Maxiprocesso Asl - E' la pena proposta dall'accusa per l'azienda informatica Italbyte - Al via le prime arringhe delle difese
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 Viterbo – Tribunale |
Viterbo – Maxiprocesso Asl, al via oggi anche le prime arringhe delle difese, subito dopo la richiesta da parte dei pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma di tre anni e mezzo per l’ex direttore generale Giuseppe Aloisio e di due anni per l’ex direttore dell’unità organizzativa acquisto e vendita prestazioni sanitarie Renato Leoncini.
Ma sono durate poco, appena un’ora, avendo chiesto l’avvocato di Renato Leoncini di essere sentito nello stesso giorno della difesa di Aloisio, vale a dire il prossimo febbraio, mentre il difensore dell’ex patron dell’Isa, Alfredo Moscaroli, nonostante la prescrizione, vuole discutere l’assoluzione nel merito per cui richiederà tempo ed è stata anch’essa rinviata.
L’accusa, nel frattempo, sempre oggi, ha chiesto una condanna pecuniaria a 60mila euro per una delle persone giuridiche coinvolte nell’inchiesta.
Si tratta della società di servizi informatici Italbyte di Viterbo che, se il collegio accoglierà la richiesta, sarà chiamata a pagare, mediante sequestro delle quote, la somma di 60mila euro. Secondo l’accusa, nel corso degli anni, in cambio di tangenti, avrebbe macinato appalti per milioni di euro.
E’ la stessa azienda che avrebbe assunto la moglie e la figlia dell’ex responsabile del Ced Ferdinando Selvaggini, uscito dal processo per prescrizione a ottobre.
“Ce l’avresti un lavoretto per mia moglie?”. Sarebbe cominciata così, nel 2003, con un contratto fittizio da 8mila euro in due anni alla signora Selvaggini, l’era delle tangenti pagate per un decennio dal titolare dell’Italbyte, Tommaso Rossi, in cambio dell’affidamento diretto di forniture informatiche alla Asl. Fiumi di denaro.
Oltre alla moglie, dovette assumere anche la figlia di Selvaggini: “Ma siccome su contratti e incarichi fatturati bisognava pagarci le tasse, dal 2007 pretese solo contanti. Un problema, perché dovevo munirmi di una provvista al nero”. E ancora: “Le tangenti erano implicite. Quando mi fu rinnovato per altri tre anni il contratto con la Asl, nel 2007, fui io a proporgli 2mila euro al mese per 18 mesi, temendo che lui mi avrebbe chiesto di più”.
Un pozzo senza fondo: “Selvaggini era una richiesta continua. Se non chiedeva soldi, chiedeva merce, computer, che non so dove mettesse. Mi chiese soldi per il Pd, non so se a nome di qualcuno, dicendo che mi avrebbe contattato il ragioniere del partito. Io allora feci un bonifico di testa mia, sperando che bastasse. Mi fece comprare 20 volumi della Medea Editoriale per 20mila euro dalla moglie di Aloisio, per una ricevuta da mille euro, col dire che era per beneficienza”.
Aloisio però non gli chiese mai tangenti: “Una sola volta mi chiese voti per la moglie, candidata consigliera comunale nel 2008, e io gliene promisi dieci”.
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