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Tribunale - Lotta al caporalato - Salgono a due le presunte vittime pronte a chiedere i danni - Ai domiciliari da tre mesi e mezzo col permesso di andare per boschi l'imprenditore

Boscaioli sfruttati, spunta un’altra parte civile contro il taglialegna arrestato a settembre

di Silvana Cortignani
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Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi

Viterbo - Carlo Mezzetti

L’avvocato di parte civile Carlo Mezzetti

Enrico Valentini

Il difensore Enrico Valentini

Acquapendente – Boscaioli sfruttati, salgono a due le parti civili contro il taglialegna arrestato a settembre.

Anche la seconda presunta vittima di un imprenditore dell’Alta Tuscia è un lavoratore extracomunitario, un richiedente asilo d’origine africana come il primo, anche lui assistito dall’avvocato Carlo Mezzetti.

Ai domiciliari da tre mesi e mezzo, l’imputato è Claudio Spiti, il commerciante di legname cinquantenne di Acquapendente arrestato dai carabinieri lo scorso 23 settembre su richiesta del pm Massimiliano Siddi nell’ambito del giro di vite della procura contro lo sfruttamento del lavoro e il fenomeno del caporalato nella Tuscia. 

La costituzione di parte civile è giunta a sorpresa nell’udienza di ieri mattina davanti al giudice Giacomo Autizi, che sarebbe dovuta servire soltanto a formalizzare l’unificazione dei due procedimenti a carico di Claudio Spiti. Entrambi per reati connessi a violazioni della normativa sul lavoro, sono il processo col giudizio immediato in seguito all’arresto dello scorso autunno e il processo col rito ordinario derivato dalle denunce sporte circa un anno fa da tre presunti lavoratori al nero che hanno fatto scattare una più complessa indagine. 

Il cinquantenne, che successivamente li avrebbe assunti e messi in regola, infatti, avrebbe preteso da parte loro orari impossibili e decurtazioni delle buste paga, costringendoli a tagliare boschi per l’intera giornata in cambio di 200 euro al mese.

Spiti, che era presente in aula, ha negato di avere mai visto prima la seconda parte civile. “Io non lo conosco, mai visto”, ha commentato l’imputato di getto, quando il suo presunto ex dipendente ha fatto il suo ingresso in aula. 

Il giudice Autizi, accogliendo la seconda richiesta di costituzione di parte civile, prima di rinviare il processo all’udienza del 27 gennaio davanti alla collega Elisabetta Massini, per l’unificazione del procedimento all’altro scaturito dalle precedenti denunce, ha accolto la richiesta del difensore Enrico Valentini di modificare gli orari del permesso lavorativo, dalle 7 del mattino alle quattro del pomeriggio e non più dalle 6,30 alle ore 15.

“Il mio assistito per vivere fa il boscaiolo e nei boschi, a gennaio, non si può andare prima delle sette, perché sarebbe buio. Per questo, con l’allungarsi delle giornate, c’era la necessità di adeguare gli orari di lavoro”, ha spiegato il legale, sottolineando come l’imputato eserciti in prima persona il mestiere il taglialegna. 

“E’ solo un piccolissimo commerciante di legname, vive in un appartamento minuscolo, gli mancano quattro dita delle mani a causa di infortuni sul lavoro. Chi lo accusa dice che costringeva i boscaioli a recarsi al lavoro alle 5 del mattino, quando chiunque sa che nelle macchie a quell’ora è impossibile andare, perché non c’è luce sufficiente, il sole è troppo basso per cui è ancora buio e non si vede niente”, ribadisce Valentini. 

Silvana Cortignani


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10 gennaio, 2020

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