Viterbo – Nessuna vendetta a tutti i costi.
E’ una rabbia lucida e senza eccessi quella dei genitori della scuola materna di Monterosi.
Dopo gli spintoni e gli insulti in classe ai loro figli di 3 anni, per la maestra Caterina Dezi è il giorno della sentenza (fotocronaca).
Lei non si presenta in aula, mentre le mamme e i papà dei piccoli alunni aspettano il verdetto col cuore in gola, nel corridoio del tribunale.
Due ore di attesa, dalle 9 del mattino, per un minuto di lettura del dispositivo. Il giudice Salvatore Fanti esce alle 11 in punto, sentenza alla mano: patteggiamento a due anni, come concordato col pm, e pena sospesa. “Tutto come previsto”, dichiara l’avvocato della maestra Massimo Pistilli, prima di scappare per altre cause (video).
Pena sospesa significa che la maestra Dezi non la sconterà se non commetterà reati per i prossimi cinque anni. Per qualche mamma è troppo poco. Ma la battaglia dei genitori non era per il carcere.
“L’importante è che i bambini recuperino il loro equilibrio – afferma l’avvocato Giovanni Labate -. Sono ancora provati da quello che è successo” (video). Il percorso di sostegno psicologico è appena iniziato.
Le manette per Caterina Dezi scattano a marzo, dopo sei mesi di strattonamenti e schiaffi ai piccoli della scuola di via Caduti di tutte le guerra. Già a settembre i genitori notano i primi segni. “Mio figlio aveva un orecchio completamente livido – dice Sandra Rodriguez -. Si lamentava sempre che aveva mal di gola” (video). I piccoli vanno a scuola malvolentieri e quando tornano a casa non sono sereni. Raccontano tutto ai genitori, che chiedono aiuto.
“Pensavamo di trovare una porta aperta nella scuola. Non è stato così”, dichiara Alberta Platti (video), corporatura esile e grinta da leonessa. Qualità irrinunciabile per una rappresentante dei genitori. “Per un po’ siamo andati avanti con le riunioni, ma abbiamo trovato il muro della dirigente scolastica”. Più di una mamma e di un papà parlano di “omertà” e di “tentativi prioritari di salvaguardare l’immagine della scuola”. Come se il problema fosse diventato, di colpo, quello che trapelava fuori e non la terribile realtà dentro le quattro mura dell’aula, monitorata dagli inquirenti.
La verità è nei filmati registrati dai carabinieri. La verità è nei racconti dei bambini. “Abbiamo continuato a mandarli a scuola e a lasciarli soli per ore con quella maestra, pur sapendo bene quello che subivano – racconta Alberta Platti -. E’ stato difficilissimo. Ma ci servivano le prove che i nostri piccoli non si erano inventati nulla. Prove che abbiamo dovuto cercare da soli con i carabinieri, perché nessuno, nella scuola, ci è venuto incontro. Del resto come potevano mentire, bambini di 3 anni? Raccontavano tutti le stesse cose”.
La rabbia dei genitori verso la dirigenza scolastica è corale. Alla preside, come al personale della scuola, le mamme e i papà lanciano accuse forse più pesanti che alla maestra Dezi: “Tutti sapevano e nessuno ha mosso un dito”. “Una parete dell’aula è di vetro – dice Aristide Gentile, papà di uno dei piccoli più vivaci e, per questo, bersagliati dalla maestra -. Affaccia sul corridoio e, quindi, sulle cattedre delle bidelle. Se la maestra ha i suoi problemi li risolverà, ma le persone sane che lavoravano in quella scuola, per sei mesi, cosa hanno fatto?”.
L’avvocato Labate ha pensato anche a questo. A nome dei genitori, ha presentato una querela per omessa denuncia e abuso d’ufficio. La procura ha aperto un fascicolo a parte, sempre nella persona del pm Fabrizio Tucci, titolare dell’indagine sui maltrattamenti. Servirà a capire se le urla dei piccoli strattonati e sbattuti a terra sono davvero rimaste inascoltate o se qualcuno le ha ignorate di proposito.
“Ci aspettiamo che chi di dovere prenda provvedimenti perché quello che è successo non capiti più”, afferma il legale. Caterina Dezi per ora è sospesa. Solo il ministero del’Istruzione potrà disporne il licenziamento. Ed è quello che i genitori si augurano: “Quella maestra, per noi, non deve più insegnare”.
Stefania Moretti
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