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Viterbo – Le immagini d’epoca mettono in forte dubbio la scelta di ricreare sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti la scritta “Casa del Balilla”

Margherita Eichberg, fuori le carte! Fuori le foto!

di Carlo Galeotti
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Viterbo – La soprintendente Margherita Eichberg il sabato e la domenica li vuole trascorrere tranquilli. Beata lei. Noi, invece, continuiamo a guardare le fotografie. E più le guardiamo, più questa vicenda della scritta “Casa del Balilla”, ridipinta sul liceo classico Mariano Buratti, appare segnata da superficialità, incompetenza, approssimazione e pressapochismo. 

Margherita Eichberg

Margherita Eichberg


La soprintendente Margherita Eichberg deve delle spiegazioni. Non per cortesia. Per dovere. È una dirigente pubblica, pagata dai cittadini, e ai cittadini deve spiegare come sia stata presa una decisione tanto pesante sul piano storico, culturale e politico.

La scelta di ricreare sul liceo classico Mariano Buratti la scritta “Casa del Balilla” non è soltanto ideologica. È una scelta che le immagini storiche dell’edificio mettono in forte dubbio.

Non so dove abbia vissuto fino a oggi la soprintendente Margherita Eichberg, ma per generazioni di viterbesi quell’edificio non è “Casa del Balilla”. È la Gil, la Gioventù italiana del littorio. Così è rimasto nella memoria della città. E le fotografie che abbiamo recuperato, insieme a quelle inviateci da cittadini indignati, raccontano una storia molto più complessa di quella oggi ridipinta sull’intonaco.

Le fasi documentate sono quattro.

La prima è quella dell’inaugurazione. La rivista Viterbo. Rassegna di attività cittadine, nell’edizione di aprile-maggio 1937, pubblicò un articolo di Fulvio Tosoni sulla visita di Renato Ricci, fondatore e presidente dell’Opera nazionale balilla. Nella fotografia del liceo non compare alcuna scritta sulla facciata. Niente “Casa del Balilla”. Niente “Opera Balilla”. Niente “Gioventù italiana del littorio”. Il muro è privo di iscrizioni.

Liceo classico Mariano Buratti - L'edificio il giorno dell'inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell'Opera nazionale Balilla

Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla


La fotografia conta più di mille parole.

In una altra fase compare la scritta “Opera Balilla”. Attenzione: la didascalia della cartolina parla di “Casa Balilla”, ma sulla facciata si legge “Opera Balilla”. Sono due cose diverse. Una è la descrizione stampata sotto una fotografia, l’altra è l’iscrizione materialmente presente sull’edificio. Chi si occupa di restauro dovrebbe riuscire a distinguerle.

Liceo classico Mariano Buratti - L'edificio il giorno dell'inaugurazione con la scritta Opera Balilla

Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio con la scritta Opera Balilla


Poi arriva la terza fase. Sulla facciata compare la grande scritta in rilievo e tridimensionale “Gioventù italiana del littorio”, con “P.N.F.” a sinistra e “A. XVI” a destra, cioè il sedicesimo anno dell’era fascista. È l’immagine del liceo classico che più viterbesi ricordano e dalla quale deriva il nome con cui l’edificio è rimasto nella memoria cittadina: la Gil. “Vado alla Gil”, si diceva. “Vengo dalla Gil”, dice mia madre.

Il liceo Mariano Buratti con la scritta originaria Gioventù italiana del Littorio

Il liceo Mariano Buratti con la scritta Gioventù italiana del Littorio


Infine c’è la quarta fase, quella del dopoguerra. Le iscrizioni fasciste vengono cancellate e, con il trascorrere degli anni e le successive tinteggiature, sulla facciata non resta più alcuna dicitura chiaramente leggibile.

Viterbo - Il liceo classico Mariano Buratti

Viterbo – Il liceo classico Mariano Buratti


Quattro momenti diversi. Quattro facciate diverse. E allora perché oggi è stata scelta proprio la scritta “Casa del Balilla”?

Dove si trova la fotografia che documenta quella precisa iscrizione sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti? Dove sono il rilievo, il saggio stratigrafico, la relazione storica e la fonte materiale che giustificano quelle parole, quei caratteri, quelle dimensioni e quella posizione?

Lo storico Maurizio Ridolfi afferma che non esista alcuna fonte storica capace di documentare la presenza di quella scritta sulla facciata. È un’affermazione precisa. La soprintendenza può smentirla facilmente: tiri fuori le carte.

