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Monterosi - Bimbi di tre anni maltrattati - L'architrave dell'accusa nei filmati della scuola

Maestra arrestata, più di trecento ore di riprese video

di Stefania Moretti
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L'interno della scuola materna di Monterosi

L’interno della scuola materna di Monterosi

Il giudice Franca Marinelli

Il gip Franca Marinelli

L'avvocato Massimo Pistilli

L’avvocato Massimo Pistilli ieri all’uscita dall’interrogatorio di garanzia

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

Monterosi – Più di trecento ore di riprese video che inchiodano la maestra d’asilo.

Poggia sulle intercettazioni l’indagine sui maltrattamenti alla scuola materna di Monterosi.

L’arresto della maestra Caterina Dezi, 53 anni, originaria di Ronciglione, è scattato proprio sulla base dei filmati acquisiti dai carabinieri nell’asilo di via Caduti di tutte le guerre. Lo conferma lo stesso gip Franca Marinelli, firmataria dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari: “Un’ordinanza pacata – ha spiegato ieri il gip dopo l’incontro con l’arrestata, che non ha risposto alle sue domande -. Parliamo di bambini di tre anni. L’accusa è nelle risultanze dei supporti informatici”.

Otto ore di riprese al giorno, per circa quaranta giorni, esclusi i festivi. Una mole ingente di materiale audiovisivo sotto la lente degli inquirenti, ma anche della difesa.

L’avvocato Massimo Pistilli ha chiesto di poter avere accesso a tutta la documentazione sulla sua cliente. Compresi i filmati che la difesa è intenzionata a visionare, nell’interesse della maestra. E’ in quelle riprese che, per la Procura, si racchiude la prova regina dei maltrattamenti. Sequenze shock dei piccoli alunni spintonati, insultati, afferrati con violenza per le braccia o trascinati per il bavero del grembiulino. Bambini di tre anni. Così leggeri che sarebbe bastata una lieve spinta per farli “volare”. Se poi si sceglieva la forza, com’è scritto nell’ordinanza di arresto della maestra, poteva capitare che i piccoli finissero scaraventati contro gli arredi dell’aula. Come il bimbo che sbatte il viso addosso allo sportello di un armadietto. O il suo compagno di scuola strattonato e lasciato a terra. 

Immagini che lasciano storditi per la violenza sproporzionata all’età. Quella “piccolissima età”, come scrive il gip, che rendeva i bambini altamente influenzabili dagli atteggiamenti “non proprio consoni” della maestra, definita “destabilizzante” per loro.

“Non siamo in presenza di un mostro”, dice il suo avvocato. E in effetti i video scioccano non tanto per l’efferatezza dei gesti, quanto per l’indifferenza del dopo: i bimbi vengono lasciati dove sono. Spesso sdraiati sul pavimento a piangere. La maestra non si muove neppure quando il suo spintone scaglia uno dei piccoli contro l’armadietto: il bambino resta immobile con la guancia contro lo sportello. Lei non lo consola. Non lo va a prendere. Non si accerta di non aver esagerato.

Monterosi è sotto shock per quelle immagini. E, intanto, a Ronciglione, i compaesani della maestra si chiedono il perché di quanto accaduto.

Caterina Dezi è innocente fino a prova contraria. Solo una sentenza definitiva potrà accreditarla come colpevole. Ma ad oggi, quelle intercettazioni ambientali pesano come macigni sulla posizione dell’indagata. Non c’è una denuncia a suo carico. Solo le testimonianze di una decina di genitori e quelle trecento ore di video che potrebbero forse bastare agli inquirenti anche per chiedere il giudizio immediato: processo subito senza udienza preliminare.

La difesa, d’altro canto, potrebbe decidere di sollevare questioni tecniche davanti ai giudici proprio in merito a quelle intercettazioni. Non sarebbe la prima volta: nel 2010, i difensori dei dipendenti pubblici accusati di aver saltato i tornelli per allontanarsi dal posto di lavoro, contestarono le intercettazioni subito dopo l’arresto. Davanti al tribunale del Riesame. Ma quella era un’altra storia. 

La maestra di Ronciglione, per adesso, non sa neppure se ricorrerà o meno al Riesame. Dovrà deciderlo col suo avvocato entro i prossimi dieci giorni. Ieri, all’interrogatorio di garanzia, non ha parlato. Per ora resta ai domiciliari.

Stefania Moretti


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9 marzo, 2014

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