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Bilanci 2014 - Cronaca giudiziaria - Dodici casi che hanno infiammato l'aula, tra sentenze esemplari e processi-lumaca

Dalla maestra ‘cattiva’ allo schianto sulla Commenda

di Stefania Moretti
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La scuola materna di Monterosi

La scuola materna di Monterosi

L'avvocato di Rotelli, Roberto Massatani, e il pm Franco Pacifici

Processo Rotelli – L’avvocato dell’ex assessore, Roberto Massatani, e il pm Franco Pacifici

Da sinistra: Valentina Floriani, Alexandra Cracaileanu e Martina Saletti

Da sinistra: Valentina Floriani, Alexandra Cracaileanu e Martina Saletti

Giuliana Zamperini fuori dal tribunale di Viterbo

La mamma di Valentina Floriani, Giuliana Zamperini, sconvolta dopo la sentenza

L'imprenditore Domenico Chiavarino

L’imprenditore Domenico Chiavarino

Una delle cave a Civitella D'Agliano, in località Ontaneto

Una delle cave a Civitella D’Agliano, in località Ontaneto

Rapina in casa Zappa, gli arrestati

Rapina in casa Zappa, i quattro giovani condannati

Angela e Gianluca Manca con il loro avvocato Antonio Ingroia

Angela e Gianluca Manca con il loro avvocato Antonio Ingroia

Il maxiprocesso Asl

Il maxiprocesso Asl

Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Viterbo – Dodici casi giudiziari, tra sentenze e processi, che hanno segnato il 2014 e appassionato l’opinione pubblica.

1) Due anni alla maestra ‘cattiva’ Caterina Dezi. A marzo scattano gli arresti per l’insegnante dell’asilo di Monterosi: maltrattamenti aggravati su bimbi di 3 anni. Strattonati, schiaffeggiati, scaraventati addosso ai mobili, presi per il bavero del grembiulino e sbattuti sul pavimento, dove restano immobili a piangere. Così compaiono i piccoli della scuola nei filmati raccolti dagli investigatori. Per evitare il processo e una condanna più pesante, la maestra patteggia due anni. A giudizio, dopo di lei, finisce la preside, per non aver impedito le percosse sui bambini.

2) Trent’anni all’omicida di Barbarano. Prima condanna esemplare per il primo femminicidio legalmente riconosciuto. Antonio Matuozzo, 66 anni, affonda almeno 50 volte un coltello nel corpo della compagna Anna Maria Cultrera, 62enne viterbese. La sorprende nel sonno. Ad Anna Maria non basta la sua misera forza di donna contro la furia letale del suo uomo. Lui le lascia il coltello da cucina piantato nel collo e chiama i carabinieri. La perizia psichiatrica non lo scagiona: Matuozzo è lucido fino all’ultimo momento, quando, andando in carcere, dirà ai carabinieri che Anna Maria se lo meritava. Trent’anni. L’equivalente dell’ergastolo, con lo sconto del rito abbreviato. Ma per lui che è alla soglia dei settanta significa tutta la vita in cella.

3) Comprate per fare le baby squillo, dodici anni all’aguzzino. La storia più triste che Viterbo ricordi. Due adolescenti adescate, vendute e portate in Italia a prostituirsi nelle ‘case dell’amore’ a san Pellegrino e via Cattaneo. Due processi: uno – nel 2011 – a chi le ha comprate, violentate e sfruttate, per fare la bella vita con i loro soldi sporchi; l’altro a chi le aveva vendute per 1000 euro l’una. Damian Constantin Stelian è stato condannato a dodici anni per tratta di esseri umani. Per lui e i ‘compari’ del primo processo non è ancora stato fissato l’appello.

4) Rotelli, chiuso per prescrizione. Sette anni dopo l’arresto per corruzione, l’accusa diventa abuso d’ufficio. Prescritta come la turbativa d’asta. Mauro Rotelli, ex assessore ai Servizi sociali al comune di Viterbo, non è né assolto né condannato per il presunto appalto pilotato delle mense scolastiche, che lo aveva fatto restare 54 giorni ai domiciliari. Quel numero se l’è tatuato sulla pelle a futura memoria. Per il suo avvocato, se l’accusa fosse stata da subito abuso d’ufficio, Rotelli non sarebbe finito ai domiciliari, né, forse, avrebbe detto addio alla carriera politica. Politica che, del resto, non ha mai abbandonato davvero, pur senza ricoprire incarichi ufficiali nel suo partito Fratelli d’Italia.

