di allile, solfuro di allile, tetracloruro di carbonio, gelatinizzante israeliano, arseniato di calcio, anidride arseniosa e cloridrina solforica. 


Antonella Litta

Viterbo – Antonella Litta, associazione medici per l’ambiente


Sempre nel 1992, e sempre come spiegano i documenti, l’impianto elettrico non era a norma. Mentre nel 1996, all’inizio dei primi lavori di bonifica, gli edifici della Chemical cadevano a pezzi. Inoltre, ancora nel 1996, due operai portarono alla luce l’esistenza di “una rete di scarico di tutti i piani di lavoro del locale numero 4”. Una rete all’apparenza sconosciuta.

Infine, c’è la lettera di un operaio “conduttore di caldaie” che nel 1991 chiedeva un nuovo inquadramento professionale perché nei 10 anni precedenti avrebbe smaltito “aggressivi chimici e sostanze chimiche tossiche”.

Sono i documenti della Chemical city. Documenti militari che raccontano frammenti di storia del bunker voluto dal fascismo per la produzione di armi chimiche. Documenti che permettono di farsi un’idea possibile di quanto accaduto all’interno di un sito militare rimasto nell’ombra per decenni. Per la prima volta. Anni di cui non si sa ancora niente. Trentasei ettari di terreno nel bel mezzo di una riserva naturale e a poche decine di metri dal lago di Vico. Lì, per oltre cinquant’anni, sono state conservate tonnellate di iprite, fosgene, admsite. In condizioni che forse non erano le migliori in assoluto.


Ronciglione - I documenti abbandonati della Chemical city

Ronciglione – I documenti abbandonati della Chemical city e ancora presenti all’interno dell’area all’inizio del 2020


L’inchiesta di Tusciaweb all’inizio del 2020 ha fatto emergere una zona lasciata nel più completo abbandono, con le recinzioni abbattute, gli edifici distrutti o pericolanti, i carotaggi in giro, tubature che perdevano liquido nero e centinaia di documenti militari bruciati o sparpagliati per tutta la Chemical. Senza considerare la gente che entrava e usciva dalla zona, a proprio rischio e pericolo. Poi è arrivata l’emergenza Covid e non se ne è saputo più niente. Questo dopo i lavori di sistemazione della zona e della recinzione da parte dell’Esercito, che si è subito mosso portando via anche i documenti sparpagliati ancora sul terreno all’inizio del 2020, il rinvenimento di un ordigno bellico ancora presente all’interno della Chemical e l’idea del sindaco di Ronciglione di convocare un consiglio straordinario durante il quale sarebbero stati resi noti gli ultimi dati dell’Arpa sull’area della Chemical.

Durante la prima bonifica, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000, all’interno della Chemical city “vennero trovate – scrive Gianluca Di Feo nel libro Veleni di Stato – almeno 150 tonnellate di iprite del tipo più micidiale, mescolata con arsenico. In più c’erano oltre mille tonnellate di admsite, un gas potentissimo ma non letale usato contro le dimostrazioni di piazza. E oltre 40 mila proiettili di tutti i calibri. Dal terreno sono poi sbucate 60 cisterne di fosgene assassino, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine”.


Ronciglione - I documenti bruciati della Chemical city

Ronciglione – I documenti bruciati della Chemical city e ancora presenti all’interno dell’area all’inizio del 2020


I primi a scoprire l’esistenza del magazzino del lago di Vico furono gli inglesi, sorvolando l’area durante la seconda guerra mondiale. La definizione “Chemical city” si deve infatti a loro.

I documenti militari pubblicati vanno dagli anni ’50 all’inizio del 2000 e permettono di fare un minimo di luce sulle attività svolte nella Chemical city dal dopoguerra agli inizi della bonifica. Quando il sito venne scoperto perché nel 1995 una nuvoletta tossica sfuggi al controllo prendendo in pieno un ciclista che se ne stava andando per fatti suoi fuori dalla zona militare. 


Ronciglione - Chemical city - La mappa della Chemical city

Ronciglione – La mappa della Chemical city


Sono diversi gli aspetti che saltano agli occhi dalla lettura dei documenti. Innanzitutto il possibile quadro generale. Come era fatta e di quanti edifici si componeva la Chemical city del lago di Vico. Il corso d’acqua che attraversava la zona militare. La situazione di degrado di alcuni edifici a partire già dagli anni ’60, il contenuto chimico degli stessi, l’esistenza di una rete di scarico sotterranea sconosciuta e la condizione di lavoro e di salute degli operai all’interno del centro. Interessante la lettera di un operaio “conduttore di caldaie” che per più di dieci anni avrebbe smaltito “aggressivi chimici e sostanze chimiche tossiche”.

