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Viterbo - Operazione "Senza tregua" - Il funzionario di banca A. P. e Daniele Califano in manette per usura ed estorsione a un commerciante

O paghi il debito o ci prendiamo la villa

di Francesca Buzzi
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Il funzionario di banca A.P.

Il funzionario di banca A.P.

Daniele Califano

Daniele Califano

Le immagini degli incontri dei due con alcune vittime

Le immagini degli incontri dei due con alcune vittime

Le immagini degli incontri dei due con alcune vittime

Fabio Zampaglione e Marco Buttinelli con i loro uomini

Fabio Zampaglione e Marco Buttinelli con i loro uomini

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

Il sostituto commissario Marco Buttinelli

Il sostituto commissario Marco Buttinelli

Usura aggravata, estorsione, tentata estorsione ed esercizio abusivo dell’attività di mediazione.

Questi i capi d’accusa dei quali sono chiamati a rispondere il funzionario di banca 52enne, A. P., e Daniele Califano, già in carcere per reati dello stesso tipo.

Il blitz della squadra mobile di Viterbo, coordinata da Fabio Zampaglione, e degli uomini della sezione reati contro il patrimonio, guidati dal sostituto commissario Marco Buttinelli, è scattato questa mattina all’alba con l’arresto di A. P. e di Califano, che comunque era già rinchiuso a Mammagialla.

Gli agenti hanno sequestrato anche una serie di documenti e di titoli bancari, oltre a diverse perquisizioni domiciliari e di uffici.

L’operazione, denominata “Senza tregua”, è stata illustrata questa mattina in una conferenza stampa dal capo della mobile Zampaglione ed è, in sostanza, il seguito del primo arresto effettuato dalla polizia l’8 marzo scorso, giorno in cui finì in manette, appunto, Daniele Califano.

“Il nome dell’operazione – spiega Zampaglione – è già indice del continuo lavoro di pedinamento e intercettazione che i nostri uomini hanno portato avanti in questi mesi, dopo i primi riscontri del marzo scorso e che ci hanno portato a scoprire il sistema, molto ben architettato, con il quale i due arrestati avrebbero messo sotto scacco le loro vittime”.

Califano e il funzionario di banca, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gestivano insieme la presunta attività di estorsione, ricoprendo ruoli ben precisi.

“Per chiarire meglio – continua Zampaglione – possiamo dire che A.P. faceva “il buono” e Califano “il cattivo”. In pratica il funzionario, proprio grazie al suo lavoro, aveva il primo contatto con chi aveva bisogno di prestiti o si trovava in difficoltà economiche, mentre Califano entrava in gioco successivamente, come colui che avrebbe potuto prestare i soldi. Quando quest’ultimo spingeva l’acceleratore per indurre le vittime a pagare, l’altro tentava di mediare e di mostrarsi più disponibile a una dilazione”.

Tante le vittime finite nella rete dei due, come dimostrerebbero le decine e decine di cambiali che la squadra mobile ha scoperto e sequestrato durante l’operazione. Tra di loro c’è anche un commerciante viterbese che, dopo un grave lutto familiare, si era trovato ad ereditare un mutuo molto onoreso, che da solo non riusciva più a pagare.

“Captando immediatamente la situazione – racconta il capo della mobile – il funzionario di banca si rende disponibile con il commerciante a presentargli qualcuno che gli potesse prestare quei soldi, ovvero Califano.

La somma iniziale è di 35mila euro, ma alla vittima vengono fatti firmare effetti per 42mila euro. Il debito non viene saldato e la cifra cresce. In meno di un anno si arriva a 60mila. Poi, dopo un’ulteriore ritardo, i due si fanno intanto consegnare 7mila euro in contanti e in più aggiungono altri 10mila euro alla somma totale”.

Ma i soldi non bastano. I due, infatti, vengono a sapere che il commerciante era comproprietario, insieme alle sue due sorelle, di una villa in una località di villeggiatura del valore di 400mila euro.

“Visto che i soldi tardavano e il commerciante era in seria difficoltà – prosegue Zampaglione – A. P. e Califano hanno pensato bene di fargli firmare un preliminare di vendita per quella casa da 400mila euro, come garanzia di pagamento”.

Il pressing sull’uomo continua fino a un episodio che poi farà precipitare gli eventi. “Un individuo – precisa il capo della mobile – si presenta con fare minaccioso nel negozio del commerciante spaventandolo al punto tale che lui, nei giorni successivi, si decide a scappare all’estero per non subire più le pressioni quotidiane che non lo facevano più vivere.

I due complici, allora, si rivolgono alle sorelle, ignare della firma del preliminare di vendita che il fratello aveva fatto anche a loro nome ma a loro insaputa sulla villa da 400mila euro, pretendendo i soldi da loro e invitandole a versare subito 10mila euro e poi a vendere l’immobile e a consegnarli la parte spettante al commerciante scappato all’estero”.

Un giro vizioso e costruito nei minimi dettagli, nel quale sembra invischiata anche la moglie di Califano.

“Alla signora – conclude Zampaglione – è stato notificato un avviso di garanzia per estorsione e tentata estorsione in concorso poiché sembra che tramite lei si sarebbe provato a incassare gli assegni dei familiari del commerciante”.

Le vittime, come già detto, sono diverse. Oltre al negoziante di Viterbo ci sarebbe anche un’altra imprenditrice che per ristrutturare il suo locale aveva bisogno di 2800 euro e alla quale i due avrebbero invece chiesto dopo tre mesi 5400 euro, applicando quindi un interesse di quasi il 300%.

“L’operazione è stata gestita dal pm Fabrizio Tucci – spiega infine Zampaglione – e gli arresti sono stati convalidati dal gip Francesco Rigato. Ad avvalorare le nostre tesi, infine, c’è anche una grossa mole di messaggi, e-mal e fax che il funzionario avrebbe inviato al commerciante all’estero dopo l’arresto di Califano l’8 marzo scorso. A. P., infatti, temendo di essere ormai finito  nel mirino delle forze dell’ordine avrebbe tentato di suggerire alla sua vittima cosa dire agli inquirenti se fosse stato ascoltato in merito a quel giro di soldi”.

Francesca Buzzi


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20 giugno, 2013

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