Processo Asl - Appalti e tangenti - Il consigliere comunale Pd supertestimone contro l'ex direttore generale dell'azienda sanitaria
di Stefania Moretti
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 Il maxi processo Asl |
 Mario Quintarelli, testimone al processo Asl |
 Giuseppe Maria Aloisio |
 Ferdinando Selvaggini |
Viterbo – Un’azienda sanitaria a conduzione di partito.
E’ il quadro che emerge sulla Asl di Viterbo dalle parole di Mario Quintarelli, ex segretario particolare dell’allora direttore generale Giuseppe Aloisio.
Fino al 2008 Quintarelli, attuale consigliere comunale Pd, è stato alle strette dipendenze dell’ex numero uno della Asl. A maggio di quell’anno, dopo le elezioni comunali, Quintarelli si vede sfrattare dalla segreteria del direttore generale. Almeno ufficiosamente.
“Non ho mai ricevuto un provvedimento formale di allontanamento – ha spiegato stamattina Quintarelli al processo all’ex dg e a un’altra ventina di imputati per presunti appalti truccati -. Le direttive sembravano comunque precise: Aloisio non mi ha più guardato e aveva dato disposizioni che nessuno dovesse più parlarmi. Visto che non ero gradito, sono tornato a lavorare alla direzione sanitaria”.
Il pomo della discordia sarebbe politico: nel 2008 Quintarelli concorre alle comunali. Vengono eletti sia lui, sia la moglie di Aloisio, Piera Coscarelli. Con una differenza di voti che, per Quintarelli, determinò il suo isolamento.
“Aver preso più voti della moglie di Aloisio è stata la mia disgrazia – ha dichiarato in aula -. Per farmi fare il suo segretario si era interessato l’onorevole Giuseppe Fioroni: stesso partito di Aloisio e mio, che all’epoca era la Margherita. A una riunione dopo le elezioni, Fioroni si lasciò andare a una battuta: ‘all’uccello ingordo gli è scoppiato il gozzo’… Alludeva a me. Invece di ringraziarmi per aver portato voti al partito…”.
La politica non sarebbe stata estranea neppure alle assunzioni del personale, stando all’impianto accusatorio. “Il direttore generale mi segnalò i nomi di alcune persone da far entrare in Ali”, continua Quintarelli. La Ali era l’agenzia interinale di Giovanni Luca Parroccini, imputato al processo e con un passato da consigliere comunale del Pd a Civita Castellana. Fu la Ali a fornire il personale alla Asl per gli sportelli polifunzionali. Da quanto dice Quintarelli, ad Aloisio bastava chiedere: “Non ho mai visto nominativi avanzati dall’ex direttore e respinti. Le richieste venivano da lui o dalla moglie. Ogni tanto mi diceva: ‘la Piera m’ha segnato ‘sta persona…'”. Si parla di una decina di nomi in tutto, tra cui il figlio di Quintarelli e la moglie di Angelo Allegrini, ex segretario del Partito democratico.
Per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, Aloisio usava le assunzioni di personale come serbatoio di voti. Tesi insussistente, per la difesa di Aloisio: prova ne sarebbe che la moglie dell’ex direttore che, in teoria, avrebbe dovuto beneficiare di quelle presunte assunzioni pilotate in termini di voti, ebbe addirittura consensi minori di Quintarelli, alle amministrative del 2008.
Di assunzioni parla anche Massimo Ceccarelli, referente dell’azienda Telbios Spa. Per l’accusa, una delle grandi favorite nell’affidamento degli appalti, che prendeva il personale dalla Ali. “Ogni mese, mese e mezzo, ricevevo da Ferdinando Selvaggini in busta chiusa i nomi delle persone da assumere in Ali – dice Ceccarelli -. Dal 2007 al 2009 avrò ricevuto dalle sei alle nove buste”. Il referente di Ceccarelli era Selvaggini, ex responsabile del Ced della Asl, che secondo Ceccarelli aveva un filo diretto con la direzione generale.
Ceccarelli e Selvaggini vengono arrestati nell’estate 2009 con in mano una tangente da 15mila euro. “Dovevamo spartircela: io 5mila euro, Selvaggini 10mila”, racconta Ceccarelli in udienza. La mazzetta veniva dall’imprenditore Michele Di Mario che, in cambio, voleva il subappalto per la rete informatica della Asl. Anche Di Mario finì in manette. Sia lui che Ceccarelli hanno evitato il processo Asl solo grazie al patteggiamento, mentre Selvaggini è ancora tra i principali imputati.
Stefania Moretti
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