Tribunale - Imputato di omissione di atti d'ufficio per non avere segnalato l'accaduto, è stato prosciolto con formula piena "perché il fatto non sussiste"
di Silvana Cortignani
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 L’avvocato Giuseppe Picchiarelli |
Vignanello – Si è chiuso ieri con l’assoluzione e con un abbraccio liberatorio da parte dei propri familiari il processo al carabiniere imputato di omissione di atti d’ufficio perchè, secondo l’accusa, pur essendo presente, non avrebbe segnalato un sequestro di persona avvenuto a Vignanello il pomeriggio del 5 giugno 2019, mentre era in corso la festa di fine Ramadan.
È il caso del bracciante agricolo straniero che sarebbe stato caricato su un furgone, portato via e poi picchiato da tre connazionali, finendo al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle con tre costole rotte e 20 giorni di prognosi.
Secondo le successive indagini, da cui è scaturito un altro procedimento, si sarebbe trattato di una spedizione punitiva, su mandato del datore di lavoro, un imprenditore agricolo sessantenne del posto indagato a piede libero e attualmente sotto processo, che avrebbe voluto fargli dare una lezione per essersi permesso di chiedere la paga arretrata.
Lo stesso pm Michele Adragna, oltre al difensore Giuseppe Picchiarelli, ha chiesto l’assoluzione, accordata con formula piena ovvero “perché il fatto non sussiste” dal collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli.
Prima era stato sentito un militare della compagnia di Civita Castellana, il quale ha raccontato come, passando per caso dal bar davanti al quale appena un quarto d’ora prima erano avvenuti i fatti, nessuno, nemmeno il titolare, gliene avesse fatta parola.
“Quando poi ho avuto modo, durante le successive indagini, di visionare i filmati delle telecamere di videosorveglianza del comune, sono rimasto sconvolto dalla ferocia dell’aggressione, un’aggressione devastante. La vittima era stata afferrata da 3-4 soggetti e letteralmente buttata dentro il furgoncino, col barista che conduceva le operazioni e bloccava il traffico per farlo partire. Ma in quel video non ci sono tracce dell’imputato, sul posto lui non c’era”.
Il barista, per la cronaca, sentito come testimone a una delle udienze del processo, disse che pensava si trattasse di un bracciante agricolo di fede musulmana ubriaco e che gli altri, per evitare problemi durante la festa di fine Ramadan, lo stessero caricando sul furgone per portarlo a casa a smaltire la sbornia.
Nessuno ha dato l’allarme. L’addetto alla centrale operativa della compagnia di Civita Castellana, la cui testimonianza ha chiuso il processo, ha riferito dal canto suo di non avere ricevuto quel giorno alcuna segnalazione di una lite tra extracomunitari a Vignanello. Del sequestro di persona con pestaggio si sarebbe saputo soltanto il giorno dopo. I responsabili sono stati identificati e arrestati in un momento ancora successivo.
Nessuna prova è emersa che l’imputato fosse presente o avesse saputo del violento episodio, sottraendosi al suo dovere di segnalare l’accaduto.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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