Viterbo – Le carte della Macchina del fango, l’inchiesta sul giornalista Paolo Gianlorenzo, hanno fatto irruzione nel maxiprocesso Asl, come memoria di parte di Giuseppe Aloisio. Per i difensori dell’ex direttore generale dell’azienda sanitaria, gli avvocati Alessandro Diddi e Pier Gerardo Santoro: “Durante le indagini ci fu una vera e propria macchina del fango, alimentata da un giornaletto locale diretto da Gianlorenzo, i cui scoop sull’inchiesta Asl venivano foraggiati dai vertici dell’Arma”. E i legali, in aula, vogliono dimostrare anche questo: i rapporti di familiarità che, secondo loro, c’erano tra il giornalista e l’ex comandante provinciale dei carabinieri Gianluca dell’Agnello.
Ma nelle carte della Macchina del fango, che venerdì sono state depositate ai giudici, c’è molto di più. Come l’identikit di Gianlorenzo, tracciato dal nucleo di polizia giudiziaria della stradale. Furono loro a condurre le indagini, coordinate dal pm Massimiliano Siddi. “E’ doveroso evidenziare alcuni episodi che mettono in risalto la personalità dell’indagato – scrivono gli investigatori nell’informativa inviata in procura – e, in particolare, la capacità di Gianlorenzo di sfruttare a proprio vantaggio le conoscenze e amicizie che vanta sia in ambito politico che tra le forze dell’ordine, con particolare riferimento all’arma dei carabinieri di cui ha fatto parte”.
Per la stradale, “Gianlorenzo utilizza tale posizione per attaccare mediaticamente tutti coloro che, in qualche maniera, ritiene personaggi scomodi o invisi, o più semplicemente per favorire o danneggiare ‘su richiesta’ il politico o il manager di turno”. Nell’informativa, i poliziotti riportano una serie di “chiari esempi”. A partire da una vicenda che riguardava l’ex editore del quotidiano diretto da Gianlorenzo, Manfredi Genova, che “in nome e per conto della figlia, proprietaria di un’azienda agricola, aveva richiesto una finanziamento alla regione Lazio tramite il piano di sviluppo rurale”.
Della richiesta, secondo gli investigatori, Gianlorenzo ne era a conoscenza, tanto da parlarne in una telefonata intercettata alle 11,50 del 29 marzo 2012. Gianlorenzo, a telefono con una giornalista del Messaggero di Viterbo, “dice di essersi recato dalla dottoressa Martini, direttrice dell’ufficio agricoltura della regione Lazio di Viterbo, facendole notare che la pratica del finanziamento conteneva anomalie, specificando che il buon esito era stato caldeggiato dal consigliere regionale Francesco Battistoni”. Interrogata, Martini dichiarò, come riportano i poliziotti nell’informativa, che “dopo l’inusuale visita di cortesia di Gianlorenzo, aveva esaminato la pratica, riscontrando la mancanza di un requisito fondamentale per la concessione del beneficio: l’apertura della partita Iva in data antecedente a quanto stabilito dal bando. Accertata l’anomalia, nonostante il parere legale della regione e quello favorevole alla liquidazione, Martini rigetta l’istanza”.
Il nucleo di polizia giudiziaria della stradale tira le somme: “Gianlorenzo era perfettamente a conoscenza della richiesta di finanziamento avanzata da Genova e, entrato in contrasto con quest’ultimo per alcuni articoli che aveva scritto su Battistoni, appare evidente che si sia adoperato affinché l’esito della pratica non andasse a buon fine”.
Ma non finisce qui. Grazie alle intercettazioni, gli investigatori scoprono che “Gianlorenzo intrattiene rapporti con il senatore Ugo Sposetti. In particolare – scrivono gli uomini della Polstrada -, in alcune telefonate, si apprende che Sposetti è in possesso di un dossier che riguarda la vicenda Lusi del partito della Margherita”. Del partito, Luigi Lusi era il tesoriere. E nel 2012 scoppia lo scandalo dei rimborsi elettorali sottratti per scopi personali dalle casse della Margherita.
Quel dossier, per gli inquirenti, passa di mano in mano. Da Sposetti a Gianlorenzo, che voleva girarlo al collega del Giornale Gian Marco Chiocci. E’ nelle intercettazioni che Gianlorenzo mette nero su bianco la provenienza di quel materiale, “asserendo che gli è stato fornito dal senatore Ugo Sposetti”. La telefonata è del 10 marzo 2012, ore 17,29. Ma quella notizia Chiocci vuole verificarla. E vuole farlo andando direttamente alla fonte. Chiede così a Gianlorenzo di mediare per ottenere un incontro con Sposetti.
Il giorno dopo, in un’altra telefonata, Gianlorenzo “riferisce che il mercoledì successivo entrerà in possesso di tutta la documentazione relativa alla vicenda Lusi e, nel contempo, specifica che il senatore Sposetti ha mostrato delle perplessità a incontrare il giornalista perché vuole rimanere nell’ombra”. Nell’informativa, i poliziotti scrivono che “l’11 marzo 2012 Gianlorenzo incontra Sposetti in un bar di via Carlo Cattaneo, a Viterbo. Durante l’incontro Gianlorenzo chiama Chiocci e, in sottofondo, si sente la voce del senatore”.
La stradale data la consegna del dossier 15 marzo 2012. “La documentazione relativa alla vicenda Lusi verrà, verosimilmente, consegnata a Gianlorenzo dal senatore Sposetti il 15 marzo 2012, quando i due si incontrano nei pressi del parlamento”. Quel giorno Gianlorenzo fa un’altra telefonata. Chiama un collega viterbese, e gli anticipa che “il giorno successivo il settimanale l’Espresso farà a pezzi l’onorevole Francesco Rutelli per il suo coinvolgimento nella vicenda Lusi. Tale notizia verrà anticipata la sera stessa sui telegiornali delle maggiori reti televisive italiane e, il giorno dopo, effettivamente, il periodico l’Espresso pubblicherà la notizia”.
Queste notizie sono già uscite sui giornali. Dal 2012, quando esplose l’inchiesta Macchina del fango. Ma ora sono ritornate alla ribalta della cronaca, con l’ingresso dell’informativa del nucleo di polizia giudiziaria della stradale nel maxiprocesso Asl.
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