Nel 1985, il deputato del partito comunista italiano Famiano Crucianelli rivolse un’interrogazione parlamentare al ministro della difesa Giovanni Spadolini. Chiedeva cosa stesse succedendo all’interno dell’area della Chemical city. Il ministro rispose che “in detto magazzino non vengono prodotti, né detenuti, né sperimentati aggressivi di qualsiasi natura”. I documenti militari pubblicati evidenzierebbero invece che all’interno dei magazzini della zona militare del lago di Vico gli “aggressivi”, come vengono definiti i prodotti chimici dal ministro Spadolini, erano quanto meno “detenuti”. Conservati, in chissà quali condizioni.


Ronciglione - Chemical city - La richiesta d'acqua per il Villaggio dei fanciulli nel 1957

Ronciglione – Chemical city – La richiesta d’acqua per il Villaggio dei fanciulli nel 1957


Tornando ai documenti abbandonati all’interno dell’area della Chemical e portati via dall’Esercito dopo l’inchiesta di Tusciaweb, su uno di questi c’è una mappa realizzata all’inizio degli anni ’90 a supporto dei lavori di rifacimento dell’impianto antincendio. Sulla mappa si vedono una ventina di edifici distribuiti per la maggior parte lungo la stessa strada, quella che taglia in due la Chemical. In mezzo c’è un corso d’acqua proveniente dalle sorgenti di Montefogliano. Il corso d’acqua attraversa in verticale la Chemical city passando per due serbatoi chiamati sulla mappa “serbatoio acqua potabile” e “serbatoio acqua del lago”. Il corso d’acqua si dirige infine verso il lago di Vico.

Un documento del 19 luglio 1957 attesta anche che il sindaco di Ronciglione chiedeva di poter prelevare dal centro chimico del lago di Vico “l’acqua necessaria per alimentare una colonia di 80 ragazzi” del Villaggio del fanciullo di Civitavecchia.

Sulle sponde del lago c’è infine un edificio che con molta probabilità è legato alla Chemical city. Si potrebbe trattare di una stazione di pompaggio. Anch’essa in completo stato di abbandono e con la recinzione caduta in più punti. Edificio da cui sembrano partire delle tubature dirette verso la zona militare.


Chemical City - È iniziata la sistemazione dell'area

Ronciglione – Chemical City – La sistemazione dell’area da parte dell’Esercito all’inizio del 2020


I documenti pubblicati evidenziano anche la condizione in cui era ridotto l’impianto antincendio del magazzino Nbc. Su uno di questi, datato 31 marzo 1992, sta scritto: “si porta a conoscenza – la lettera è diretta al servizio supporto generale – che tutto l’impianto antincendio di questo magazzino, per l’usura del tempo, si è reso inefficiente”.

Anche gli edifici erano ridotti male. C’è infatti un documento del 17 aprile 1963, diretto all’ufficio tecnico della Chemical, in cui si fa il quadro della situazione delle strutture. “1) Palazzina alloggi: Si riconferma integralmente quanto dettagliatamente comunicato con il foglio dello scrivente n. 105 dell’8 febbraio 1962. Gli inconvenienti lamentati si sono maggiormente aggravati con il danneggiamento della copertura, tanto da costituire gravità. 2) Sale di caricamento dello stabilimento: rimangono esistenti gli inconvenienti segnalati col menzionato foglio n. 105 che, alla data odierna, sono diventati più onerosi per l’inclemenza della avversa stagione invernale. Sono stati invece sostituiti i vetri stampati mancanti ai lucernai. 3) Magazzini del deposito: i lamentati inconvenienti di cui al foglio n. 105 permangono integralmente. Nessun provvedimento idoneo è stato attuato. E’ compromessa seriamente la buona conservazione dei materiali esistenti”.

A quali magazzini fa riferimento il documento? Quali materiali? Contenitori pieni di sostanze chimiche? Non solo, ma dal documento emerge che la situazione di degrado era stata evidenziata già nel febbraio del 1962. E a distanza di oltre un anno non era stato fatto ancora niente.