Liceo classico Mariano Buratti - Dietro i teloni dell'impalcatura si intravede la scritta rifatta "Casa del Balilla"

Liceo classico Mariano Buratti – Dietro i teloni dell’impalcatura si intravede la scritta rifatta “Casa del Balilla”


Le immagini disponibili non consentono di escludere in assoluto che, in un momento non ancora documentato, quella scritta possa essere esistita. Dimostrare che una cosa non esiste se non si definiscono le coordinate spaziali e temporali non è logicamente possibile. Ma le immagini mettono in forte dubbio la scelta di ricreare “Casa del Balilla”. E soprattutto obbligano la soprintendente Margherita Eichberg a spiegare quale fase storica abbia scelto di riprodurre e perché.

Chi decide a quale anno della storia debba essere riportato un monumento? Perché non alla fase dell’inaugurazione, quando non c’era alcuna iscrizione ed era presente uno dei personaggi più importanti del regime, Renato Ricci? Perché non a quella di “Opera Balilla”? Perché non alla Gil, rimasta nella memoria dei viterbesi? Perché non alla facciata del dopoguerra di nuovo prima della scritta? Perché proprio “Casa del Balilla”?

Il restauro non è una macchina del tempo con il selettore regolato secondo il gusto del funzionario. Non si sceglie una fase come si sceglie il colore delle tende. Ogni ricostruzione deve essere motivata, documentata e filologicamente sostenibile. Qui, invece, si ha l’impressione che prima sia stata scelta la scritta e poi si cerchi una giustificazione.

Il partigiano Mariano Buratti

Il partigiano Mariano Buratti


E non si tratta di un edificio qualsiasi. Il liceo classico porta il nome di Mariano Buratti, finanziere, insegnante, antifascista e comandante partigiano. Arrestato nel dicembre 1943, fu rinchiuso e torturato nel carcere nazista di via Tasso e venne fucilato a Forte Bravetta il 31 gennaio 1944. Alla sua memoria fu conferita la medaglia d’oro al valor militare. Possibile che Margherita Eichberg non si sia resa conto della gravità delle sue decisioni?

Ricreare proprio sul liceo intitolato a Mariano Buratti una scritta legata all’organizzazione fascista destinata all’inquadramento e all’indottrinamento dei giovani non è una scelta neutra. È una decisione dalle enormi conseguenze storiche, culturali, politiche e morali.

Liceo classico Mariano Buratti - Una sala interna il giorno dell'inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell'Opera nazionale Balilla

Liceo classico Mariano Buratti – Una sala interna il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla


Se dobbiamo ricreare integralmente la struttura fascista come sembra piacere alla soprintendente Margherita Eichberg, allora almeno siamo coerenti. Le fotografie degli interni mostrano il salone con i grandi monogrammi di Mussolini, il quadro celebrativo e l’intero apparato simbolico del regime. Vogliamo ricreare anche quelli? La soprintendente Margherita Eichberg vuole che gli alunni entrino al liceo in camicia nera? Dobbiamo iniziare a cucirle? Ci alleniamo anche per il saluto romano?

Siamo al ridicolo.

Chi scrive non vuole abbattere i monumenti del Ventennio. Al contrario, farebbe le barricate per difendere opere importanti dell’architettura razionalista italiana, a cominciare dal cosiddetto Colosseo quadrato all’Eur. Conservare un’opera è un dovere. Ricreare arbitrariamente una parte perduta è un’altra cosa.

Qui non siamo davanti alla tutela della storia. Siamo davanti alla propaganda. Alla manipolazione ideologica. E oltretutto a una manipolazione di bassissima lega.

La soprintendente Margherita Eichberg non può limitarsi a rispondere, come ha promesso di fare oggi. Deve spiegare quale metodologia sia stata adottata e rendere pubblica tutta la documentazione: progetto, prescrizioni, autorizzazioni, relazioni, saggi, fotografie precedenti, immagini scattate durante ogni fase dei lavori e motivazioni della scelta finale.

Vogliamo sapere chi ha deciso. Vogliamo sapere sulla base di quali carte. Vogliamo sapere perché, tra quattro fasi storiche documentate, sia stata scelta una dicitura la cui presenza sulla facciata non è stata ancora dimostrata.

Mussolini, nel discorso del 3 gennaio 1925 pronunciato dopo l’omicidio di Giacomo Matteotti, disse: “Fuori il palo e fuori la corda”. Noi non chiediamo né pali né corde. Diciamo soltanto: soprintendente Margherita Eichberg, fuori le carte. Fuori tutta la documentazione. Fuori le foto.

Perché per sputare in faccia a Mariano Buratti bisogna avere almeno le carte a posto. E in ogni caso è chiaro che si è sputato su un eroe italiano, medaglia d’oro al valor militare.

E, per ora, quelle carte non le abbiamo viste. Ma siamo certi che ci siano.

Carlo Galeotti 


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