Maxiprocesso Asl - La difesa dell'ex direttore generale chiederà la riqualificazione del reato - Nel frattempo le prescrizioni hanno fatto scendere gli imputati da 29 a 17
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 Viterbo – Tribunale |
Viterbo – “Non è emersa prova della presunta concussione”. E’ il motivo per cui il difensore dell’ex direttore generale Giuseppe Aloisio, Alessandro Diddi, chiederà alla prossima udienza la riqualificazione del reato di concussione. L’accusa più grave potrebbe quindi venire derubricata a violenza privata per quattro capi d’imputazione, tra cui quelli legati alle vicende dell’Aureart e del Front office. E se la richiesta sarà accolta, correrà ancora più spedito verso la prescrizione il maxiprocesso Asl, filone Cittadella. Al centro fatti avvenuti tra il 2006 e il 2009.
Corruzione ai vertici della Asl: l’inchiesta fece epoca. Il processo è partito da 29 imputati, tra i quali spiccavano l’ex dg Aloisio e il superconsulente Mauro Paoloni, il responsabile del Ced Ferdinando Selvaggini e l’imprenditore Alfredo Moscaroli. Dopo l’ultima ondata di prescrizioni, gli imputati si sono ridotti a 17. Paoloni ne è uscito lo scorso novembre: assolto con formula piena da tutte le accuse di corruzione e turbativa d’asta, mentre sono state dichiarate estinte per prescrizione le accuse di corruzione legate alle vicende Aureart (centro diurno disabili psichici Montefiascone dove lavorava l’allora moglie) e Ati Lavin (appalto ferri chirurgici Belcolle). Ancora davanti al collegio l’ex dg Aloisio e l’ex responsabile del Ced Ferdinando Selvaggini; gli imprenditori Alfredo Moscaroli, Roberto e Fabio Angelucci; Renato Leoncini; i fratelli Giampaolo e Francesco Marzetti; Giovanni Luca Parroccini; Alfonso Lisi; Ivano Paggi; Massimiliano Colli; Luca Antoninì; Massimo Foglia; le imprese Italbyte srl, Ali agenzia per il lavoro e Servizi Italia spa.
La fine non sarà lieve. I pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma hanno detto, alla fine dell’udienza di ieri, che si opporranno alla richiesta di sentire come testimoni tre carabinieri tra i quali l’ex comandante provinciale, il colonnello Gianluca Dell’Agnello. “Alla luce di quanto emerso dalle intercettazioni tra Dell’Agnello e il giornalista Paolo Gianlorenzo, credo sia interessante sentirli come testi di carattere generale sui rapporti che avevano all’epoca delle indagini, anche per capire come siano state svolte”, aveva preannunciato Diddi. “I tre carabinieri sono ininfluenti”, ha detto ieri Tucci, preannunciando battaglia se la difesa dovesse tenere il punto. Diddi, come già fatto per Paoloni, intende discutere il proscioglimento nel merito, invece di accettare a scatola chiusa il “pacchetto prescrizione”. Contro Aloisio e Paoloni, secondo l’avvocato, ci fu una vera e propria macchina del fango: “Alimentata – ha detto Diddi – da un giornaletto locale diretto da un certo Gianlorenzo, i cui scoop sull’inchiesta Asl venivano foraggiati dai vertici dell’arma”.
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