Viterbo – Prende il via stamattina il processo per usura ed estorsione a Daniele Califano.
L’immobiliarista viterbese, arrestato nell’operazione “Senza tregua”, comparirà stamattina davanti ai giudici del tribunale di Viterbo.
Tre gli imputati: oltre che per Califano, il pm Fabrizio Tucci ha chiesto il giudizio immediato anche per la moglie Giovanna Buzi e per il funzionario di banca Antonio Pasquini.
Alla moglie di Califano, si contesta la tentata estorsione in concorso con il marito e il bancario: è tramite la donna, infatti, che gli altri due indagati avrebbero cercato di intascare gli assegni dei familiari di una delle presunte vittime di usura. Di questa accusa devono rispondere solo Califano e Pasquini, imputati anche per estorsione.
Fu un’imprenditrice a denunciare i fatti per prima. Agli agenti della squadra mobile, raccontò di essere finita nella morsa dell’usura per un prestito di poche migliaia di euro. Aveva bisogno di liquidità. Per questo si era rivolta al funzionario di banca Pasquini, che l’avrebbe a sua volta indirizzata a Daniele Califano.
Comincia il valzer degli assegni postdatati e degli interessi alle stelle. La squadra mobile di Fabio Zampaglione parla di telefonate sempre più minacciose. “In una – dice il capo della mobile – Califano si vanta di poter contare su un’agenzia romana di stampo delinquenziale per il recupero dei crediti”. L’8 marzo scatta il primo blitz: carcere per Califano e denuncia a piede libero per Pasquini.
Tempo tre mesi e mezzo e arriva la seconda ordinanza di custodia cautelare. Stavolta anche per Pasquini, con l’iscrizione nel registro degli indagati anche per la moglie di Califano. L’operazione si chiama “Senza tregua”. Come le indagini a tamburo battente degli inquirenti e il continuo stato d’ansia delle vittime. Un’altra è l’imprenditore viterbese che si è detto costretto a fuggire in Romania, dopo essere stato lasciato sul lastrico. In questo caso, all’usura si aggiunge l’estorsione per quei 7mila euro in aggiunta al debito già contratto, per ritardare la restituzione dei soldi.
E poi le case. Califano e Pasquini avrebbero cercato di farle vendere a due imprenditori su tre, anche se, su questo punto, gli indagati si sono difesi tenacemente davanti all’interrogatorio.
Stamattina prima udienza interlocutoria con l’ammissione di documenti e liste testimoni.
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