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Monterosi - Preside a processo - I genitori raccontano in aula i maltrattamenti della maestra sui loro figli

“Bimbi con lividi, bernoccoli e graffi in testa”

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La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

L'interno della scuola materna di Monterosi - I bimbi sbattuti anche addosso agli armadietti

L’interno della scuola materna di Monterosi

Monterosi – “Maltrattamenti? I bambini hanno fantasticato”.

I genitori dei bimbi maltrattati alla scuola materna di Monterosi tornano a parlare in aula. Raccontano delle risposte, come a cantilena, della preside alle loro lettere, telefonate e incontri: “Non abbiamo prove. Non preoccupatevi. Non fate denunce, sennò macchiate il buon nome della scuola. State esagerando, i bambini hanno fantasticato”, avrebbe ripetuto la dirigente.

Per questa vicenda la maestra Caterina Dezi, arrestata nel 2014, ha patteggiato la condanna a due anni in un’unica udienza a porte chiuse. Ora a processo c’è l’ex preside dell’istituto, Anna Grazia Pieragostini. Stessa accusa della maestra: maltrattamenti aggravati su bimbi di tre anni, per non aver preso provvedimenti contro un’insegnante manesca.

In aula i genitori dei piccoli raccontano di “lividi su braccia e gambe”, “unghiate e croste in testa”, “orecchie arrossate”, “bernoccoli di tredici centimetri sulle tempie”. “Mio figlio – dice un papà davanti al giudice Silvia Mattei – usciva da scuola piangendo. Non voleva più dormire da solo, se succedeva scalciava tutta la notte. Aveva paura del buio e si faceva la pipì addosso”.

I genitori iniziano a chiedere spiegazioni: “Papà non ti posso dire come mi sono fatto questi segni perché è un segreto tra me e la maestra”, sarebbe stata la risposta più frequente.

Mamme e papà si rivolgono alla preside: “Abbiamo sempre raccontato a Pieragostini i nostri timori di violenza – continua il genitore – ma la dirigente ha sempre negato, nel modo più assoluto. Abbiamo chiesto un aumento delle ore di compresenza, ma non ha mai preso provvedimenti”.

Dopo due incontri con la preside e la situazione che non cambia, i genitori vanno dai carabinieri che piazzano due telecamere in classe. Le centinaia di intercettazioni mostrano l’insegnante che urla, prende i bimbi per il bavero del grembiulino o li scaraventa addosso agli armadietti dell’aula.

Nel 2010, la maestra aveva ricevuto una sanzione disciplinare per fatti analoghi in una scuola di Nepi. Li racconta in aula Patrizia Patrizi, preside dell’istituto Alessandro Stradella di Nepi: “I genitori mi parlavano di minacce rivolte ai bimbi. ‘Ti taglio la lingua. Ti metto lo scotch sulla bocca. Ti chiudo nell’armadio’. Ma anche di favole paurose che l’insegnate raccontava ai bambini”.

Secondo l’accusa, Pieragostini sa di questa sanzione disciplinare alla scuola di Nepi ma il fascicolo non arriverà mai sulla sua scrivania. Lo conferma anche la preside Patrizi: “Non mi ha mai chiesto nulla nessuno, tantomeno la dirigente Pieragostini”.

Davanti al tribunale, hanno testimoniato tre degli undici genitori costituiti parte civile: “Mio figlio, che oggi ha sei anni, ha ancora paura – dice una mamma -. Dopo i fatti ho chiesto un sostegno psicologico alla preside, ma ha continuato a non far nulla. La nostra vita è stata distrutta”.

In aula anche la maestra che a Monterosi lavorava con Dezi. “I genitori lamentavano delle violenze, ma quando ero in compresenza con lei, oltre ad avere scatti d’ira e ad alzare la voce, non faceva altro. Dopo il suo arresto i bimbi hanno iniziato a non rispettare le regole, a scappare dalla classe e a picchiarsi tra di loro”.

Il processo continua ad aprile.


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14 ottobre, 2016

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