Inchiesta Asl - L'ex responsabile del Ced in cerca di un nuovo difensore - Tutte le tangenti contestategli dall'accusa
 Ferdinando Selvaggini |
 Selvaggini con gli avvocati Micci e Celestini, dopo un interrogatorio in Procura |
 Michele Di Mario |
 Alfredo Moscaroli, ex presidente del cda della Isa |
 Tommaso Rossi, legale rappresentante della Italbyte Srl |
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(s.m.) – Colpo di scena nella difesa di Ferdinando Selvaggini.
L’ex responsabile del Ced della Asl, indagato nella maxi-inchiesta sull’azienda sanitaria viterbese, avrebbe deciso di cambiare avvocato.
Una sorpresa per i legali Riccardo Micci e Serena Celestini, che hanno seguito il caso di Selvaggini fin dalla prima ora. Precisamente dal 9 luglio 2009, quando il dirigente finì in manette per corruzione per la prima volta. La seconda fu pochi mesi dopo, a dicembre.
Sui motivi della scelta, nessuno si sbilancia. Selvaggini, ultimamente, avrebbe iniziato a guardarsi un po’ troppo intorno, nell’ambiente dell’avvocatura viterbese. Così ieri mattina, Micci e la collega Celestini hanno depositato la rinuncia al mandato.
Selvaggini dovrà cercarsi un altro difensore. Compito non facile, data l’immensa mole di atti che il suo futuro legale dovrà studiare. E dovrà farlo da capo, a differenza di Micci e Celestini che, avendolo assistito dall’inizio, erano già a metà dell’opera.
La posizione di Selvaggini resta una delle più delicate nell’inchiesta Asl. L’ex responsabile del Ced è stato il solo, insieme al delegato Telbios Massimo Ceccarelli, a finire in manette due volte.
In entrambi i casi l’accusa era quella di essersi prodigato per favorire società come la Lte Srl – dell’indagato Michele Di Mario – e la Isa Spa – dell’ex presidente del cda Alfredo Moscaroli, indagato anche lui – nell’aggiudicazione degli appalti per lavori alla Asl. Il prezzo da pagare, per i magistrati titolari dell’inchiesta, sarebbero state le “mazzette” a Selvaggini e Ceccarelli.
Quest’ultimo compare nelle indagini a titolo di intermediario tra Selvaggini e gli imprenditori. Attività per la quale Ceccarelli si sarebbe messo in tasca 5mila euro nel caso dell’appalto alla Lte e 60mila a titolo di consulenza affidata dalla Isa alla moglie del delegato Telbios.
Più articolato il ruolo di Selvaggini, il cui nome ricorre in innumerevoli passaggi dell’avviso di conclusione delle indagini.
Per l’ex direttore del Ced, oggi tornato a lavorare alla Asl, si parla di 10mila euro dalla Lte e dei soldi corrisposti dalla Isa: “somme di denaro in contanti pari mediamente a 2mila euro al mese circa negli anni 2003 – 2007″. Le altre tangenti sarebbero state gli “incarichi di consulente esterno o di rapporto di lavoro part-time conferiti dalla Isa Spa alla moglie di Selvaggini, retribuite complessivamente in 165mila 109 euro dal 2004 al 2007″.
E poi ancora “ulteriori somme di denaro pari complessivamente a 18mila euro lorde per l’anno 2008 transitate a Selvaggini attraverso il conferimento di un incarico di consulenza dalla Isa Spa alla moglie, nonché ulteriori somme di denaro in contanti pari a 3mila euro al mese a partire dall’aprile-maggio 2007″.
Infine l’Italbyte Srl di Tommaso Rossi, anche lui indagato. Altro bacino dal quale Selvaggini avrebbe attinto “somme di denaro a titolo di corrispettivo di incarichi di consulente esterno conferiti alla moglie per 20mila 880 euro (dal 2004 – 2005 – 2006)”. Fino agli incarichi di tutor non solo alla moglie ma anche alla figlia di Selvaggini, procacciati da Rossi “per importi pari a circa 27mila 200 euro e 16mila euro“.
Accuse che, per Selvaggini, vanno dalla corruzione, alla concussione, alla turbativa d’asta. Un’intricata matassa che il nuovo avvocato, in un modo o nell’altro, dovrà sbrogliare.
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