Tribunale - Lotta al caporalato - Imputato un 63enne attivo nel settore delle ceramiche - Dipendenti alloggiati in un container nello stabilimento
di Silvana Cortignani
 Carabinieri del lavoro  L’avvocato di parte civile Walter Pella |
Gallese – Denunciato da tre operai marocchini “cessati” a giugno 2018, a distanza di un anno e dopo una lunga serie di sopralluoghi e controlli si è trovato nei guai il datore di lavoro, un 63enne titolare ex lege e di fatto di due società che operavano sotto lo stesso tetto in uno stabilimento del comune di Gallese, specializzato nella produzione di stoviglie di ceramica.
Presunte vittime un operaio oggi 81enne, un 38enne e un 28enne. Il 63enne è imputato di sfruttamento aggravato dallo stato di bisogno degli operai, costretti tra il 2016 e il 2018 a vivere in alloggi di fortuna e retribuiti secondo l’accusa in modo sproporzionale rispetto alla quantità di lavoro prestato
Al primo accesso, effettuato l’11 dicembre 2018, i carabinieri dell’ispettorato del lavoro trovarono all’opera una ventina di dipendenti. “Otto regolari, uno al nero, tre ex dipendenti e altri nove in nero per una cooperativa che aveva l’appalto”, ha spiegato mercoledì uno dei militari che hanno condotto le indagini al processo in cui il titolare è imputato di caporalato.
Il successivo mese di febbraio, su disposizione della procura, pm Stefano D’Arma, all’epoca titolare di più fascicoli analoghi, aperti per contrastare il dilagante fenomeno dello sfruttamento di lavoratori nella Tuscia. sono stati sentiti in caserma i tre operai che avevano sporto denuncia contro l’ex datore di lavoro. Intanto lo stabilimento è stato fatto oggetto di verifiche anche da parte della Asl
“Gli operai, per i quali l’imputato era l’unico referente, pur dipendendo da società diverse, lavoravano tutti in un unico ambiente. I colleghi della Asl hanno trovato cucina e bagni sporchi, i locali carenti dal punto di visto igienico. All’esterno, invece, dietro il capannone della produzione, c’era un container dove alloggiavano alcuni operai, che vivevano lì e ci dormivano anche, perché abbiamo trovato predisposte delle brande. Anche lì tutto sporco. Nel piazzale, infine, c’era una vecchia roulotte abbandonata e fatiscente, che presumibilmente era stata sostituita col container”, ha proseguito il teste.
Gli operai marocchini sarebbero stati assunti inizialmente con contratto part-time a 25 ore, poi a 39 e 40 ore, secondo il libro unico, non risultando pagati straordinari, ore supplementari e festivi nonché violando la normativa relativa a orari, riposi settimanali e ferie.
Nel corso dell’udienza è emerso un fatto curioso, e cioè che nonostante le tre presunte parti offese si siano costituite parte civile con l’avvocato Walter Pella, non sono nella lista testi dell’accusa, che ha chiesto di poterli interrogare in aula ex articolo 507. D’accordo l’avvocato Pella, si è opposta la difesa, mentre il giudice ha ritenuto l’adempimento “assolutamente necessario, anche a tutela dell’imputato”, disponendone la citazione per la prossima udienza.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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