Viterbo – La crisi attanaglia imprese e cittadini da anni. La politica fatica a trovare soluzioni. Le parti sociali fanno quello che possono con fatica.
Ma un’occasione all’orizzonte c’è e si chiama Expo 2015.
Ne è convinto Andrea De Simone, direttore di Confartigianato Viterbo che, se da una parte traccia un bilancio del 2014 non certo roseo, dall’altra guarda con ottimismo al 2015, anche grazie ad Expo 2015, la rassegna espositiva di portata mondiale che si svolgerà per sei mesi a Milano coinvolgendo tutta l’Italia.
“Expo 2015 è un treno che non va perso – spiega De Simone – e Confartigianato non ha intenzione di lasciarselo scappare. Per questo saremo presenti al polo fieristico con uno stand, ma non solo. Perché all’interno dei padiglioni si potrà soltanto esporre i prodotti e noi vogliamo fare qualcosa in più. Abbiamo quindi già organizzato un salone con tutte le eccellenze del nostro territorio che sarà aperto nella zona di porta Genova dove la merce potrà anche essere venduta e non solo mostrata al pubblico”.
Ma anche l’essere presenti a Milano, per il direttore di Confartigianato, non è abbastanza. Viterbo può e deve muoversi anche da qui perché tutto il Paese sarà meta di visitatori, e non soltanto il capoluogo lombardo.
“Si prevede un afflusso di 21 milioni di persone da tutto il mondo spalmate in un periodo compreso, come minimo, dal primo maggio al 31 ottobre – continua Andrea De Simone -. Molte di queste non atterreranno direttamente a Malpensa, ma faranno tappa a Fiumicino, o magari si lasceranno alcuni giorni di vacanza per visitare il Belpaese.
Ecco, questo è il momento di mostrare tutto ciò che abbiamo. Viterbo, per crescere, deve vendere Viterbo. E i risultati, come sempre accade nel settore del turismo, potrebbero vedersi non solo nell’immediato, ma anche in prospettiva per almeno quattro o cinque anni a venire”.
Insomma, i presupposti per il futuro ci sono, e sembrano anche buoni. Se si guarda indietro, però, di positivo non c’è molto.
“Negli ultimi due anni il Viterbese ha vissuto la fase più acuta della crisi economica – racconta De Simone -. Stiamo raschiando il fondo del barile e più passa il tempo e più non capiamo quanto ancora ci sia da raschiare. Per di più da almeno cinque anni si è creata una forte frattura tra le istituzioni e i cittadini (tra cui ovviamente anche gli imprenditori). Al centro della barricata ci sono le associazioni di categoria, come Confartigianato, che devono cercare di mediare, ma non è facile”.
Un ruolo di intermediazione sempre più complicato che deve trovare soluzioni anche dove non ci sono.
“E’ difficile dare risposte concrete alle imprese – prosegue De Simone – quando dall’altra parte ci sono continue azioni di delegittimazione di figure cruciali del mondo dell’economia. Penso al dissesto della Provincia che a Viterbo sta mettendo a rischio il futuro di 200 dipendenti, ma anche di tutta una serie di servizi per la collettività, oppure alla Camera di commercio, destinata nei prossimi anni a trasformarsi in poco più di un carrozzone politico con poco margine di azione concreto”.
E se gli enti sui quali le imprese dovrebbero contare vengono impoveriti, le conseguenze non sono certo positive.
“Gli imprenditori non riescono più ad avere l’adeguato accesso al credito – continua il direttore di Confartigianato -, tanto per fare uno degli esempi più cruciali. Questo è il risultato di una politica troppo accentratrice che impoverisce i territori. Le aziende non lavorano più.
A Viterbo ci saranno al massimo un paio di cantieri edili attivi. E pensare che l’edilizia rappresenta il 40/50% dell’economia locale oltre al resto dell’indotto a essa correlato. Non ci aspettiamo certo che si continuino a costruire palazzi su palazzi, ma investire sul centro storico e sulle ristrutturazioni sarebbe sicuramente un ottimo campo in cui far investire i privati. Ma l’intervento delle istituzioni è indispensabile. Magari dando la possibilità di accendere mutui a tasso agevolato”.
In tante zone d’ombra, comunque, qualche punto di luce c’è. Un esempio è quello delle cosiddette arti bianche: panifici, pasticcerie e tutto ciò che ci ruota attorno.
“Confartigianato ha organizzato quest’anno degli stage organizzati in collaborazione con Italia Lavoro e con alcune aziende del settore – conclude De Simone -. Dei 12 ragazzi che hanno frequentato i corsi e imparato il mestiere, quattro sono state assunte con un contratto a tempo indeterminato. E’ una goccia nel mare, lo sappiamo, ma è sicuramente meglio di nulla. Ed è anche una dimostrazione del fatto che forse è necessario ripensare un po’ i percorsi scolastici dei nostri giovani. Perché oltre al sapere si può costruire il futuro anche con il saper fare”.
Francesca Buzzi
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