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Viterbo - Valeria Bruccola, segretaria della federazione Sinistra Italiana commenta: "Il caso Buratti racconta un paese che smarrisce i valori costituzionali"

“Dal trasferimento della dirigente alla scritta fascista, segnali di una deriva preoccupante”

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Da alcuni giorni, il liceo Mariano Buratti, eccellenza del nostro territorio, è balzato alle cronache per due diverse questioni che offuscano tristemente la sua meritata fama.

La prima, il trasferimento definito “a sorpresa” della dirigente scolastica, la dottoressa Clara Vittori, la seconda, la comparsa, durante i lavori di restauro dell’edificio sede del liceo, di una scritta riconducibile al ventennio fascista. Apparentemente non correlate, le due vicende, invece, raccontano tanto di quel paese che siamo diventati, dove il diritto viene continuamente calpestato, la Costituzione negata e derisa da chi, rappresentante di tutti e soprattutto delle istituzioni dello stato, vi ha giurato sopra, la storia repubblicana è continuamente offesa da contenuti, slogan e comportamenti incivili, retrogradi, offensivi e lesivi della dignità di un popolo intero e di quello che l’Italia ha scelto di essere.

Liceo classico Mariano Buratti - L'edificio il giorno dell'inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell'Opera nazionale Balilla

Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla


Il trasferimento della dirigente, infatti, lesivo della sua dignità personale e professionale, per le modalità, a tutti è apparso come inspiegabile e i toni che lo hanno accompagnato mettono in luce che non servirebbero motivi per decidere illogicamente del futuro di una persona, lo si fa e basta, senza nemmeno avvertirla o spiegarle i “perché”.

La ricomparsa della scritta, invece, rappresenta un tentativo maldestro, sicuramente motivato dalle stesse ragioni sconcertanti che parlano di “rievocazioni storiche”  di fronte ai cori e alle manifestazioni di chiara matrice fascista, razzista e suprematista che ormai rappresentano la vergogna nazionale, di alterare la decisione di una città di intitolare l’edificio e il Liceo a Mariano Buratti, docente e martire della Resistenza.

Sicuramente non c’è un nesso tra le due vicende, legate solo da una contiguità temporale, ma il dubbio legittimo che siano l’ennesima spia di una deriva civile e culturale di questo paese, in cui il nostro territorio è ben inserito, in sintonia e in sincronia con rigurgiti passatisti autoritari che tradiscono il cammino civile e sociale che sembrava intrapreso solidamente anche dal nostro Paese.

Vigilare su ogni deriva, nelle prassi e nei contenuti, come quelle che hanno oscurato il buon nome del Liceo Buratti, è un preciso dovere politico e istituzionale, far finta che siano “inezie” vuol dire scegliere di avallare l’allontanamento dal Diritto e dalla Storia, vuol dire reiterare quei silenzi che hanno dato vita alle peggiori pagine della storia del Novecento. Cittadini e istituzioni, invece, devono difendersi reciprocamente, impedendo che persino la pedagogia della solidarietà, della pace e della giustizia siano oggetto di “spedizioni punitive” come quelle rivolte ai docenti che, in continuità con i principi su cui si fonda la scuola  come istituzione costituzionalmente determinata, esortano i propri alunni ed alunne a proseguire sul percorso tracciato dalla scuola stessa.

Sembra che ormai nulla sia eticamente orientato, ma l’etica non è un ambito opinabile, il bene e il male esistono, sta agli uomini e alle donne scegliere da che parte stare.

Valeria Bruccola
Segretaria della Federazione provinciale di Sinistra Italiana-AVS


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19 luglio, 2026

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