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Squadra mobile - Imprenditrice nella morsa dell'usura - Arrestato 50enne e indagato funzionario di banca - Interessi del 251 per cento

Volevano farle vendere la casa

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L'arrestato C.D.

L'arrestato C.D.

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il capo della squadra mobile Fabio Zampaglione

Il sostituto commissario Marco Buttinelli

Il sostituto commissario Marco Buttinelli

Gli effetti bancari sequestrati

Una parte degli effetti bancari sequestrati

La conferenza stampa per illustrare i dettagli dell'operazione

La conferenza stampa per illustrare i dettagli dell'operazione

La conferenza stampa per illustrare i dettagli dell'operazione

Erano arrivati a proporle di vendere la casa pur di farle pagare i debiti.

A tanto si erano spinti i due indagati dalla procura viterbese per usura aggravata in concorso. Il funzionario di banca è a piede libero. L’altro, invece, è rinchiuso da due giorni al carcere Mammagialla. Si tratta di C.D., 52enne viterbese con precedenti penali. La squadra mobile lo aveva già arrestato anni fa (video).

E’ stata la denuncia di una nota imprenditrice di Viterbo a fermarli. L’indagine inizia l’anno scorso, quando la donna si presenta alla questura di via Romiti. E’ disperata. Agli agenti coordinati da Fabio Zampaglione dice di essere finita nella morsa degli usurai e di non avere idea di come uscirne.

“Aveva bisogno di liquidità – spiega Zampaglione -. Per questo si era rivolta al funzionario di banca che l’ha subito indirizzata a C.D.”. L’uomo promette di avanzarle la somma richiesta. Ma in cambio vuole due assegni postdatati con scadenza a tre mesi e importo maggiorato. L’interesse su base annua è del 251,8%.

L’imprenditrice non ce la fa a restituire i soldi. Il debito è rinegoziato. C.D. detta nuove condizioni, ancora più sfavorevoli per l’usurata. Restituisce i due assegni, ma ne vuole altri dall’importo ancora maggiore. Nel giro di cinque mesi la cifra lievita. Cominciano le pressioni, poi le minacce. Una spirale di terrore che termina solo con l’intervento della polizia, messa in allarme da una minacciosa intercettazione.

“L’arrestato si vantava di poter contare su un’agenzia romana di stampo delinquenziale – continua il capo della mobile -. Era composta da stranieri pagati per recuperare i crediti. Di come li recuperano non ti devi preoccupare, diceva C.D. al telefono”.

Nel timore di feroci ritorsioni, procura e polizia si muovono. Il gip di Viterbo Francesco Rigato emette un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, su richiesta del pm Fabrizio Tucci. Oltre all’arresto di C.D. e all’avviso di garanzia per il funzionario di banca, scatta una serie di perquisizioni.

Ingente la mole di documenti sequestrati dalla polizia, che ipotizza un giro più vasto di quello circoscritto all’imprenditrice. Tra gli effetti bancari al vaglio degli inquirenti, spuntano i nomi di molte altre persone, “strozzate” anche loro dagli usurai.

L’indagine continua per accertare l’ampiezza del fenomeno e identificare eventuali complici. La posizione di un altro dipendente di banca sarebbe già sotto la lente della magistratura.

Il capo della mobile invita a denunciare. “E’ l’unica strategia vincente in questi casi. Solo l’intervento delle forze dell’ordine può spezzare un meccanismo infernale che distrugge chi vi si imbatte”.

Stefania Moretti


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8 marzo, 2013

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