Monterosi – (s.m.) – Due anni di reclusione.
E’ la pena comminata alla maestra Caterina Dezi per i maltrattamenti sui piccoli della scuola materna di Monterosi.
Stamattina il gip Salvatore Fanti ha accolto il patteggiamento concordato dalla difesa col pm titolare dell’indagine.
Una pena che consentirà alla maestra di beneficiare della condizionale: Caterina Dezi non sconterà i due anni di reclusione, a meno che non commetta altri reati entro i prossimi cinque anni.
Il caso dei maltrattamenti nella scuola materna di Monterosi è diventato tristemente noto a livello nazionale. Le indagini iniziano nel settembre 2013, dopo le prime segnalazioni dei genitori.
Il maresciallo Della Corte e i suoi uomini vengono a sapere di strani segni rossi sui piccoli dell’asilo, con un anomalo e visibile stato d’ansia e una tendenza a fare la pipì a letto più spesso del solito.
I sospetti si concentrano sulla maestra Caterina Dezi, 53enne di Ronciglione. Incensurata. Anche se più di un genitore si era lamentato dei suoi metodi in una scuola materna a Nepi, negli anni precedenti. In quel caso era bastata la lettera al dirigente scolastico, con sanzione disciplinare.
A Monterosi, invece, interviene l’autorità giudiziaria, che dispone il posizionamento di microcamere direttamente in aula, per monitorare la maestra.
Ne viene fuori un resoconto shock: i piccoli vengono schiaffeggiati, insultati, trattati con modi rudi anche per un adulto. Le immagini mostrano la maestra che li prende per il bavero del grembiulino e li strattona. Li sbatte a terra e li lascia sul pavimento a piangere. In un video, uno dei piccoli viene scaraventato contro un armadietto dell’aula.
Metodi poco pedagogici, li definisce il gip Franca Marinelli nella sua articolata ordinanza di custodia cautelare. E l’arresto scatta la mattina del 6 marzo. Doppio, perché i carabinieri intervengono per bloccarla in flagranza di reato dopo l’ennesima segnalazione di un genitore. Ma l’avrebbero arrestata comunque, in esecuzione dell’ordinanza del tribunale viterbese. Arresti domiciliari per un mese e mezzo. Poi la libertà. Ora il patteggiamento. Che per alcuni genitori è comunque troppo poco, anche se la priorità non è la pena.
“Vogliamo che questa donna smetta di insegnare – afferma Alberta Platti, rappresentante dei genitori -. Ha fatto troppo male a noi e ai nostri bambini. Non potremmo sopportare che altri piccoli e altre famiglie soffrano ancora per colpa sua”.
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