Ronciglione - La Chemical city del lago di Vico

Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico all’inizio del 2020


Per capire che tipo di materiali potessero essere presenti all’interno del magazzino della Chemical city, la cui buona conservazione potrebbe essere già stata “seriamente compromessa” nel 1963, arriva in aiuto un altro documento. Datato 14 agosto 1992 e rivolto al capo servizio supporto generale interno. Il documento in questione riguarda il “controllo impianto antincendio presso deposito lago di Vico”. “A seguito del sopralluogo effettuato in data 6 agosto 1992”, riporta il documento, al “fabbricato n. 3” sarebbe stato in “giacenza il sottoelencato materiale chimico: a) esacloretano, b) solfuro di sodio, c) isosolfocinato di allile, d) solfuro di allile, e) tetracloruro di carbonio, f) gelatinizzante israeliano, g) arseniato di calcio, h) anidride arseniosa. Si richiede – prosegue il documento militare – una ricognizione chimica da parte del personale qualificato per la verifica dello stato di conservazione dei prodotti e per la verifica della compatibilità chimica dei materiali ivi stoccati, con particolare riguardo alle eventuali misure antincendio da intraprendere una volta verificate le condizioni ottimali di immagazzinamento”.

Non solo, ma il documento del 14 agosto 1992, alla voce “mezzi di estinzione esterni occorrenti”, faceva notare che al fabbricato n. 3 mancava l'”attrezzatura elementare”.

In sintesi, il fabbricato n. 3, contenente materiale chimico, non aveva un impianto antincendio adeguato. 


Ronciglione - Chemical city - Il documento del 14 agosto 1992

Ronciglione – Chemical city – Il documento del 14 agosto 1992


Nel fabbricato 13, è lo stesso documento dell’agosto 1992 a riportarlo, c’era invece in giacenza la “cloridrina solforica”. Si fa inoltre “presente che non essendo a norma l’impianto elettrico in generale del deposito, sarebbe opportuna la presenza di estintori nelle vicinanze di prese di corrente, apparecchi ed impianti elettrici presenti nel deposito stesso”. Insomma, il magazzino nucleare, batteriologico e chimico del lago di Vico nel 1992 avrebbe avuto un impianto elettrico che lasciava a desiderare. Anzi, non sarebbe stato proprio a norma.

Una domanda. In che condizioni di sicurezza e salute lavoravano i soldati, gli ufficiali, i sottufficiali e il personale civile presente all’interno della Chemical city?

Nel 1993, cosa che si può ipotizzare dalla lettura dei documenti, i civili che avrebbero lavorato all’interno della Chemical city sarebbero stati una decina. Operai e impiegati. Una ventina gli ufficiali che, ciascuno nel suo ruolo, avrebbero avuto la responsabilità amministrativa della Chemical e una quindicina i soldati, prevalentemente di leva. Il servizio militare fino agli anni ’90-2000 è stato obbligatorio.

Proseguendo ad analizzare la documentazione militare, c’è anche un altro documento, più antico. Risale al 29 dicembre 1958. “Oggetto: avarie all’impianto distribuzione acqua industriale. Da alcuni giorni – spiega nel documento firmato dal ‘chimico principale della zona militare’ – si verificano perdite di acqua industriale in prossimità del primo e del secondo capannone. Dette perdite provocano il rapido svuotamento del pozzo di alimentazione”.


Ronciglione - Chemical city - Il documento del 25 gennaio 1996

Ronciglione – Chemical city – Il documento del 25 gennaio 1996


Ci sono poi due documenti. Entrambi del 1996, l’anno in cui iniziò la prima bonifica della zona. Qualche mese prima l’incidente con il ciclista vittima della fuga di una nuvoletta tossica. L’ultima vittima delle armi chimiche in Europa. Al lago di Vico.

Il primo documento è datato 25 gennaio 1996. “Oggetto: situazione infrastrutture”. “Con la presente – sta scritto – si porta a conoscenza codesto comando, che nel magazzino materiali difesa Nbc di lago di Vico, alcuni locali si trovano in condizioni di avanzato degrado, soprattutto per quanto riguarda i manti di copertura che presentano infiltrazioni di acqua piovana e rischio di cadute tegole dall’alto. In particolare, nei locali n. 10-8-7 si ha il rischio di caduta tegole che risultano lesionate. Nei locali n. 9 e 3 si hanno infiltrazioni di acqua piovana. Inoltre la palazzina del comandante alla sede presenta un avvallamento della copertura con pericolo di crollo”.


Ronciglione - Chemical city - Il documento del 15 febbraio 1996

Ronciglione – Chemical city – Il documento del 15 febbraio 1996


Il secondo è datato 15 febbraio 1996, rivolto al vice direttore dello stabilimento militare materiale difesa Nbc di Civitavecchia. 

