Viterbo – Prestiti a strozzo, ricomincia il processo.
Dovranno tornare in aula i testimoni già ascoltati al processo “Senza tregua”, dal nome dell’operazione che, nel 2013, portò a due arresti per usura ed estorsione. Dopo il cambio del collegio giudicante, fa un passo indietro il processo all’immobiliarista Daniele Califano, alla moglie Giovanna Buzi e al funzionario di banca Antonio Pasquini.
Ieri, parola a un conoscente di uno degli imprenditori taglieggiati: “Mi lasciò dei soldi, prima di partire per la Romania – ha detto il testimone -. Poche centinaia di euro in tutto, una parte per ricaricare la sua carta, una parte per consegnarli a Califano”.
L’imprenditore sarebbe stato costretto a partire per l’Est europeo per sfuggire alle pressioni degli imputati, che avrebbero rivoluto indietro i soldi prestati.
Secondo le indagini della squadra mobile di Fabio Zampaglione, da un prestito iniziale di 35mila euro si arriva, in meno di un anno, a un debito di 70mila. Gli agenti sequestrano montagne di cambiali in bianco. Nel rinegoziare la cifra, gli interessi salgono. E all’usura aggravata si aggiunge l’accusa di estorsione: un ritardo nella consegna dei soldi costa al commerciante un aggravio di 7mila euro su una somma già impossibile da restituire.
L’imprenditore avrebbe anche rischiato di vedersi togliere la casa. Nel luglio 2013, a poche settimane dal blitz della mobile, scrisse una lettera a Tusciaweb per ringraziare gli investigatori: “Avevo un’attività che mi permetteva di vivere dignitosamente, una casetta che, con l’aiuto di un mutuo, mi garantiva un tetto sulla testa e la famiglia vicino, vulnerabile dopo un lutto subito. Mi sono affidato a un “amico” e presto tutto quello che avevo è svanito”.
L’indagine parte a inizio 2013, dalla denuncia di un’imprenditrice viterbese, ritrovatasi a pagare interessi di oltre il 200 per cento su base annua per un prestito di poche migliaia di euro. Partono le intercettazioni: per gli inquirenti Pasquini, tramite il suo impiego in banca, avrebbe adescato imprenditori in difficoltà per poi “affidarli” a Califano. Nel primo blitz della mobile, a marzo 2013, le manette scattano solo per l’immobiliarista, mentre il bancario è indagato a piede libero. Tempo tre mesi e mezzo e anche lui finisce a Mammagialla. Gli arresti domiciliari vengono revocati solo a fine 2013.
A marzo 2017 parleranno altri testimoni dell’accusa, più alcuni di quelli già sentiti.
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