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Monterosi - Bimbi maltrattati - Preside a processo - Il racconto di una mamma in tribunale

“La maestra diceva: non giocate con lui”

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Maestra condannata per maltrattamenti - I genitori dei bimbi

Maestra condannata per maltrattamenti – Alcuni dei genitori dei bimbi

La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

L'interno della scuola materna di Monterosi

L’interno della scuola materna di Monterosi 

Monterosi – (s.m.) – Non solo schiaffi, parolacce urlate in faccia e spintoni. I maltrattamenti sui bimbi di 3 anni della scuola di Monterosi erano anche psicologici. Le cattiverie della maestra sapevano fare più male dei lividi. A Luca (nome di fantasia, ndr) crearono il vuoto intorno per un lungo anno di scuola.

“Non aveva neanche un amico – ha raccontato venerdì in tribunale la mamma, immobile su una sedia davanti al giudice Silvia Mattei -. Dalla maestra è stato letteralmente emarginato. Mi diceva che non voleva che gli altri bambini giocavano con lui. Li avrebbe proprio ammoniti in classe, davanti a mio figlio: ‘Non giocate con lui’. E Luca restava da solo”. 

Mamma Sandra viene dal Sudamerica. Il suo piccolo è stato tra i più bersagliati dalla maestra Caterina Dezi, 56 anni, condannata a due anni per maltrattamenti aggravati; patteggiamento rapido per risparmiarsi i rischi del processo, i risarcimenti ai genitori e l’imbarazzo in udienza pubblica. Un imbarazzo che, adesso, è tutto dell’ex preside Anna Grazia Pieragostini, trascinata a giudizio dopo la denuncia dei genitori e che, ora, sconta in prima persona la furia della maestra.

Per il pm Fabrizio Tucci, la preside non avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere per impedire i maltrattamenti sui bimbi. Da qui, l’accusa di maltrattamenti anche per lei. Non per quello che ha commesso, ma per ciò che ha omesso di fare.

La rabbia dei genitori è divisa equamente tra maestra e dirigente scolastica. Di fronte a quindici tra mamme e papà che minacciavano di fare denuncia, di appendere cartelli per il paese, di rivolgersi ai giornali e di portare via i bimbi da scuola, la risposta della preside era sempre: “Non abbiamo prove contro la maestra”. I lividi di Luca e degli altri bimbi non bastavano.

Eppure erano tanti. “Ho scritto una lettera alla dirigente dopo che mio figlio è tornato a casa con un orecchio molto arrossato – ha continuato a raccontare mamma Sadra -. Era solo l’ultima delle tante cose strane che avevo notato. Luca aveva sempre lividi sul costato e sulle gambe. I piedini dei bambini sono piccoli: quei lividi erano grandi. Impossibile che potesse averglieli fatti un compagno di scuola, piccolo come lui, anche se la maestra diceva che si facevano male giocando. Una volta, lavandogli i capelli, notai che aveva una chiazza rossa sulla testa. Alla fine, mi raccontò tutto: ‘Io ho fatto il bravo, mamma; parlavo con un altro bambino, la maestra è arrivata e mi ha preso per i capelli’”.

L’incontro tra Caterina Dezi e la mamma di Luca, organizzato dalla preside per chiarirsi, finì a reciproche promesse di denunce. “La maestra diceva che la stavo calunniando. Dopo la mia lettera, mi disse che aveva trovato chi aveva fatto i lividi a Luca. Fece il nome di un suo compagno, coinvolgendo tutta la classe: ‘E’ vero che è stato lui, bambini?’. E loro rispondevano di sì. Io ho guardato mio figlio: ‘Amore, tu sei molto coraggioso. Di’ chi è che ti ha fatto del male’. Luca indicò la maestra dandole le spalle per non guardarla’”.

Ora ha altre maestre. E’ più sereno e, finalmente, ha degli amichetti. “Prima si svegliava la notte, piangeva, ha fatto la pipì a letto per due mesi e non poteva sentire rumori forti e improvvisi. Gli dava fastidio perfino il citofono. Sta meglio, ma non è ancora tutto passato. Non potevamo permetterci lo psicologo. Quello della scuola è durato un giorno: non ho fatto in tempo neanche a mettermi in lista. Nessuno ci ha dato un aiuto. Nessuno ci ha presi sul serio”.


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27 marzo, 2016

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