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Tribunale - Cinque anni fa l'imputato fu arrestato - Tre le parti offese, tutti africani - Secondo un testimone, sarebbero stati pagati 50 euro al mese

Boscaioli stranieri sfruttati, a giudizio datore di lavoro denunciato da richiedente asilo

di Silvana Cortignani
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Acquapendente – Sfruttamento di lavoratori stranieri, non si è ancora concluso quello che sulla carta avrebbe dovuto essere un processo lampo a carico di un imprenditore di Acquapendente attivo nel settore dei legami.

È finito nei guai cinque anni fa, in seguito alla denuncia di un boscaiolo che si è costituito parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti nel procedimento in cui figurano altre due parti offese. Tutti richiedenti asilo d’origine africana. 

Abdelrahmane Madi Akounou, un nigeriano oggi 28enne, è stato il primo a denunciare di essere vittima di un fenomeno che nella Tuscia ha dato vita nell’ultimo quinquennio a una serie di indagini coordinate dalla procura di via Falcone e Borsellino sfociate in più operazioni a carico di presunti datori di lavoro fuorilegge.


Abdelrahmane Madi Akounou

Abdelrahmane Madi Akounou, è stato il primo a denunciare


L’ultimo stop risale a ieri, quando l’udienza è stata rinviata alla prossima primavera, ma solo per una nuova calendarizzazione, in seguito alla tre giorni di astensione degli avvocati penalisti per il diritto di difesa e contro il sovraffollamento delle carceri.

Sul banco degli imputati un commerciante di legnami cinquantenne di Acquapendente finito agli arresti domiciliari il 23 settembre 2019 e poi a processo col giudizio immediato, difeso dall’avvocato Enrico Valentini.

Tra i testimoni già sentiti in tribunale, un 26enne del Gambia il quale, assistito da una interprete, ha raccontato come da una promessa remunerazione di 50 euro al giorno, si sia ritrovato a percepire 50 euro al mese. 

Il primo a denunciare ai carabinieri e all’ispettorato l’ex datore di lavoro, a gennaio di cinque anni fa, fu Abdelrahmane Madi Akounou, un 28enne d’origine nigeriana all’epoca attaccante di una squadra di calcio locale. 

In seguito a una seconda denuncia, a settembre di cinque anni fa il cinquantenne fu arrestato e contro di lui si sono aperti poi due distinti processi, unificati in uno solo a inizio 2020.


Carlo Mezzetti

Il difensore di parte civile Carlo Mezzetti


L’accusa. Nell’estate del 2019, Abdelrahmane Madi Akounou era ospite da due anni e mezzo dell’allora centro d’accoglienza di Acquapendente quando, a luglio, raccontò a Tusciaweb di un anno di lavoro pagato a singhiozzo e delle sei ore al giorno d’estate e nove d’inverno passate a “smacchiare”, cioè a tagliare la legna e a caricarla sul trattore. “Ho un figlio piccolo – si sfogò il giovanissimo papà – devo comprargli i vestiti. Non posso permettermi di non lavorare, né tantomeno di lavorare gratis”. “I miei assistiti dicono che venivano pagati 300 euro al mese e che erano costretti a lavorare nei boschi senza i più elementari mezzi di protezione, come le scarpe antinfortunistiche e le apposite lenti per proteggere gli occhi. Uno di loro ha anche una lettera dell’Inps dove si dice che il datore di lavoro non gli ha segnato le giornate”, spiegava all’epoca il difensore Carlo Mezzetti. 

La difesa. “Ho chiuso la mia attività, adesso faccio anche io il taglialegna”, fece sapere l’imputato in aula in occasione dell’udienza di ammissione delle prove, a gennaio 2020, tramite il difensore Enrico Valentini, chiedendo la revoca della misura di custodia cautelare cui era sottoposto da quattro mesi. “Non ce l’ha fatta a portare avanti la ditta da solo, per cui, dopo l’arresto, non gli è rimasto che arrendersi e chiudere bottega. E siccome sa fare solo il boscaiolo, lui si recava al lavoro negli stessi orari e con le stesse modalità di chi lo accusa, ora lo fa per altri. Con orari e turni di lavoro a discrezione di chi, per fortuna, lo fa lavorare, permettendogli di riuscire ancora a mantenersi”, spiegò il difensore.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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8 febbraio, 2024

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