Viterbo - Processo Asl - Sassaiola degli avvocati contro le aspiranti parti civili - L'accusa chiede di spezzare in due il processo
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 Il collegio dei giudici del processo Asl |
 Il maxiprocesso Asl |
 La cittadella della salute, sede della Asl |
Viterbo – (s.m.) – Tempi più biblici del previsto per il processo Asl.
Ieri prima udienza per la vicenda delle presunte tangenti in cambio degli appalti dell’azienda sanitaria. Buona la terza: le prime due udienze erano andate a vuoto per cavilli burocratici.
29 imputati tra dirigenti Asl, imprenditori e società aggiudicatarie dei servizi, finiti nel mirino dei magistrati Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma. Un pachiderma di diecimila pagine di atti per fatti che vanno dal 2003 al 2006. Fatti gravi. Molti moribondi, se non già prescritti.
E la gestione dell’udienza non velocizza i tempi. Il più grande processo attualmente in corso a Viterbo per reati contro la pubblica amministrazione è durato poco più di un paio d’ore ieri mattina. Giusto il tempo, per accusa e difese, di formalizzare le loro richieste. Ma la decisione non arriverà prima di ottobre.
I pm vogliono la separazione dei fascicoli, com’era prima dell’udienza preliminare. Non un processo unitario, ma due. Com’erano due i filoni d’inchiesta aperti dalla procura e poi riuniti dal gup Luca Ghedini Ferri.
In uno c’erano le presunte mazzette dagli imprenditori in cambio appalti informatici e telefonici della Asl. Passaggi di denaro documentati e con tanto di arresti in flagranza.
L’altro filone riguarda sempre gli appalti. Ma con vantaggi di altro tipo: consenso politico o “appoggi e finanziamenti al partito di riferimento di Aloisio”, ex direttore generale dell’azienda sanitaria.
Quanto ai difensori, hanno approfondito vari aspetti formali: dalle proroghe delle indagini senza notifiche alle notizie di reato secretate per troppo tempo. Dalle contestazioni generiche nel capo di imputazione alle intercettazioni. Tutte eccezioni che, se accolte, comporterebbero l’annullamento di una serie di atti, che diventerebbero inutilizzabili al processo.
E poi, la sassaiola sulle parti civili, che le difese vorrebbero tagliare fuori: Regione Lazio, Asl di Viterbo e Associazione Antonino Caponnetto, contro illegalità, mafie e malcostume nella pubblica amministrazione.
Le prime due sarebbero in contrasto tra loro, a detta di più di un avvocato: impossibile, secondo le difese, che sia stato prodotto un danno simultaneo a entrambe le amministrazioni. Mentre l’associazione Caponnetto non sarebbe titolata a chiedere i danni agli imputati, nell’ottica difensiva.
L’avvocato Alessandro Diddi, per Aloisio e il suo ex braccio destro Mauro Paoloni, ha tirato in ballo il libro “Il salasso” di Luigi Daga, vicesegretario dell’associazione morto nel 2010: “Daga fu rinviato a giudizio per diffamazione per quello che aveva scritto”. La stessa difesa di Aloisio ha dichiarato di ignorare la connessione tra l’associazione e Daga, esponente di spicco del Pci prima e del Pds e Ds poi.
Per l’avvocato dell’associazione, Enrico Mezzetti, quel centinaio di pagine scritte da Daga “ha anticipato molti temi delle indagini”.
Sulle richieste, il collegio scioglierà la riserva a ottobre.
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