Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Eravamo centinaia. Ma la propaganda conta soltanto ciò che le conviene
Eravamo centinaia.
Lo mostrano le fotografie.
Lo raccontano due giornali su tre.
Lo sa chiunque fosse presente.
Poi arriva chi scrive che c’erano più forze dell’ordine che manifestanti.
Bene. Mostri il conteggio.
Dica quanti agenti ha contato.
Dica quanti cittadini ha contato.
Pubblichi le fotografie panoramiche.
Altrimenti corregga il titolo.
Perché questa non è cronaca.
È becera propaganda.
Prima hanno ridipinto una scritta fascista sulla facciata del liceo intitolato a Mariano Buratti, torturato e fucilato dai nazifascisti.
Poi hanno provato a cancellare anche le centinaia di persone che protestavano.
“Erano pochi.”
“Ci sono cose più importanti.”
“Non bisogna avere paura della storia.”
È sempre lo stesso trucco.
Prima si nega.
Poi si minimizza.
Infine si cambia discorso.
E sarebbe interessante sapere che cosa faccia concretamente, per risolvere le fantomatiche “cose più importanti”, chi se ne ricorda soltanto quando deve difendere una scritta fascista.
C’è stato persino chi ci ha definiti antidemocratici. A queste persone consiglio di aprire un libro di storia.
Scopriranno che antidemocratico non è chi contesta una decisione del potere.
Antidemocratico è chi elimina il dissenso.
Chi cancella le libertà.
Chi perseguita gli oppositori.
Chi usa il carcere, la violenza e la tortura per imporre il proprio pensiero.
Noi ci battiamo per difendere quella libertà con cui il fascismo si pulì le scarpe.
Alla manifestazione eravamo presenti anche noi del Movimento 5 Stelle, insieme a numerosi iscritti e cittadini che non sono stati nominati negli articoli.
Non è una lamentela.
È un dato. Sono altre persone che si aggiungono a quelle già raccontate.
Se fossimo stati quattro gatti, probabilmente si sarebbero affrettati a contarci uno per uno.
Eravamo centinaia e forse proprio per questo non era necessario citarci tutti.
La piazza era più grande persino dell’elenco dei nomi pubblicati e allora basta con le “cose più importanti”.
Chi tira fuori gli ospedali, le strade, il lavoro o Palazzo Doria Pamphili soltanto per impedire di parlare di fascismo non si sta occupando degli ospedali, delle strade, del lavoro o di Palazzo Doria Pamphili, ma li sta usando come scusa per farci stare zitti.
E basta anche con la frase:
“La storia non si cancella.”
Il fascismo non è una scritta innocente da contemplare.
Non è una corrente artistica.
Non è una tradizione locale.
Non è folklore.
Non è un’opinione politica come le altre.
Il fascismo è stato dittatura.
Violenza.
Carcere.
Tortura.
Leggi razziali.
Persecuzione.
Guerra.
Morte.
Distruzione.
“Casa del Balilla” era il marchio con cui quel regime addestrava i bambini all’obbedienza, al militarismo e al culto del capo.
Non racconta la storia. Racconta la propaganda con cui il fascismo nascondeva la propria vera natura.
Ridipingere quella scritta senza mostrare tutto ciò che rappresentò significa restaurare la réclame del regime e lasciare ancora una volta fuori le vittime.
Chi oggi difende quella scritta non sta difendendo la storia. Sta difendendo la scelta di rimettere in evidenza un marchio fascista sulla facciata di una scuola della Repubblica. Chi ha deciso quell’intervento deve assumersene la responsabilità.
La soprintendente Margherita Eichberg renda pubblici tutti gli atti e spieghi chi abbia scelto di ridipingere proprio quella scritta, su quali basi e con quali autorizzazioni.
Se non è in grado di fornire risposte chiare e convincenti, si dimetta.
E mentre difende quell’iscrizione, rifletta anche sull’idea di donna, di libertà e di società imposta dal regime che quella scritta rappresentava.
Non accetteremo una scoloritura.
Non accetteremo una “detonalizzazione”.
Non accetteremo una targhetta messa accanto per lavarsi la coscienza.
Quella scritta deve essere rimossa.
Il fascismo ha già beneficiato troppe volte di chi lo minimizzava, di chi lo considerava un’esagerazione e di chi ripeteva che esistevano problemi più importanti.
Prima lo hanno tollerato.
Poi lo hanno normalizzato.
Infine hanno dovuto contarne i morti.
Questa volta no.
Questa volta indichiamo i responsabili.
E questa volta nessuno potrà dire di non avere capito.
Massimo Erbetti
Coordinatore provinciale
Movimento 5 Stelle Viterbo
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