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Acquapendente - Rifugiato denuncia ex datore di lavoro

“Se non mi pagano non posso comprare i vestiti a mio figlio di un anno”

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Abdelrahmane Madi Akounou

Abdelrahmane Madi Akounou

 

Abdelrahmane Madi Akounou

Abdelrahmane Madi Akounou

Acquapendente – Un anno di lavoro pagato a singhiozzo. Sei ore al giorno d’estate e nove d’inverno a “smacchiare”, cioè a caricare la legna sul trattore e a tagliarla. 

Abdelrahmane Madi Akounou, 23enne del Niger, rifugiato, attaccante della Virtus Acquapendente, ha denunciato il suo ex datore di lavoro ai carabinieri e all’ispettorato. Secondo i suoi calcoli gli deve qualcosa come 5400 euro almeno, tra stipendi mensili non pagati in tutto o in parte. 

“Ho un figlio piccolo – dice – devo comprargli i vestiti. Non posso permettermi di non lavorare, né tantomeno di lavorare gratis”. Si stupisce che a sei mesi dalle sue segnalazioni a chi di dovere non si sia mossa foglia. 

La denuncia ai carabinieri di Acquapendente risale al 19 gennaio scorso. Davanti al maresciallo Labianca, Abdel racconta un pezzo della sua storia e di com’è finito a fare il tagliaboschi pensando di avere una paga dignitosa. Invece no.

“Sono in Italia da due anni in un centro d’accoglienza ad Acquapendente – spiega -. Anche mia moglie è in Italia, in un altro centro a Cellere insieme a mio figlio”. Da un amico, viene a sapere di un’offerta di lavoro come taglialegna. Ha bisogno di soldi e non ci pensa molto su. Va a parlare con quello che diventa il suo datori di lavoro e, a luglio 2018, comincia. Sei giorni su sette, dal lunedì al sabato, 6,30-13 d’estate, 7-16 d’inverno. 

“Veniva a prenderci al mattino alle 6,30 con il camioncino bianco e ci portava a Trevivano nei boschi”. Con lui c’erano altri tre giovani africani di Ghana, Sierra Leone e Nigeria, ospiti anche loro di una struttura dell’alta Tuscia. Una volta, dichiara ai carabinieri, il suo ex capo “che era sul trattore ha visto arrivare da lontano i carabinieri e ci ha detto di fuggire per i boschi per non farci trovare sul lavoro… noi ci siamo prima nascosti, poi siamo andati via per non farci trovare. Lavoravamo senza contratto”.

Dei suoi amici e colleghi, dice che lui è stato l’unico ad aver avuto un contratto di lavoro da ottobre a dicembre 2018. E anche l’unico ad avere un minimo di dotazione antinfortunistica. O almeno così risponde al maresciallo: “A me sono state date le scarpe per lavoro, ma agli altri due niente, lavoravano con le loro scarpe”. Non usavano né caschi né guanti. “Siamo tutti ancora alloggiati alla Ospita – conclude Abdel – che ci passa da mangiare e il pocket money. Io sono venuto a denunciare perché ho un figlio di un anno e devo comprargli i vestiti che non gli passano a Cellere. Il denaro che ho guadagnato e che non mi è stato dato mi serve“. 

 


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22 luglio, 2019

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