Monterosi – Asilo lager di Monterosi, fra due settimane toccherà alla direttrice. Per la prima volta la dirigente accusata di non avere preso provvedimenti per salvaguardare la classe di 15 scolaretti, vittime della maestra, potrà dire la sua verità in tribunale sui presunti allarmi sottovalutati che erano stati sollevati dai genitori.
E’ il processo alla dirigente Anna Grazia Pieragostini, accusata di maltrattamenti aggravati in concorso con la maestra Caterina Dezi, la 55enne di Ronciglione che ha patteggiato due anni dopo l’arresto in flagrante a scuola del 6 marzo 2014.
La direttrice è finita nei guai in un secondo momento. Dopo che i familiari delle 15 piccole vittime hanno presentato in procura un’integrazione di denuncia tirando in ballo l’istituto.
La scuola, secondo loro, non poteva non sapere. E così il sostituto procuratore Fabrizio Tucci, come per la Dezi, ha chiesto il giudizio immediato anche per la dirigente Anna Grazia Pieragostini, in carica dal 2012, viterbese, di 56 anni.
A lei, durante quattro riunioni, le famiglie avrebbero segnalato inutilmente i propri sospetti, confermati cinque mesi dopo dalle immagini choc delle telecamere nascoste dei carabinieri.
“Non venivamo creduti”, hanno ribadito i genitori degli scolari, parte civile con l’avvocato Giovanni Labate. Cinque-sei le vittime “predilette”, tra loro una bimbetta di 3 anni, ripetutamente trascinata per un braccio sul pavimento come un sacco di patate.
La preside sarebbe pronta a difendersi, facendosi interrogare, dopo che il giudice Silvia Mattei ha sentito tutti i testimoni dell’accusa.
“La direzione – sottolinea l’avvocato Giovanni Labate, che assiste le famiglie – non ha fatto nulla di fronte alle ripetute denunce, nonostante la maestra fosse stata già allontanata da Nepi. Ci sono volute le telecamere e il coraggio di chi ha continuato a mandare i figli a scuola fino all’arresto. Sarebbe bastato vigilare, invece di spacciare tanti allarmi per fantasticherie di bambini e genitori troppo apprensivi”.
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