Procura - I pm accusano l'ex direttore generale Aloisio di spingere le aziende a foraggiare il suo partito di riferimento
 Giuseppe Aloisio |
 Fernando Selvaggini |
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– Appoggi elettorali, finanziamenti al partito, assunzione di persone raccomandate, consenso politico.
Sarebbero questi, secondo la Procura di Viterbo, alcuni dei vantaggi ottenuti dall’ex manager Giuseppe Aloisio, in cambio dell’assegnazione di incarichi e servizi a ditte predestinate. Prima tra tutte la Isa dell’allora presidente del cda Alfredo Moscaroli.
E’ scritto negli avvisi di conclusione delle indagini che chiudono il secondo filone dell’inchiesta.
I reati ipotizzati per i quindici indagati sono, a vario titolo, corruzione aggravata, concussione, turbativa d’asta, falso ideologico e falso in atto pubblico. Accuse indirizzate a nove persone fisiche e sei aziende.
Spicca, nel documento redatto dai pm D’Arma e Tucci, il reato di turbativa d’asta in concorso tra Selvaggini, Moscaroli e Aloisio. L’ex direttore generale della Asl di Viterbo, e Selvaggini, ex direttore del centro elaborazione dati dell’azienda sanitaria, secondo quanto si legge nel documento della Procura, avrebbero preso accordi con Moscaroli, presidente del consiglio di amministrazione della Isa spa, per predeterminare i contenuti delle offerte e della delibera di affidamento della fornitura alla stessa Isa spa.
In più, con oltre un anno di anticipo rispetto alla scadenza del contratto precedente, la Isa, secondo l’accusa, veniva sollecitata a una nuova offerta in cambio di “promesse o doni”. Doni che consistevano, per Selvaggini in somme di denaro, mentre per Aloisio in “appoggi elettorali e finanziamenti al suo partito di riferimento” (Margherita e poi Pd, ndr). Finanziamento che in sé, ovviamente, è del tutto lecito.
La manutenzione e la fornitura dei sistemi informatici della Asl di Viterbo, continua il documento della Procura, sarebbe stata garantita turbando il regolare svolgimento dell’asta e affidando il servizio dal 2008 al 2010 alla Isa spa con un corrispettivo annuo di 691mila euro.
Selvaggini avrebbe inoltre fatto in modo di assicurare alle società del gruppo Elcom l’affidamento dei lavori e dei servizi di assistenza della rete informatica della Asl per un importo annuo di 220mila euro. Nell’accordo, sostengono i pm, Selvaggini si sarebbe fatto promettere dai rappresentanti e delegati delle società del gruppo Elcom, Paggi, Antonini e Colli, 20mila euro all’anno da ricevere in quattro rate trimestrali di 5mila euro l’una come tangente per il contratto e altre somme di denaro fissate nel 6% dei lavori di manutenzione straordinaria commissionati di volta in volta dalla Asl.
Secondo tale accordo, Paggi, Colli e Antonini, al settembre del 2007, dovevano a Selvaggini e Ceccarelli 133mila 496 euro che tra il settembre del 2008 e il luglio del 2009 avrebbero parzialmente saldato versando ai due circa 76mila euro, rimanendo con un “debito” di 57mila euro.
Quanto ad Aloisio, secondo l’accusa formulata dai pm D’Arma e Tucci, i “favori” erano collegati alla politica. L’ex direttore generale della Asl, infatti, si sarebbe fatto promettere da Parroccini e da Ceccarelli, anche tramite Selvaggini, delle assunzioni nella Ali spa di personale gradito e indicato da lui stesso. Tutto ciò aveva lo scopo, sempre secondo i pm, di accrescere il “prestigio personale”, il “consenso politico” anche in “relazione all’attività politica della moglie di Aloisio”, Piera Coscarelli (consigliera comunale del Pd, ndr).
Vantaggio politico che è una vera e propria costante delle accuse. Se ne riparla, infatti, anche quando si cita Tommaso Rossi, rappresentante legale della Italbyte. Selvaggini e Aloisio avrebbero preso accordi con Rossi garantendo l’affidamento di alcuni servizi alla Italbyte. Servizi che sarebbero stati remunerati con somme di denaro per Selvaggini (circa duemila euro al mese), mentre ad Aloisio venivano garantiti appoggi elettorali e finanziamenti al partito di riferimento.
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