Monterosi – Asilo lager, è l’ora della difesa per la preside Anna Grazia Pieragostini. Ieri in aula sono state sentite una funzionaria del Miur e una bidella. “La preside non avrebbe potuto fare più di quello che ha fatto”, a spezzare una lancia a favore della dirigente è in prima persona una funzionaria dell’ex provveditorato.
La dirigente, difesa dagli avvocati Luigi Sini e Antonio Stellato, è finita sotto processo con le stesse accuse della maestra Caterina Dezi, arrestata il 6 marzo 2014 a scuola, che ha patteggiato due anni.
Maltrattamenti aggravati in concorso, per non avere impedito le condotte della maestra inchiodata dalle telecamere dei carabinieri e arrestata in flagrante il 6 marzo 2014 dopo che aveva sbattuto un bambino contro lo spigolo di un armadietto.
Ma per la responsabile ufficio contenzioso e sanzioni disciplinari dell’ex provveditorato, Anna Maria Volpi, la preside non poteva fare più di quello che ha fatto. “Quando è venuta da me, le ho detto, con questo in mano che tipo di procedimento avvia? Se i suoi genitori le fanno un esposto nel dettaglio, poi vediamo”.
Secondo la funzionaria del Miur non avrebbe potuto agire diversamente: “La censura avuta dalla Dezi a Nepi a noi non risultava e comunque era di oltre due anni prima, quindi non avrebbe potuto avere peso. A noi risultava che, nel 2010, la maestra aveva lasciato Nepi al termine dell’anno di supplenza. Io che conoscendola anni prima l’avevo trovata antipatica, poi non avevo che sentito parlare bene di lei. Lo dissi anche alla Pieragostini, che nel caso di un infortunio capitato a un bambino in un asilo di Viterbo aveva avuto un comportamento eccellente. Mai una parola contro”.
In un video, come ha ricordato il difensore degli 11 genitori che si sono costituiti parte civile, Giovanni Labate, si vede la maestra che trascina scolaretti di tre anni sul pavimento della classe. Ma perfino la bidella, la cui postazione è davanti alla porta a vetri della classe, ha negato. “Mai visto, solo a volte l’ho vista spazientita”, ha detto la collaboratrice scolastica, anche lei citata dalla difesa, suscitando l’indignazione tra le madri presenti all’udienza, una delle quali ha lasciato l’aula, mentre il giudice Silvia Mattei invitava il pubblico alla calma.
La sanzione ricevuta a Nepi non era una sanzione disciplinare: “Era una censura che non avrebbe comunque permesso di sospendere la maestra. Non c’erano proprio elementi per una sospensione disciplinare. La preside non avrebbe potuto fare niente”. Inutili anche le due missive dei genitori: “Mi ha mostrato due lettere, in una si chiedeva il trasferimento in un’altra sezione di un bambino e nell’altra si segnalava che un bambino era tornato a casa con un orecchio rosso”.
Nemmeno la bidella si era mai accorta di anomalie nella classe della Dezi. Una sola ammissione, pungolata dall’avvocato dei genitori. “Una volta la Dezi ha detto ‘stupido tu’ a un bambino che le aveva detto ‘stupida’. Allora l’alunno le ha risposto che lo avrebbe detto alla mamma e lei gli ha replicato ‘ma che sei matto?”.
La dirigente, pronta già ieri a farsi interrogare, sarà sentita a luglio. Ieri l’esame dell’imputata è stato rinviato per questioni di tempo.
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