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Lettere al direttore - Scrive Carlo Venturi, ex docente del Liceo Buratti, cittadino antifascista, iscritto Anpi Viterbo

“Ex Gil, ripristinare quell’iscrizione significa riabilitare il simbolo del regime”

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore, sono un ex docente del liceo Buratti e un antifascista iscritto all’Anpi e le scrivo innanzitutto per ringraziarla di aver richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica su una operazione dai contorni poco chiari, nostalgica negli intenti e immotivata dl punto di vista di una qualsivoglia teoria del restauro.

Liceo classico Mariano Buratti - Dietro i teloni dell'impalcatura si intravede la scritta rifatta "Casa del Balilla"

Liceo classico Mariano Buratti – Dietro i teloni dell’impalcatura si intravede la scritta rifatta “Casa del Balilla”


Vorrei anche fare alcune considerazioni sulla vicenda, innanzitutto descrivendo la destinazione iniziale dell’edificio, con la premessa che quel palazzo di stile eclettico che i viterbesi chiamano familiarmente ex Gil, è stato realizzato più o meno tra il 1931 e il 1932 e destinato inizialmente a sede della Opera Nazionale Balilla (Onb), convertita poi in Gioventù Italiana del Littorio (Gil) dal 1937 e tale rimasta fino al 1943. Quindi una prima considerazione vorrei fare è che solo per undici dei suoi 96 anni di vita l’edifico è stato sede degli organismi che il regime concepì per l’indottrinamento dei giovani. E credo non sia inutile descrivere sommariamente gli scopi delle due associazioni.

L’Onb fu istituita con la legge n. 2247 del 3 aprile 1926 come ente morale, inizialmente affidata alla guida di Renato Ricci. Nel 1928 il regime sciolse tutte le altre organizzazioni giovanili preesistenti, inclusi i movimenti scout (come il Cngei e l’Asci), per garantire il monopolio assoluto del fascismo sull’educazione dei ragazzi.  Per accentrarne ulteriormente il controllo, il 27 ottobre 1937 nacque la Gioventù Italiana del Littorio (Gil), che assorbì l’Onb. A differenza dell’Onb, la Gil passò alle dirette dipendenze del segretario del Partito Nazionale Fascista (Pnf), Achille Starace.

Il partigiano Mariano Buratti

Il partigiano Mariano Buratti


L’organizzazione operò secondo il motto ufficiale della Gil: “Credere, obbedire, combattere”. Le finalità principali consistettero nell’indottrinamento ideologico ovvero trasmettere la fede cieca nel fascismo e il culto della personalità di Benito Mussolini attraverso la propaganda quotidiana e i programmi scolastici; la preparazione premilitare attraverso l’addestramento dei maschi all’uso delle armi, alla disciplina rigida e alla vita militare sin dalla tenera età, con esercitazioni paramilitari e sfilate in uniforme; l’educazione fisica e sportiva per promuovere lo sviluppo del corpo attraverso la ginnastica, l’atletica e i saggi ginnici collettivi, ritenuti fondamentali per temprare i “soldati del domani”; il controllo sociale della scuola: l’iscrizione divenne di fatto obbligatoria e la mancanza della tessera escludeva gli studenti da borse di studio, esami e progressi scolastici.

L’Opera Nazionale Balilla (Onb) e poi la Gioventù Italiana del Littorio (Gil) furono quindi le organizzazioni giovanili del regime fascista, create con lo scopo principale di indottrinare, educare e militarizzare i giovani italiani dai 4 ai 21 anni.

Questo e non altro è stato l’ente di cui si vuole conservare la memoria ripristinando in modo anche grossolanamente errato non un elemento architettonico o decorativo integrato con l’edificio, bensì una iscrizione che ha lo stesso valore di una insegna pubblicitaria e caratterizzò solo per pochi anni le attività che vi si svolsero. Se una iscrizione semmai deve esserci non può che essere liceo Mariano Buratti.

Per quanto attiene infine alla memoria storica che viene invocata abbastanza in malafede da taluni, credo sia sufficiente apporre un pannello esplicativo che racconti la storia dell’edificio e descriva però anche che cosa erano l’Onb e la Gil, e con l’occasione potrebbe essere anche valorizzata la piccola targa in ottone apposta a memoria del restauro post bellico con i fondi Ausa poi incorporati nel Piano Marshall, che recita: “From the United State of America for Freedom of Europe””.

Naturalmente quello che il pannello non potrà spiegare è quello che lei direttore, ha chiamato giustamente “uno sputo sulla memoria” di Mariano Buratti, sulle sue scelte di vita, sul suo martirio per mano dello stesso regime di cui si vuole ripristinare la memoria a caratteri cubitali. E con la memoria di Buratti si vuole sputare simbolicamente sulle scelte ed i valori di tutti gli altri resistenti ed antifascisti viterbesi ed italiani di ieri e di oggi. Non si tratta infatti di una semplice iscrizione da ricollocare con una grottesca operazione di anastilosi, quanto il riecheggiare nel presente dei valori di un regime dittatoriale condannato da quella storia che si vuole ricordare, regime lo ricordo agli smemorati, colonialista, razzista, persecutorio, che ha incarcerato e ucciso sistematicamente i suoi oppositori attraverso organi di stato i cui componenti si sono formati ed educati nelle sedi dell’Onb e della Gil.

Per questi motivi credo che quella iscrizione debba scomparire per sempre, altrimenti tanto varrebbe smontare il grande pannello alle spalle del tavolo della presidenza dell’aula magna della scuola, dietro il quale potrebbe, chissà, ancora celarsi il ritratto di Benito Mussolini.

Carlo Venturi
Ex docente del Liceo Buratti, cittadino antifascista, iscritto Anpi Viterbo


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20 luglio, 2026

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