Maxiprocesso Asl - L'ex prefetto Alessandro Giacchetti testimone della difesa - Ma per l'accusa l'ex dg voleva "favorire" gli imprenditori Angelucci
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 Alessandro Giacchetti |
 Giuseppe Aloisio |
 Roberto e Fabio Angelucci |
Viterbo – “Nessun favoritismo agli imprenditori, Aloisio voleva solo salvare i posti di lavoro”. L’ex prefetto di Viterbo Alessandro Giacchetti testimonia in aula, citato dalla difesa dell’ex direttore dell’azienda sanitaria locale. Il processo è sempre lo stesso: quello Asl.
Concussione, è una delle accuse a Giuseppe Aloisio. Tra gli atti nel mirino degli inquirenti il nulla osta igienico-sanitario alla Nuova clinica santa Teresa e la delibera che riattivava la convenzione con la casa di cura di Nepi, cui la Regione aveva revocato un finanziamento in assenza di requisiti. Atti che, secondo i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, favorivano apertamente i proprietari delle due cliniche: Roberto e Fabio Angelucci, tra i ventinove – ora ridotti a diciassette – imputati del maxiprocesso.
Per l’accusa, Aloisio avrebbe obbligato i suoi dirigenti a sottoscrivere quegli atti, fatto pressioni, esercitato la sua autorità di numero uno della Asl facendo capire che uno sgarro poteva costare caro ai dirigenti ‘dissidenti’. Qui sarebbe la presunta concussione.
La casa di cura di Nepi riconosciuta accreditata per la riabilitazione, si vede revocare le sovvenzioni regionali nel 2008, quando si scopre che, in realtà, i quaranta posti letto per la riabilitazione non erano accreditati. Per scongiurarne il taglio, si muovono prefettura, assemblea dei sindaci e la stessa Asl, imponendo una delibera molto incisiva per riattivare la convenzione con la casa di cura.
La riunione, in prefettura, il 19 febbraio 2009. “Parteciparono Aloisio, il sindaco di Nepi e di altri comuni della Tuscia; i sindacati e gli Angelucci”, racconta in aula l’ex prefetto Giacchetti, anche lui presente all’incontro. “Un unico comune obiettivo: scongiurare il taglio dei posti letto, fonte di preoccupazioni tanto per la perdita del servizio quanto per il destino dei lavoratori – continua Giacchetti -. Io, in qualità di prefetto, mi impegnai a sensibilizzare le istituzioni affinché il livello occupazione rimanesse invariato. Ma cercai di scongiurare anche eventuali manifestazioni di protesta, che avrebbero potuto mettere in pericolo l’ordine pubblico”.
Insomma, le esigenze degli utenti e dei lavoratori prima di tutto. Ma per la procura, l’obiettivo di Aloisio era tutt’altro: “Favorire in modo illecito gli imprenditori Angelucci”. Nulla di tutto ciò, invece, secondo l’ex prefetto. “Il direttore generale – conclude Giacchetti – voleva solo salvare i posti di lavoro”.
Ieri, il difensore di Aloisio ha annunciato che alla prossima udienza chiederà la riqualificazione del reato di concussione in violenza privata. Quattro i capi di imputazione che vorrebbe derubricare: oltre a quelli legati alle vicende della Nuova clinica santa Teresa e della casa di cura di Nepi, quelli relativi all’associazione Aureart e ai servizi di Front office.
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