“Nel mese di settembre 1995 – riporta il documento del 15 febbraio 1996 – durante la movimentazione dei materiali rottamati, giacenti presso questo magazzino, si è verificata la rottura di un copritombino di ghisa davanti alla porta centrale del locale numero 4.
Per sistemarlo è stato tolto e constatato la eccessiva profondità e grandezza del tombino stesso. Incuriositi, l’operaio… e l’operaio… muniti di lampada e casco protettivi, hanno effettuato una accurata ispezione constatando quanto segue: trattasi di una rete di scarico di tutti i piani di lavoro del locale numero 4 e cioè laboratori, piano terra e seminterrato. Il cunicolo, eseguito ad opera d’arte (a volta), presenta un rivestimento in mattoncini e gress, ed ha una lunghezza di circa 100 metri, divisi in tre tronconi in sequenza discendenti, ed ha uno sfiato verso la superficie ogni 30 metri circa. Alla fine il cunicolo è ostruito da un muro che sembrerebbe la paratia di una vasca di decantazione. Tale cunicolo è alto circa 1,70 metri e largo 1,30 metri e si presenta in buone condizioni. Gli operai non hanno avvertito nessun odore e nessuno ha avuto disturbi fisici”.


Ronciglione - Chemical city - Il documento del 13 marzo 1991

Ronciglione – Chemical city – Il documento del 13 marzo 1991


Ronciglione - Chemical city - Il documento del 13 marzo 1991

Ronciglione – Chemical city – Il documento del 13 marzo 1991


C’è pure la lettera di un operaio del 13 marzo 1991 che potrebbe essere d’aiuto per aprire uno spiraglio su quelle che sarebbero potute essere le condizioni di lavoro e di salute all’interno della Chemical city. L’operaio, un civile, chiede infatti di cambiare mansione e rivestire quella che invece stava svolgendo. “Il sottoscritto – scriveva l’operaio rivolgendosi all’ufficio governo del personale con sede a Civitavecchia – inquadrato ai sensi dell’VIII comma dell’articolo 4 della legge 11 luglio 1980 n.312 nel profilo professionale n. 95 ‘Conduttore di motori navali’ della IV qualifica funzionale in servizio presso il magazzino materiali difesa Nbc di lago di Vico-Ronciglione (Vt), dipendente da stabimiles Nbc di Civitavecchia, proveniente dalla ex carriera ausiliaria e rivestente la ex qualifica di ‘Conduttore patentato di caldaie con certificato di 2° grado A o 2° grado B o 3° grado generale’ Ctg. qualificato, dichiara che a partire dal 1° giugno 1979 a tuttoggi svolge attività connessa alla individuazione, rilevazione, inertizzazione e smaltimento di aggressivi chimici e sostanze chimiche tossiche; disattivazione di residuati bellici a caricamento non convenzionale; caricamento e scaricamento proiettili di vario calibro al fosforo bianco, bidoncini a scoppio con cloridrina solforica e artifizi Mod. 60; allestimento di candele nebbiogene e corredi complementari Nbc”. 

L’operaio stava facendo una cosa che gli competeva fare oppure no? In che condizioni di sicurezza per la propria salute? Inoltre, stando a quanto scrive il lavoratore – “individuazione, rilevazione, inertizzazione e smaltimento di aggressivi chimici e sostanze chimiche tossiche” sarebbero già stati iniziati nel 1979, vale a dire 17 anni prima della bonifica del 1996 di cui si è a conoscenza.


Le armi ritrovate nella Chemical city tra il 1996 e il 2000

Ronciglione – Le armi ritrovate nella Chemical city tra il 1996 e il 2000


Infine, il 18 dicembre 2014, su Tusciaweb, usciva un’intervista fatta ad un ex soldato che, come tanti altri, avrebbe svolto il proprio servizio di leva all’interno della Chemical city del lago di Vico. Tra il 1992 e il 1993. “Dai fusti – dichiarò nel 2014 l’ex militare della Chemical – usciva del materiale visibile anche di notte. Il materiale che usciva formava poi dei ruscelletti che si infiltravano nel terreno. Inoltre, dai ruscelletti veniva su anche del fumo. Come se quel materiale stesse evaporando. E dovevamo stare molto attenti a non inalare questi fumi”. Erano previste delle protezioni per i soldati di pattuglia? “Sì – la risposta -. Avevamo delle maschere antigas. Però non le indossavamo mai. Quando passavamo davanti ai magazzini che contenevano i fusti… trattenevamo il fiato”. I militari sapevano del contenuto dei fusti? Secondo l’ex soldato intervistato qualche anno fa, lui e i suoi compagni sarebbero stati “completamente all’oscuro” di tutto. “Tant’è vero che il nome Chemical city l’abbiamo scoperto dopo. Noi la chiamavamo la ‘Polveriera’. L’unica cosa che ci avevano detto, era che dovevamo fare i pattugliamenti”.

Daniele Camilli


L’inchiesta di Tusciaweb

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28 dicembre, 2020

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