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Tribunale - Processo Senza tregua - In aula il racconto di una vittima: "A mio fratello avevano prestato 35mila euro"

“Gli usurai volevano la villa di Procida da 400mila euro”

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Daniele Califano

Daniele Califano

Il funzionario di banca Antonio Pasquini

Il funzionario di banca Antonio Pasquini

Viterbo – “Gli usurai volevano la villa di Procida da 400mila euro”. Prestano al fratello 35mila euro, in difficoltà economiche dopo aver ereditato un mutuo dal padre morto. E pur di riaverli indietro (con oltre 25mila euro di interessi) sarebbero stati disposti a tutto. Anche a rifarsi su di lei, sorella dell’imprenditore taglieggiato che, minacciato, era scappato in Romania.

Mercoledì 10 maggio al banco dei testimoni si è seduta lei, entrata – secondo l’accusa – nella morsa dell’usura dell’immobiliarista Daniele Califano, della moglie Giovanna Buzi e del funzionario di banca Antonio Pasquini. Al banco degli imputati invece ci sono loro, accusati a vario titolo di usura ed estorsione.

E’ ottobre 2012 quando la donna, sorella dell’imprenditore taglieggiato, viene a conoscenza di un preliminare di vendita sulla villa di famiglia a Procida. Gliene avrebbe parlato Pasquini, che lavorava nella banca in cui la vittima aveva il conto corrente. Quel preliminare di vendita sarebbe stato firmato dal fratello a Califano, anche a suo nome e della sorella. “La villa – spiega in aula la vittima, costituita parte civile insieme al marito e tre imprenditori – l’abbiamo ereditata da nostro padre. Quando sono venuta a conoscenza del preliminare ho chiamato subito mio fratello. Mi ha detto di essere stato costretto da Califano a stipularlo, a garanzia di un prestito che non riusciva a saldare perché gli interessi aumentavano sempre più”.

Per la villa a Procida, in quel periodo, sarebbe stata in corso una trattativa con un possibile acquirente. “Era interessato alla casa in pieno centro storico: tre piani, doppio salone, sei stanze, balcone e terrazzo vista mare. Se Califano & Co. avessero registrato quel preliminare da 50mila euro, avrei perso la villa e l’acquirente. Mi sono sentita stretta in una morsa infernale”.

Giorni dopo l’immobiliarista si sarebbe presentato a casa della donna, in un paese della provincia. “Vuole da me 60mila euro, a fronte di quanto prestato a mio fratello. Poi scende a 50mila euro. 10mila euro li avrebbe voluti subito dopo il preliminare con l’acquirente della villa e i 40mila alla stipula del rogito, altrimenti si sarebbe preso la casa di famiglia, che valeva 400mila euro”. Per dare a Califano & Co. quei primi 10mila euro la vittima sarebbe stata costretta a dare via la villa in fretta e furia. “L’ho dovuta vendere, anzi svendere a 200mila euro. Dall’ultimo incontro avevano iniziato a tempestarmi di telefonate e alla fine avevo paura a rispondere. Volevano sapere come procedeva la vendita e sono stata costretta a dar via la casa in fretta e furia”.

Venduta la villa, alla vigilia di Capodanno 2012 il marito della donna avrebbe consegnato a Califano quei primi 10mila euro. “I 40mila non glieli abbiamo mai dati perché sono stati arrestati, ma siamo stati minacciati fino a due giorni prima delle manette. Avevano alcune cambiali sottoscritte da mio fratello per altri 10mila euro e sollecitarono il rilascio di una procura a vendere il suo appartamento. Li ho implorati di non procedere altrimenti avrei perso anche la casa in cui vivevo. Sull’appartamento di mio fratello, infatti, c’era una mia garanzia”.

Una testimonianza fiume. Due ore, nel corso delle quali è emerso che Pasquini sarebbe l’intermediario tra Califano e la sua vittima.


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15 maggio, 2017

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