5) Il boss che ha pestato un pm. Due anni e mezzo a Domenico Gallico per il pugno in pieno viso a Giovanni Musarò. Il magistrato della Direzione distrettuale antimafia ha decimato la cosca Gallico con arresti e sequestri. Il boss della ‘ndrangheta aspetta l’interrogatorio a Mammagialla per vendicarsi con un destro in faccia. Era la prima volta che si vedevano. Gallico qualifica l’aggressione come un ‘gesto istintivo’: “Gli ho visto sul viso un’espressione che non mi è piaciuta e l’ho colpito”.

6) Violentate nel bosco, tutti assolti. Nessun colpevole per lo stupro denunciato da due minorenni straniere in vacanza studio in Italia. Ne rispondono cinque ventenni dell’alta Tuscia, scagionati perché il fatto – quelle tre ore in macchina con le ragazze, dopo una notte brava in discoteca – non sussiste. Il giudice Salvatore Fanti ha deciso in due ore, ma dopo otto mesi – ne servivano tre – sta ancora pensando alle motivazioni: non sono ancora pronte e il processo – che potrebbe proseguire con l’appello – è paralizzato.

7) Morte dopo lo schianto, due anni e mezzo al conducente. Uccise a vent’anni dopo una serata in discoteca. La sentenza per una delle più atroci stragi del sabato sera sulle strade della Tuscia arriva a due anni dal dramma. Di quell’omicidio colposo plurimo, con guida in stato di ebbrezza, risponde Serhiy Hlyas, alla guida dell’Opel Astra che ha finito la sua corsa contro un sasso: due anni e mezzo senza un giorno di carcere, patteggia e ha diritto a uno sconto di pena. I genitori delle vittime gridano il loro disprezzo contro la “giustizia ingiusta”.

8) Domenico Chiavarino, tre condanne in sette mesi. Un primato. Non è stato un 2014 da incorniciare per l’imprenditore edile di Celleno. Il tribunale di Viterbo lo ha ritenuto colpevole in tutti i suoi processi a base di tangenti, tra le cave (a Viterbo e Civitella d’Agliano) spacciate per bonifiche agrarie e l’appalto truccato per i lavori in una scuola a Graffignano. Risultato: sette anni e due mesi di reclusione, sommando tutte le condanne. Ma era solo il primo grado. E considerando che da alcuni dei fatti sono già passati più di sei anni, santa Prescrizione potrebbe aiutare.

9) Vent’anni agli assassini di Zappa – Condannata la cosca dei Nucera. Sentenze eccellenti anche fuori Viterbo, per due episodi che hanno segnato la cronaca locale. Niente più ergastolo per gli assassini di Ausonio Zappa, ucciso a 82 anni dopo un’arancia meccanica in casa: pena ridotta a vent’anni. Così decide la Corte d’assise d’appello di Roma. Condannati anche i componenti della cosca Nucera nell’indagine per riciclaggio nella Tuscia: il processo è a Reggio Calabria, ma gli arresti nella primavera del 2013 scattano anche in provincia. Sette anni e quattro mesi a Domenico Nucera, imprenditore calabrese residente a Graffignano, mentre i due fratelli viterbesi arrestati sono ancora in attesa di giudizio.

10) Processo Manca senza i Manca. La famiglia dell’urologo di Belcolle, trovato morto nel 2004, viene esclusa come parte civile dal processo a Monica Mileti, presunta pusher di Attilio Manca. Motivo: i familiari non possono considerarsi parte civile per il reato di spaccio, anche se Attilio è morto, mentre l’accusa di omicidio – l’unica per cui avrebbero potuto costituirsi – è prescritta. La loro ultima speranza è la Procura nazionale antimafia.

11) Salvate il processo Asl. Prima udienza a gennaio 2014, ma non è bastato aprire l’anno giudiziario con la vicenda Asl per portarsi avanti col dibattimento. Dodici mesi dopo, il più grande processo viterbese per reati contro la pubblica amministrazione è ancora al palo. Un anno è servito solo per questioni preliminari e ammissione prove. Ancora tutti i testimoni da ascoltare (centinaia) e i primi reati sono già in via di prescrizione. Con questo andamento lento, arrivare alla sentenza di primo grado sarà un miracolo.

12) Macchina del fango in udienza preliminare. Davanti al gup per modo di dire. Due rinvii consecutivi hanno fatto slittare al 2015 l’udienza preliminare per la vicenda Vinitaly-macchina del fango. Otto imputati tra cui l’ex assessore Angela Birindelli, per presunti ‘favoritismi’ ad aziende amiche da ‘infiltrare’ in Vinitaly, e il giornalista Paolo Gianlorenzo, implicato per varie tentate estorsioni a mezzo stampa: articoli feroci contro i nemici da massacrare o i politici/imprenditori da cui voleva qualcosa. Anche detta “macchina del fango”.

Stefania Moretti


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3 gennaio, 2015

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