Inchiesta Asl - L'ex direttore generale dell'azienda sanitaria entro la prossima settimana formalizzerà la richiesta
di Stefania Moretti
 Giuseppe Aloisio |
 L'avvocato di Aloisio e Paoloni, Alessandro Diddi |
 L'avvocato di Aloisio, Roberto Massatani |
 La Cittadella della Salute, sede della Asl |
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– La richiesta non è ancora pronta, ma la decisione è presa: Giuseppe Aloisio si farà interrogare dai pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, titolari dell’inchiesta Asl.
Per sapere quando, è ancora presto. Gli avvocati dell’ex direttore generale dell’azienda sanitaria viterbese, Alessandro Diddi e Roberto Massatani, hanno ancora un’altra settimana per depositare la richiesta di interrogatorio, che sarà poi la Procura a dover fissare.
C’è tempo, insomma. Tanto per lui quanto per il suo consulente Mauro Paoloni. Anche lui indagato. Anche lui intenzionato a confrontarsi coi pm – con tanto di richiesta presentata giorni fa -. E anche lui difeso dall’avvocato Diddi, insieme allo studio legale Barili.
Gli occhi restano comunque puntati sull’ex manager della Asl viterbese. Direttore generale dall’agosto 2005 al luglio 2009, quando si è volontariamente dimesso, Aloisio è il primo della lista di indagati che compaiono nell’avviso di conclusione del primo filone di inchiesta.
Il suo nome ritorna anche nella seconda tranche dell’indagine, quella degli appalti Asl in cambio di tangenti, chiusa anch’essa la settimana scorsa.
Aloisio, però, non avrebbe mai tratto vantaggi economici dall’affidamento di servizi e forniture a società predestinate. Le tangenti, se verranno accertate, le avrebbero intascate altri. L’ex responsabile del Ced Ferdinando Selvaggini, in primis, ma anche l’ex dipendente Telecom Massimo Ceccarelli, che avrebbe trattenuto per sé una parte delle mazzette destinate, per l’accusa, a Selvaggini. E poi, ancora, Luciano Mingiacchi e Patrizia Sanna, direttore generale e dirigente del servizio informatico alla Asl Roma H, per i quali il processo è in corso.
Sono loro, per la Procura, i destinatari dei flussi di denaro che servivano, per società come la Isa, ad aggiudicarsi gli appalti. Aloisio, invece, non avrebbe visto un euro. O almeno, non lo avrebbe chiesto per lui ma, semmai, per il suo “partito di riferimento”, come scrivono i magistrati nell’avviso di conclusione del secondo filone di indagini. Come dire che, per i pm, ad Aloisio bastava il “prestigio politico”. Suo, della moglie e del cosiddetto partito di riferimento.
La Procura lo accusa di corruzione, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e falso ideologico. Contestazioni dalle quali Aloisio comincerà a difendersi proprio dal prossimo interrogatorio, quando, si siederà davanti ai pm per dare la sua versione.
Continua, intanto, la “processione” degli avvocati in Procura, per ritirare le copie degli atti della maxiinchiesta.
L’ultimo è stato l’imprenditore Michele Di Mario, indagato per la presunta tangente da 15mila euro a Selvaggini in cambio dell’appalto per la manutenzione dell’impianto di cablatura della Asl. Valore annuo: 110mila euro.
Di Mario è comparso ieri mattina in tribunale insieme ai suoi avvocati Giuseppe La Bella e Giosuè Bruno Naso.
Una visita fugace. Giusto il tempo di imboccare il corridoio che porta in Procura e chiedere i cd con le copie del fascicolo. Tra tre giorni al massimo saranno in mano alla difesa.
Stefania Moretti
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