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Tribunale - Il datore di lavoro è stato arrestato due anni e mezzo fa - Imputato un commerciante cinquantenne

Taglialegna sfruttati, una vittima: “Cinquanta euro al mese invece di 50 euro al giorno”

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Acquapendente – (sil.co.) – Richiedenti asilo sfruttati come taglialegna nei boschi di Acquapendente, è ripreso ieri con la testimonianza delle vittime il processo simbolo della lotta al “caporalato”nelle campagne della Tuscia. 

Sul banco degli imputati un commerciante di legnami cinquantenne di Acquapendente finito agli arresti domiciliari il 23 settembre 2019. Tre gli operai, tutti braccianti agricoli d’origine africana, che si cono costituiti parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti. L’imprenditore è difeso dal legale Enrico Valentini.

Il primo a parlare, ieri, davanti al giudice Elisabetta Massini, è stato un 24enne del Gambia il quale, assistito da una interprete, ha raccontato come da una promessa remunerazione di 50 euro al giorno, si sia ritrovato a percepire 50 euro al mese.


Viterbo - Carlo Mezzetti

L’avvocato di parte civile Carlo Mezzetti


“Quando sono stato assunto, l’imputato mi ha promesso un contratto, dopo due mesi mi ha consegnato un foglio di avviamento al lavoro. Era agosto. Mi ha detto 50 euro al giorno, per lavorare dalle 7 alle 16, con un’ora di pausa a pranzo, sei giorni alla settimana. Il primo mese mi ha pagato 200 euro, il secondo e il terzo 150 euro, il quarto mi ha dato 50 euro”, ha spiegato il 24enne, che a quel punto, assieme ad altri operai, avrebbe chiuso i rapporti di lavoro con il commerciante.

Oltre a non avere mai ricevuto una busta paga, non sarebbe stato neanche dotato dei più elementari dispostivi di sicurezza, nonostante lavorasse con la motosega e caricasse i tronchi tagliati a bordo del trattore,”Io e gli altri – ha detto – ci siamo comprati da soli, con i soldi nostri, le attrezzature di sicurezza”. 

Il primo a denunciare ai carabinieri e all’ispettorato l’ex datore di lavoro, a gennaio di tre anni fa, fu Abdelrahmane Madi Akounou, un 26enne d’origine nigeriana all’epoca attaccante di una squadra di calcio locale. 

In seguito a una seconda denuncia, a settembre il cinquantenne fu arrestato e contro di lui si sono aperti poi due distinti processi, unificati in uno solo a inizio 2020.

Il processo riprenderà il prossimo 15 settembre.


Abdelrahmane Madi Akounou

Abdelrahmane Madi Akounou


L’accusa

Nell’estate del 2019, Abdelrahmane Madi Akounou era ospite da due anni e mezzo dell’allora centro d’accoglienza di Acquapendente quando, a luglio, raccontò a Tusciaweb di un anno di lavoro pagato a singhiozzo e delle sei ore al giorno d’estate e nove d’inverno passate a “smacchiare”, cioè a tagliare la legna e a caricarla sul trattore. 

“Ho un figlio piccolo – si sfogò il giovanissimo papà – devo comprargli i vestiti. Non posso permettermi di non lavorare, né tantomeno di lavorare gratis”.

“I miei assistiti dicono che venivano pagati 300 euro al mese e che erano costretti a lavorare nei boschi senza i più elementari mezzi di protezione, come le scarpe antinfortunistiche e le apposite lenti per proteggere gli occhi. Uno di loro ha anche una lettera dell’Inps dove si dice che il datore di lavoro non gli ha segnato le giornate”, spiegava all’epoca il difensore Carlo Mezzetti. 


La difesa

“Ho chiuso la mia attività, adesso faccio anche io il taglialegna”, fece sapere l’imputato in aula in occasione dell’udienza di ammissione delle prove, a gennaio 2020, tramite il difensore Enrico Valentini, chiedendo la revoca della misura di custodia cautelare cui era sottoposto da quattro mesi. 

“Non ce l’ha fatta a portare avanti la ditta da solo, per cui, dopo l’arresto, non gli è rimasto che arrendersi e chiudere bottega. E siccome sa fare solo il boscaiolo, lui si recava al lavoro negli stessi orari e con le stesse modalità di chi lo accusa, ora lo fa per altri. Con orari e turni di lavoro a discrezione di chi, per fortuna, lo fa lavorare, permettendogli di riuscire ancora a mantenersi”, spiegò il difensore.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 marzo, 2022

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